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Marò, Vania Girone: fiera e orgogliosa di mio marito

Parla a Panorama.it la moglie del fuciliere Salvatore Girone, in India da 15 mesi

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, il 5 marzo scorso, prima della prima udienza davanti al tribunale indiano di Kollam. Eà da 15 mesi che i due fucilieri di Marina sono in India.

"Serietà, dignità, amore per la Patria sono i principi con cui abbiamo affrontato questa dura salita. Sono certa che tornerà a splendere il sole nella nostra vita". Parole di Vania Ardito Girone, moglie di Salvatore Girone, uno dei due marò ormai da 15 mesi in India, accusati della morte di due pescatori indiani durante un'azione antipirateria al largo delle coste del Kerala, il 15 febbraio 2012. A Panorama.it , Vania, donna forte, madre di due bambini, non perde la fiducia nelle istituzioni e spera che suo marito, insieme a Massimiliano Latorre, torni a casa al più presto.

"Sono fiera e orgogliosa di mio marito" dice ancora la signora Girone, da Bari, dove vive ed è nata, e dove aspetta il ritorno di suo marito insieme alla famiglia, a 456 giorni dall'inizio di questa vicenda, che è diventata via via sempre più complicata. In oltre un anno si sono susseguiti le lungaggini della burocrazia indiana, i contitui rinvii da parte dei tribunali e, non ultimo, i colpi di scena in Italia, con il ritorno a New Delhi dei due fucilieri del San Marco, lo scorso 22 marzo, nonostante l'ex ministro degli Esteri, Terzi, avesse invece annunciato che sarebbero rimasti in Italia al termine della licenza concessa loro dalla Suprema Corte. E poi il "giallo" su chi si occuperà dei due militari italiani in India, se la Nia, l'Agenzia indiana che si occupa di terrorismo, o se un tribunale ad hoc. Particolare non di poco conto, visto che la prima ha la facoltà di indagare e processare e, nel caso, applicare la pena di morte.

Il governo indiano ha però rassicurato (non senza smentite) che la pena capitale non è prevista nel caso specifico. In tutto questo le famiglie di Girone e Latorre hanno sempre atteso, con pazienza, compostezza, dignità. Venerdì sono state ricevute a Roma dal premier Letta e dai nuovi ministri degli Esteri, Bonino, della Difesa, Mauro, ai quali hanno confermato piena fiducia, cosià come all'inviato speciale Staffa De Mistura, tornato in India di recente.   

"Le istituzioni ci sono state sempre vicine" continua Vania Ardito Girone, anche se i risultati sono stati un "disastro". Colpa della poca collaborazione tra gli ex ministri Terzi e Di Paola, come si è visto anche in occasione del rientro in India dei fucilieri. Il nuovo Governo ha garantito massima collaborazione e soprattutto ha chiarito il proprio obiettivo: i due fucilieri di Marina devono rientrare in Patria. Loro, Girone e Latorre, dall'Ambiasciata italiana a New Delhi seguono la situazione.

La scorsa settimana un messaggio postato da Latorre su Facebook aveva lasciato pensare che il militare iniziasse a "cedere", perchè aveva pubblicato una poesia, in realtà scritta mentre era detenuto in carcere lo scorso anno, a Trivandrum. Venerdì lui stesso ha chiarito:"Posso dirvi che non sto mollando" e "rassicurarvi che mi sento ben forte con me stesso e con tutto ciò che mi circonda". Solo un frantendimento, dunque, anche se gli stessi familiari dei due marò spiegano "I militari in silenzio soffrono, ma con grande coraggio affrontano le difficoltà". E lo stesso coraggio di Girone e Latorre è stato dimostrato da alcuni Generali, come il Gen. Nicolò Manca, primo Condandante sardo della Brigata Sassari, che ha deciso di restituire le sue medaglie allo Stato , spiegando:"Non sopporto le ingiustizie, ridateci i marò (..). Siamo il quarto Paese al mondo per spese militari e impegno militari nelle missioni di pace, abbiamo una credibilita elevatissima, come possiamo rinunciare a farci valere in una situazione come questa?". "Troppo pochi, dovrebbero farlo anche molti Ammiragli di Marina, per dimostrare di essere al fianco dei loro uomini" commenta qualche ufficiale, collega di Girone e Latorre.

Di certo quando torneranno non troveranno più il Reggimento San Marco, ma la Brigata San Marco: il nome è stato cambiato, in tempi di spending review, per non ben precisati motivi (anche se per i militari il Reggimento "vivrà" sempre). Oltre ai gruppi di sostegno a Girone e Latorre, nel frattempo è sorto anche un blog, dove qualcuno solleva dubbi sulle recentissime dichiarazioni del responsabile della Farnesina, soprattutto quando, lo scorso 16 maggio in un'audizione in Parlamento, la Bonino ha dichiarato:"La strada per risolvere la crisi tra l’Italia e l’India sulla vicenda dei due marò è quella di un processo veloce e giusto a New Delhi". Il Ministro ha infatti ricordato che "non si può chiedere all'estero quanto viene spesso disatteso in Italia", facendo riferimento alla lentezza della giustizia italiana. "Questa situazione, di essere i primi ad essere condannati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo sulla lunghezza dei processi, la violazione dei diritti della difesa e la situazione carceraria è intollerabile umanamente e spero che il governo intervenga".

Ma, pur tralasciando la questione della giustizia italiana, a chi spetterebbe la giurisdizione sul caso Latorre e Girone? La stessa Farnesina pare contraddirsi nel momento in cui lo stesso ministro Bonino, rispondendo ad una lettera aperta del Generale Fernando Termentini (da sempre in prima linea nel seguire e sostenere la causa dei marò), scrive che "sulla base del diritto internazionale consuetudinario e pattizio" la giurisdizione è italiana e i militari deevono essere processati nel nostro Paese.

"La situazione è complicata" come ha chiarito fin da subito Vania Girone, con la saggezza che solo una madre e una moglie lontana dal marito può avere. Intanto tutti i sostenitori del gruppo delle Famiglie dei Marò, su Fb, stanno incoraggiando a sottoscrivere una petizione da inviare al Segretario Generale dell'Onu, Ban Ki-Moon , per chiedere un intervento delle Nazioni Unite per sbloccare la situazione. Finora hanno firmato in circa 1.000 persone, ma l'obiettivo è di incrementare questo numero al più presto.

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