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Iran, qualcosa si muove...

“Mai le armi nucleari, sì agli Iphone e alla pace in Siria”. Quello del presidente iraniano è un trucco o un ingegnoso cambio di strategia?

Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, in un recente discorso alle Nazioni Unite (Credits: BEHROUZ MEHRI/AFP/Getty Images)

a cura di LookOut news

È solo un bluff quello di Hassan Rouhani? Può il neopresidente della repubblica Islamica dell’Iran incarnare davvero il simbolo di una forza moderata e divenire risorsa per la pace in Medio Oriente? I segnali sono positivi. E sembra che i cittadini iraniani lo avessero già capito quando, pur eleggendo un favorito dell’Ayatollah Khamenei (non era possibile far altro), sono riusciti ad affrancarsi da un governo sgraditissimo di ex pasdaran, come quello di Mahmoud Ahmadinejad, scommettendo sul potenziale miglior rappresentante di nuovo corso politico.

Alcuni dati sui quali riflettere: quello che in Iran gli economisti già chiamano “l’effetto Rouhani” sta avendo, almeno sinora, risultati positivi sull'economia regionale, tali che anche il valore della valuta iraniana, il Rial, sta ora recuperando velocemente e altri indicatori - come i prezzi delle automobili che scendono, tanto per fare un esempio - sono timide avvisaglie di un potenziale trend di ripresa. 

Questa, secondo alcuni economisti, è almeno in parte la traduzione pratica di quel sentimento che la nuova leadership iraniana comunica oggi ai mercati e che potrebbe portare i prezzi a scendere ancora, nelle prossime settimane. 

Vale la pena ricordare che l’Iran vive sotto un pesantissimo embargo pluridecennale: per un Paese isolato e costretto ad affidarsi a sotterfugi e traffici complicatissimi per aggirare il blocco commerciale, agganciare la crescita economica non è cosa né semplice né scontata. 

- L’Iphone sbarca a Teheran

Un indicatore non meno importante è offerto nientemeno che dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti che, lo scorso mese di giugno (Rouhani è stato eletto il 14 giugno), ha annunciato la fine del bando sulla commercializzazione di dispositivi elettronici statunitensi verso Teheran, scommettendo proprio sui buoni auspici e sui segnali di cambiamento provenienti dalla Persia.

Così, ad esempio, gli Iphone e gli Ipad dellaApple- la mela morsicata simbolo per eccellenza del capitalismo americano e della globalizzazione, al pari della Coca-Cola - possono ora essere commercializzati anche qui. 

Non sarà il crollo del muro di Berlino, ma non è neanche un fatto da poco. Se per ilWall Street Journal“Washington in questo modo sta portando avanti un’operazione volta a dotare gli oppositori del governo iraniano di strumenti per combattere le limitazioni imposte all'accesso a internet”, ciò nonostante stiamo assistendo a un’apertura da e verso l’Occidente, che presto potrebbe produrre nuovi e ulteriori sviluppi. 

- L’Iran e la Siria

È forse giunto il momento del disgelo anche sugli equilibri geopolitici del Medio Oriente? Se così fosse, ci saranno grandi novità anche in politica estera, soprattutto riguardo alla Siria. Teheran, infatti, si va facendo ogni giorno più conciliante sia con gli interlocutori regionali sia con le grandi potenze. 

Il governo degli Ayatollah non ha intenzione né interesse alcuno ad aumentare l’isolamento internazionale: non è più conveniente, ad esempio, offrire un sostegno troppo esplicito ad Assad, nonostante le milizie iraniane siano oltremodo coinvolte nel conflitto e mantengano un peso determinante nel conflitto. 

Visto l’orientamento generale delle diplomazie internazionali, infatti, placare i venti di guerra pare oggi il nuovo orizzonte. Un obiettivo condiviso, al pari della ricerca di un’exit strategy conveniente per tutti gli attori di questa delicata partita, che sgombri il campo dal rischio di una guerra impopolare e diseconomica.

Se questo è il trend generale, e non l’ennesimo cambio di strategia, anche Teheran si convincerà presto che conviene allinearsi: con tali premesse, il piano russo di sostituzione “soft” di Bashar Assad entro il 2014 potrebbe anche funzionare. E Mosca potrebbe trovare proprio nell’Iran l’alleato chiave per il successo dell’operazione. 

- La questione nucleare e la liberazione di Nasrin Sotoudeh

Israele lo aveva capito (o saputo) prima degli altri: Hassan Rouhani intende affrontare anche la questione nucleare. Ieri, il presidente iraniano ha dichiarato che il suo Paese “non costruirà mai armi nucleari”. Non è un passo da poco per la Repubblica Islamica ed è forse questo il vero segnale delle buone intenzioni di Teheran, se davvero è pronta a scendere a patti anche con Tel Aviv che - su un argomento delicato e vitale come questo - ha notoriamente una policy dura e indefettibile.

Si sarà notato anche come il premier israeliano Benjamin Netanyahu non abbia più toccato direttamente l’argomento “linea rossa” riguardo alle manovre di Teheran. Così, il piano di attacco agli impianti nucleari - pur se esistente - per il momento è stato archiviato. 

Altra mossa distensiva è la liberazione, avvenuta nella giornata di ieri, di 11 attivisti per i diritti umani, tra i quali l’avvocato-simbolo delle lotte umanitarie, Nasrin Sotoudeh. Certo, restano ancora almeno 800 attivisti politici nelle patrie galere iraniane, ma l’indicazione è forte e questo, sommato agli altri passi in avanti compiuti dagli Ayatollah, potrebbe ora offrire all’Iran anche la chance per sedersi al tavolo della pace per la Siria, qualora “Ginevra 2” si dovesse infine celebrare. 

- Il palcoscenico di Ginevra

La presenza a Ginevra sarebbe certo il suggello politico della presidenza Rouhani: avere maggior peso a livello internazionale è un obiettivo che Teheran insegue ostinatamente e che non può permettersi né vuole lasciarsi più sfuggire. 

Questo significherebbe un primo reale riconoscimento alla Repubblica Islamica del ruolo di dominus regionale, il partner ineliminabile con cui relazionarsi per affrontare le numerose questioni mediorientali. Un salto di qualità che, finalmente, posizionerebbe l’Iran fuori dal cono d’ombra del dialogo internazionale. 

Il momento propizio è adesso: sarà capace l’Iran di agganciarlo, senza farsi ulteriormente coinvolgere nella cruenta “Guerra dei Trent’anni” che oppone i sunniti agli sciiti?

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