Gas e sicurezza: perché la Libia è importante per l’Italia

ENI scopre gas e condensati a Bahr Essalam Sud. Intanto il generale Haftar annuncia la presa di Bengasi e lancia un nuovo appello al nostro Paese

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Giacimenti di petrolio in Libia – Credits: Universal Images Group / DeAgostini / Alamy

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L’aggravarsi della situazione in Nord Africa non ha allontanato ENI dalla Libia. La società italiana ha infatti intercettato un passaggio significativo di gas e condensati (bdp) offshore a Bahr Essalam Sud, a 82 chilometri dalle coste libiche a 22 chilometri dal campo di produzione di Bahr Essalam.

In quest’area (denominata Area D) ENI opera attraverso ENI North Africa BV e controlla il 100% delle attività esplorative. La scoperta è avvenuta nel pozzo B1/16-4 a 150 metri di profondità sotto il livello del mare. Dai primi test produttivi è risultato che dal pozzo si possono estrarre al giorno circa 1 milione di metri cubi di gas e oltre 600 barili di condensati. ENI stima che a regime il pozzo sarà in grado di produrre al giorno 1,5 milioni di metri cubi di gas e 1.000 barili di condensato. La vicinanza di questo pozzo alle infrastrutture di Bahr Essalam consentirà un rapido sviluppo delle capacità produttive del pozzo.

“Il successo di questa esplorazione – scrive Libya Herald citando un comunicato della compagnia – conferma ulteriormente l’enorme potenziale delle risorse di gas della Libia. Il futuro sviluppo di queste risorse consentirà di sostenere la crescita del consumo interno e l’industria di questo Paese, permettendo alla Libia di continuare a essere un fornitore strategico per l’Italia e l’Europa”.

Presente in Libia dal 1959, dal 2004 ENI concentra le proprie attività nei campi di Wafa e Bahr Essalam, da dove esporta gas destinato al nostro Paese e agli altri mercati europei attraverso il gasdotto Greenstream. Il CEO di ENI, Claudio Descalzi, negli ultimi mesi ha più volte richiamato l’attenzione sul deterioramento delle condizioni di sicurezza nel Paese, ribadendo però che le operazioni sarebbero proseguite regolarmente nei limiti del possibile. Attualmente ENI produce 350.000 barili di olio equivalente al giorno in Libia. Nonostante la guerra civile scoppiata dalla caduta di Gheddafi nel 2011, dal 2009 al 2014 le forniture di gas estratto in Libia sono cresciute da circa 1 miliardo di metri cubi a 4,3 miliardi nel 2014 e a fine 2015 potrebbe toccare quota 6,2 miliardi.

Numeri che dimostrano quanto sia importante per il governo italiano mantenere in cima all’agenda della propria politica estera la questione libica. Una necessità dettata dalla ricerca di una soluzione per fronteggiare l’emergenza degli sbarchi dal Nord Africa e per dare continuità a questo trend energetico positivo.

 

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La situazione dei combattimenti in Libia
Mentre a Sirte proseguono gli scontri tra le milizie di Misurata e i combattenti jihadisti dello Stato Islamico, il 16 marzo il nuovo comandante dell’esercito Khalifa Haftar ha affermato che le forze regolari prenderanno il controllo della roccaforte islamista di Bengasi entro la prima metà di aprile.

Parlando dalla base militare di Al-Marj, situata circa 100 chilometri a nord est di Bengasi, Haftar ha mandato un nuovo messaggio all’Occidente affinché venga congelato l’embargo sulle armi imposto alla Libia. Un appello rivolto principalmente al premier italiano Matteo Renzi, che in più occasioni negli ultimi giorni ha sottolineato la necessità di intervenire nel Paese.

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