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Barack Obama si gioca il posto di lavoro

I nuovi dati sull'occupazione sono stati una doccia gelata per Barack Obama. Il numero dei senza lavoro è salito all''8,2%, una percentuale che mette lo nei guai in vista delle elezioni di novembre. Nel dopoguerra, nessun altro presidente - a parte Ronald Reagan - è mai stato rieletto con un tasso di disoccupazione superiore al 7,4%

Barack Obama

Barack Obama si gioca il posto di lavoro sul tasso di disoccupazione. Per lui, è stato un venerdì nero, ma quello che rischia di diventare nerissimo è il martedì di novembre in cui gli americani decideranno se concedergli un secondo mandato o puntare le proprie scommesse su Mitt Romney.

I dati dei senza lavoro sono stati una delle peggiori notizie per lui degli ultimi mesi. Nel Dopoguerra, nessun presidente è mai stato rieletto con una percentuale di disoccupati superiore al 7.4%. Unica eccezione: Ronald Reagan, ma lui partiva avvantaggiato dal fatto di essere riuscito a dimezzare i tasso di disoccupazione rispetto alla presidenza Carter.

Anche sotto l'amministrazione Obama, la percentuale è scesa rispetto ai primi mesi del suo governo: arrivata al 10% ora si trova due punti sotto. Ma nonostante la Casa Bianca continui a rivendicare la crezione di poco meno di 4 milioni e mezzo di jobs nel settore privato (in particolare nel settore manifatturiero, con la rinascita dell'industria automobilistica statunitense), l'opinione pubblica non è soddisfatta. Come ha spiegato Bob Shrum, uno dei più ascoltati commentatori politici, la questione è che gli americani si aspettavano di più da Barack Obama. "Non basta evitare l'affondamento di Detroit, ci vuole qualche cosa che rimetta l'intera Nazione sul giusto binario".

Un "qualche cosa" che il presidente non è ancora riuscito a trovare. Se è riuscito a intervenire nei settori in cui il governo ha gli strumenti per agire (manifatturiero, con i prestiti milionari federali, scuola e infrastrutture), non è stato in grado di "stimolare"il resto dell'economia americana. Lui, di fronte a questa accusa, è passato al contrattacco: ha dato la colpa al Congresso (a maggioranza repubblicana) che non vota i suoi provvedimenti ; all'Europa, incapace di trovare una via d'uscita a una crisi che rischia di mandare in recessione anche gli Usa; e, infine, alla Cina e alla sua aggressiva politica di esportazione.

Barack Obama dice di avere le mani legate. Di non poter risolvere da solo il dramma dei disoccupati americani. Ma se questo è "tecnicamente" vero, è anche vero che gli americani si aspettano che lui agisca per raggiungere l'obiettivo a dispetto dagli ostacoli che si trova davanti. Si chiama capacità di leadership e il presidente rischia lui stesso di mettere in discussione la sua, sollevandosi dalla responsabilità di poter intervenire con ulteriori provvedimenti per combattere la disoccupazione.

Insomma, il presidente sembra essere finito in un cul de sac. Per la felicità di Mitt Romney. Gli esperti prevedono che entro il prossimo novembre, il tasso di disoccupazione non scenderà. Barack Obama riuscirà a emulare Ronald Reagan o farà la fine di Jimmy Carter? Manterrà o perderà il suo impiego al Numero 1600 di Pennsylvania Avenue?

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