Tutte le guerre dei presidenti americani

Democratico o repubblicano: non c'è molta differenza se sei il comandante in capo e devi difendere gli interessi dell'America. Lo speciale sulla guerra in Siria

La portaerei americana Wasp (Ansa Mida/Alessandro Bianchi)

Barack Obama era l'uomo che doveva far uscire l'America da due guerre e ora rischia di essere il presidente che coinvolgerà gli Stati Uniti in un'altra azione militare. Lui, contrario all'invasione dell'Iraq, eletto per far tornare le truppe a casa da Bagdad e Kabul, dopo aver deciso di entrare in guerra con la Libia nel 2011, ora dovrà (Congresso permettendo) dare l'ordine di attaccare la Siria. L'emblema, l'cona di un'America diversa, multilaterale e impegnata a ricostruire la sua influenza globale sulla base del soft power, si ritrova, improvvisamente, dall'altra parte della barricata, laddove sedeva il suo tanto contestato predecessore, George W. Bush.

E'il destino del Comandante in Capo. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale non c'è presidente americano che non sia stato coinvolto in una guerra. Repubblicano e democratico che fosse. Con molte differenze, storiche e politiche, a seconda del conflitto preso in esame. Ma quando siedi nello Studio Ovale e devi difendere gli interessi strategici degli Usa, alla fine, se ritieni di dover usare la forza, lo fai.

Questo è un elenco delle guerre dei presidenti degli Stati Uniti dal 1950 in poi.

1) Harry Truman, 12 aprile 1945 - 20 gennaio 1953 (Democratico)

Fu l'uomo della Guerra di Corea. Quando le truppe di Pyongyang e della Cina invasero la zona sud della penisola coreana, il successore di Franklin Delano Roosevelt, su mandato dell'Onu, decise di rispondere. Fu il primo conflitto armato della Guerra Fredda. Truman diede l'ordine di intervenire senza chiedere l'autorizzazione del Congresso degli Stati Uniti. Non era necessario, disse, perché la risoluzione delle Nazioni Unite gli dava la legittimità di iniziare le operazioni belliche senza avere il segnale verde da Capitol Hill. Fu il primo a bypassare il parlamento americano. Molti altri presidenti seguiranno questa "tradizione".

 2) Dwight D. Eisenhower, 20 gennaio 1953 - 20 gennaio 1961 (Repubblicano)

Il generale del D-Day, il soldato che aveva sconfitto sul fronte occidentale la Germania nazista, quando venne eletto presidente ereditò la Guerra di Corea, ma solo per condurre le trattative che nel luglio del 1953 portarono all'armistizio tra le parti. Ma Ike fu soprattutto un presidente impegnato nell'escalation della  Guerra Fredda con l'Unione Sovietica. La sua idea era che la politica americana dovesse essere più aggressiva nei confronti di Mosca. Quella fu la sua arma in quel conflitto.

3) John Fitzgerlad Kennedy, 20 gennaio 1961 - 22 novembre 1963 (Democratico)

Nel suo breve mandato, l'uomo della Nuova Frontiera, moltiplicò il numero di consiglieri militari statunitensi in Vietnam, portandoli da poche centinaia a 16.000 in pochi mesi. Fu, di fatto, il vero inizio del conflitto che avrebbe segnato l'America per generazioni. JFK fu anche il presidente della Baia dei Porci, il tentativo, fallito, di invadere la Cuba di Fidel Castro. Una smacco politico (ma anche militare) per gli Stati Uniti. La terza guerra, quella che Kennedy evitò, avrebbe potuto essere la più terribile. Ma fu grazie alla sua fermezza che i sovietici ritirarono i missili da Cuba, dopo una crisi internazionale che avrebbe potuto portare a un conflitto nucleare.

4) Lyndon Johnson - 22 novembre 1963 - 20 gennaio 1969 (Democratico)

Il presidente dell'escalation in Vietnam: in politica estera, il texano che prese il posto di JFK dopo l'assassinio di Dallas, verrà ricordato per questo. Grazie all'incidente del Golfo del Tonchino, l'attacco a una nave militare americana (architettato ad arte dall'amministrazione statunitense, secondo molti storici e giornalisti), Johnson ottenne carta bianca dal Congresso per la guerra nel sud est asiatico. Centinaia di migliaia di soldati vennero mandati in Vietnam, migliaia di loro tornarono nei body bags, nei sacchi neri che custodivano i loro cadaveri. Nel 1965, Lyndon Johnson ordinò l'invasione della Repubblica Domenicana per rovesciare il governo socialista di Juan Bosch Gavino.

5) Richard Nixon, 20 gennaio 1969 - 9 agosto 1974 (Repubblicano)

Durante la campagna elettorale che lo portò alla Casa Bianca promise di mettere fine al conflitto e di "conquistare la pace nel Pacifico". Alla fine, fu lui a chiudere il capitolo della guerra in Vietnam dopo un'escalation di bombardamenti a tappeto sulle città e le campagne del Nord e (segreti) in Cambogia e Laos, azioni per le quali venne duramente criticato. Nixon divenne il simbolo (negativo) di quel conflitto così contestato da una parte della società americana nonostante non fosse stato lui a iniziarlo. 

6) Gerald Ford, 9 agosto 1974 - 20 gennaio 1977 (Repubblicano)

Nel suo breve periodo alla Casa Bianca, il successore di Nixon dovette affrontare una sola crisi bellica, ma non combattè alcuna guerra. Nonostante gli accordi di Pace di Parigi del 1973, nel dicembre del 1974, le colonne militari nordvietnamite si diressero verso il Sud. Il governo sudvietnamita chiese aiuto agli Usa. Gerald Ford allora si rivolse al Congresso un pacchetto di aiuti militari per 520 milioni di dollari, ma Capitol Hill disse di no. il 21 aprile del 1975, il presidente Thieu si dimise e due giorni dopo, Gerald Ford tenne un discorso in cui affermò che per gli Usa, il conflitto in Vietnam era definitivamente chiuso.

7) Jimmy Carter, 20 gennaio 1977 - 20 gennaio 1981 (Democratico)

La sua reazione all'invasione sovietica dell'Afghanistan fu quella di mandare aiuti militari (segreti) ai mujaheddin afghani, attraverso i sauditi e i pachistani. Quella fu la sua guerra. Ma anche l'embrione di quella che divenne la jihad di Osama Bin Laden contro gli Stati Uniti. Carter verrà anche ricordato per il fallito blitz militare per liberare gli ostaggi dell'ambasciata americana a Teheran.

8) Ronald Reagan, 20 gennaio 1981 - 10 gennaio 1989 (Repubblicano)

E' il presidente che ha chiuso (e vinto) la Guerra Fredda con l'Unione Sovietica. Durante il suo quasi decennio di permanenza alla Casa Bianca, l'ex governatore della California è stato il protagonista di altre due azioni militari: La prima fu l'invasione di Grenada nel 1983, decisa per paura che un regime filo marxista si affiancasse a quello di cubano in quell'area. Le truppe furono inviate per ristabilire un ordine costituzionale dopo che un colpo di stato militare aveva eliminato il governo eletto nel 1979 nell'isola caraibica.

La seconda, invece, fu il bombardamento di Tripoli nel 1986 con l'obiettivo di colpire Muhammar Gheddafi dopo che un attentato in una discoteta di Berlino aveva provocato una vittima americana e numerosi feriti. Inoltre, Ronald Reagan era alla Casa Bianca quando nell'ottobre del 1983, 241 soldati americani vennero uccisi in un attentato con un camion bomba a Beirut. Un anno dopo, il presidente ordinò il graduale ritiro dei marines che favecano parte della forza multinazionale di pace in Libano

9) George H. W. Bush, 20 gennaio 1989 - 20 gennaio 1993 (Repubblicano)

Il successore di Reagan fu il presidente che combattè e vinse la prima guerra del Golfo. Dopo l'invasione da parte di Saddam Hussein del Kuwait, Washington lanciò un ultimatum al dittatore iracheno. Una forza multinazionale di 500.000 soldati venne dispiegata in Arabia Saudita per ristabilire il legittimo governo nel piccolo paese del Golfo. Il 16 gennaio del 1991 iniziarono i bombardamenti su Bagdad, sulle altre città irachene e sulle trincee dell'esercito di Saddam In Kuwait. Un mese dopo, gli iracheni si ritirarono dal paese invaso.

Ma quella del Golfo non fu l'unica guerra di G.H. Bush. Il Numero 41 diede anche l'ordine di invadere Panama: nel dicembre del 1989, 24.000 soldati americani sbarcarono nel piccolo, ma importantissimo stato del Centroamerica per abbattere il dittatore Manuel Noriega, una volta amico degli Usa. Infine, durante il suo mandato ci fu il crollo del Muro di Berlino, atto finale (e non solo simbolico) della Guerra Fredda.

10) Bill Clinton, 20 gennaio 1993 - 20 gennaio 2001 (Democratico)

L'ex governatore dell'Arkansas è il presidente che ha inviato (ma la decisione di partecipare alla missione era stata del suo predecessore) e ha poi ritirato le truppe dalla Somalia. Impiegati nel 1993 in missione di peacekeeping, i soldati americani vennero coinvolti nella Battaglia di Mogadiscio, subendo numerose perdite. Fu quell'episodio che convinse Clinton a lasciare il paese africano al suo destino.

Due anni dopo, Bill Clinton ordinò i raid aerei contro i serbi di Bosnia per costringerli a sedersi al tavolo delle trattative e poi, dopo gli accordi di Dayton dispiegò una forza di pace nei Balcani.

Nel 1998, in risposta agli attentati di Al Qaeda contro le ambasciate Usa in Tanzania e Keyna, il presidente, per ritorsione, fece bombardare obiettivi in Afghanistan e in Sudan. Un anno dopo, il teatro di guerra tornò ad essere i Balcani. Gli Usa di Bill Clinton furono i protagonisti della Guerra del Kosovo e della conseguente caduta di Slobodan Milosevic.

11) George W. Bush, 20 gennaio 2001 - 20 gennaio 2009 (Repubblicano)

E' il presidente delle (pen)ultime, due guerre americane: Afghanistan e Iraq. E'stata questa la sua risposta all'attacco delle Torri Gemelle. E, se la prima ha avuto l'appoggio di quasi la totalità degli americani, la seconda, invece, è stata largamente contestata dall'opinione pubblica statunitense e mondiale. Tra coloro che manifestavano il loro dissenso all'invasione di Bagdad del 2003 c'era anche Barack Obama

© Riproduzione Riservata

Commenti