Ryan Fogle, dalla Russia con disonore

L'agente CIA, arrestato a Mosca mentre cercava di reclutare un funzionario russo, è vittima di una classica spy story. Ap sotto controllo: Obama peggio di Nixon?

Di Luciano Tirinnanzi (Lookoutnews )

È un brutto giorno oggi per le spie americane, prima accusate in patria di intercettare segretamente i giornalisti dell’Associated Press (episodio per il quale l’amministrazione Obama non ha ancora fornito una giustificazione credibile) e poi ridicolizzate dal video a dir poco umiliante di Ryan Fogle, funzionario CIA a Mosca sotto la copertura di terzo segretario politico dell’ambasciata USA, arrestato nella capitale russa nel tentativo di reclutare un agente russo per un milione di dollari.

 

 

 

Mentre Washington e Mosca oggi affermano di collaborare su più fronti e sono in effetti impegnati in situazioni cruciali - vedi la Siria e i colloqui per impedire il degenerare della guerra - al contempo le grandi potenze si lavorano reciprocamente ai fianchi, come sempre. Nessuno crede che lo “scandalo” della spia arrestata in Russia possa interferire nei piani dei presidenti Vladimir Putin e Barack Obama, i quali hanno un fitto calendario di riunioni già programmate per i prossimi mesi, in Irlanda del Nord e in Russia. Come mai? Semplicemente perché tutto questo fa parte del gioco.

Così come ha poco senso dire che questa storia ricorda la Guerra Fredda, perché l’intelligence non si può recintare nel contesto storico del Novecento: la CIA non ha mai smesso di operare nel tentativo di reclutare agenti in Russia. Né l’SVR, il servizio di informazioni estere erede del mitico Primo Direttorato Centrale del KGB, che ha gestito le imponenti reti di spie sovietiche - da non confondere con il FSB, il servizio interno che ieri ha arrestato Fogle e che è minor cosa in confronto al primo - ha mai cessato dal reclutare spie in Occidente. Anzi, ha probabilmente aumentato le operazioni, concentrandosi in particolar modo su due target: USA e Regno Unito.

 

Anna Chapman, la sexy spia russa
Ryan Fogle è solo un ragazzo del Missouri (si è laureato nel 2006) che è stato abilmente attirato in una “sting operation”, una  trappola congegnata per ottenere un risultato preciso, d’immagine e di sostanza. Altrimenti non avremmo avuto nessun video né tutto il trucco e parrucco del mestiere messo bene in evidenza dalle televisioni russe, per fare il giro del mondo. Ed è servito ai funzionari di Mosca solo per mettere in difficoltà l’amministrazione USA nei colloqui imminenti.

E come dimenticare lo scambio di spie avvenuto negli Stati Uniti nell’estate del 2010? In quella occasione, la pietra dello scandalo fu la ventottenne sexy-spia russa Anna Chapman che, dopo essere stata arrestata a New York, venne espulsa assieme ad altri nove “compagni”, tutti agenti di Mosca che si dichiararono colpevoli davanti al tribunale di Manhattan. Questo colpo mediatico permise in realtà a Washington di ottenere indietro quattro spie americane, tra cui lo scienziato Igor Sutyagin, accusato di aver fornito alla CIA importanti segreti sull’arsenale militare russo (e per questo condannato a quindici anni di carcere). Le altre tre erano ex spie, accusate di aver collaborato in precedenza non solo con la CIA ma anche con l’MI6 inglese.

 

L’importanza dello spionaggio
Questo episodio ci dice molto del “caso Fogle”: e cioè che la cattura di un agente oltremare (che per praticità veste quasi sempre le spoglie classiche del diplomatico) è un rituale consolidato per i funzionari di governo e dei servizi di questi Paesi. E il fatto che tali episodi si ripetano nel corso degli anni nonostante la fine della Guerra Fredda, ha un senso preciso. Quale? Semplicemente che questo sistema funziona: “rubare” un segreto (ad esempio, uno tecnologico) in definitiva costa molto meno che tentare di raggiungere gli stessi risultati con la normale ricerca scientifica. E offrire un milione di dollari per reclutare un agente straniero può permettere di risparmiarne cento.

Solo per dire dell’importanza che riveste ancora oggi lo spionaggio, Mikhail Fradkov, direttore dell’SVR, ha appena avuto un aumento di stipendio che lo rende uno degli ufficiali russi meglio remunerati (7,5 milioni di rubli, più o meno 240mila dollari).

In conclusione, i piani per espellere con “disonore” un presunto agente segreto spesso sono ordinati in anticipo o gestiti in modo che l’arresto avvenga nel momento più comodo per la diplomazia del Paese che li ospita. È quella che alcuni analisti chiamano “una sequenza familiare che aiuta a ridurre la tensione”. Perché quando tutti sanno cosa aspettarsi, la circostanza geopolitica può dirsi stabile. Insomma, è soprattutto il frutto di una strategia che fa parte dell’arte di governare, e che è stata particolarmente utile dal muro di Berlino in poi. Do ut des.

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