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Oltre la crisi dei rapporti diplomatici per via del caso Regeni e la minaccia permanente di attacchi jihadisti nella Penisola del Sinai, il governo del presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi sta facendo i conti da settimane con nuove tensioni settarie che vedono coinvolta in prima linea la comunità cristiana dei copti.

In Egitto i copti costituiscono circa il 10% della popolazione (90 milioni di abitanti), nonché la più grande minoranza cristiana tra Nord Africa e Medio Oriente.
Ma la storia dei copti d’Egitto, soprattutto dalla caduta di Hosni Mubarak nel 2011 e con la salita al potere dei Fratelli Musulmani – prima che questi venissero spodestati dai militari nell’estate del 2013 – negli ultimi anni è stata trascinata in una spirale di violenza.
 
Dopo diversi episodi di tensione verificatisi a maggio, nei giorni scorsi nel governatorato di Minya la tensione è tornata a salire. Cinque persone sono state fermate dalla polizia perché sospettate di aver ucciso un giovane copto nel villaggio di Tahna El-Gabal. Sempre a Minya due preti copti hanno denunciato di essere stati vittime di intimidazioni, mentre in altri scontri tre persone sono state ferite e una è stata uccisa. Altri fermi sono stati effettuati nel villaggio di Edmo sempre in seguito a scontri tra musulmani e copti residenti nella zona.
 
I discorsi di Al Sisi e del Papa Tawadros II
Il presidente Al Sisi ha affrontato l’argomento delle violenze settarie nel discorso pronunciato all’Accademia Militare del Cairo in occasione della commemorazione della Rivoluzione del 23 luglio 1952. Al Sisi è tornato a ribadire che rifiuta categoricamente qualsiasi distinzione tra egiziani musulmani e cristiani.
Sulla questione è intervenuto anche Papa Tawadros II, patriarca della Chiesa copta, il quale ha chiesto alle autorità egiziane maggiore protezione per i copti e una più stretta osservanza dello stato di diritto. Il patriarca si è rivolto anche ai giudici chiedendo che tutti i cittadini egiziani vengano considerati uguali di fronte alla legge e che si evitino quei favoritismi che troppo spesso, specie negli ultimi anni, sono andati a beneficio dei musulmani in occasione di processi in cui la controparte era rappresentata da copti.
 
I precedenti
Le tensioni settarie tra musulmani e cristiani si registrano in Egitto dagli anni Settanta e sono perdurate, seppur in modo latente, durante il trentennio di regime di Hosni Mubarak il quale aveva comunque emanato una serie di provvedimenti mirati a regolare la pacifica convivenza tra le due comunità religiose dopo i gravi episodi che si verificarono nel 1999, nel 2006 e nel 2010. Dopo la rivoluzione del gennaio 2011, e la salita al potere dei Fratelli Musulmani, come detto, le tensioni sono però riemerse con forza.
 
La proposta di legge sulla costruzione di chiese
Nell’Egitto di oggi la difesa dei diritti dei copti è una causa sostenuta soprattutto dal partito Free Egyptians Party (FEP), che recentemente ha presentato in parlamento una proposta di legge per regolamentare la costruzione o l’ammodernamento di chiese al fine di garantire ai cristiani egiziani la possibilità di praticare liberamente la propria fede, come stabilito dall’articolo 235 della Costituzione del 2014.
La proposta di legge presentata dal Free Egyptians Party prevede l’entrata in vigore di una serie di agevolazioni burocratiche tra cui la tacita approvazione del permesso di costruire o ristrutturare una chiesa in caso di mancata risposta da parte delle autorità competenti, l’impossibilità di ritirare l’approvazione per effettuare dei lavori una volta che è stata concessa, l’impossibilità di sospendere i lavori senza un provvedimento giudiziario, l’applicazione di sanzioni penali nei confronti di chiunque ostacoli i lavori.
 
L’iniziativa è stata lanciata dal Free Egyptians Party dopo che nei giorni scorsi nell’area di Beni Suef, nel villaggio di Al-Fashn, alcune abitazioni di copti erano state prese di mira da gruppi di musulmani che contestavano la costruzione di una nuova chiesa nella zona.

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