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Marò, oggi il "fax day", mentre i tempi si allungano

Rischiano di passare il Natale in carcere Latorre e Girone, i due fucilieri del San Marco trattenuti da 267 giorni in India. Oggi il "fax Day" all'Ambasciata indiana a Roma. E spunta una foto sulle condizioni alle quali sarebbero sottoposti.

La foto (che gira sui social network) mostrerebbe come i due marò siano chiusi a chiave esternamente quando si trovano nella camera d'albergo

Il Natale si avvicina, ma rischia di essere un Natale lontano da casa per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Un'idea che le famiglie dei due fucilieri del Reggimento San Marco e i militari respingono con forza, ma che si fa largo dopo l'ennesimo rinvio della Suprema Corte Indiana, la scorsa settimana. Ora i giudici indiani sono in ferie fino al 18 novembre, ma non è ancora stata fissata una nuova udienza, nella quale pronunciarsi per stabilire se i due militari italiani possano - come prevedono le leggi internazionali - essere giudicati in Patria per la morte di due pescatori indiani durante un'operazione antipirateria, lo scorso febbraio, al largo delle coste indiane.

Mentre qualcuno ora dall'Italia "augura buone ferie" ai giudici indiani, per oggi è stato organizzato un "Fax Day", con l'invito a tutta la comunità militare e non ad inviare centinaia di fax all'Ambasciata indiana a Roma con il testo: "Freedom for the italian soldiers" e uno tradotto in italiano, "Libertà per i militari italiani", al segretario particolare del Premier Monti. Una delle numerose iniziative che i militari, in modo spontaneo, stanno cercando di portare avanti, dopo il successo del supporto della Ferrari, che in occasione del Gran Premio in India ha gareggiato con la bandiera della Marina Militare e il fiocco giallo sulla scocca.

Con oggi sono passati 267 giorni da che Girone e Latorre sono trattenuti in India e la situazione non si è ancora sbloccata. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, continua periodicamente a rassicurare che i due militari italiani torneranno a casa, ma non sa dire quando. Fino a ora si era confidato sull'accordo, siglato ad agosto con il governo di New Delhi, che prevede uno scambio di prigionieri tra il nostro Paese e l'India (circa 115 detenuti indiani e poco più di una quindicina di connazionali che si trovano nel Paese asiatico), ma i giudici indiani sembrano prendere ulteriore tempo, tanto da far temere che anche questa intesa possa risultare vana.

Dopo 9 mesi di timidi tentativi di coinvolgimento della comunità internazionale sul caso, ai quali non è seguita neppure una velata dichiarazione di intenti positivi da parte di New Delhi, ora sembra che la prossima mossa possa essere quella di rivolgersi alla Corte Internazionale di Giustizia . Ma un tale scenario rappresenterebbe anche l'ultima carta da giocare, dopo che neppure in sede Onu, lo scorso settembre, la causa italiana è stata degnata di attenzione. Un pronunciamento di quello che è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, le cui sentenze accertano l'esistenza di norme internazionali, avrebbe certamente peso, dal momento che sia l'Italia che l'India che sono membri dell'Onu stessa. Ma i tempi si allungherebbero ulteriormente e di molto.

Intanto, il malessere serpeggia e aumentano in rete le ipotesi spontanee - e dal valore soprattutto di provocazione - di blitz armati per liberare Girone e Latorre. Gesti che testimoniano soprattutto il sostegno e il senso di impotenza dei militari di fronte a questa situazione. Le famiglie dei due fucilieri, come sempre fino ad ora, mantengono un basso profilo e puntano invece a non alzare i toni delle polemiche e delle critiche nei confronti di una Farnesina che a molti sembra troppo debole e pavida, per non aggravare ulteriormente la situazione dei loro familiari. Ma iniziano ad essere stanche e qualcuno si sfoga: "Nulla all'orizzonte, tutto tristemente piatto". Chi sta loro intorno ha organizzato, in vista del Natale, una raccolta fondi per comprare dei regali di Natale ai figli di Girone e Latorre. I familiari inizialmente hanno tentato di "opporsi", per pudore. La tenacissima Elena Spirito Perrone, però, ha insistito e ha creato un apposito conto corrente postale dove convogliare le offerte (C/C Postale n° 001009458355 o, per un versamento tramite bonifico bancario, IBAN IT56H0760115800001009458355).

In tutto ciò, ha iniziato a circolare sul web una foto che mostrerebbe come Girone e Latorre, pur in regime di libertà condizionata, con obbligo di firma quotidiano in polizia, non sarebbero del tutto liberi. In albergo, in particolare, la loro porta della camera sarebbe chiusa esternamente con un chiavistello simile a quello usato nelle prigioni. Si tratta di una foto poco chiara, ma che se fosse vera, la direbbe lunga sulle condizioni alle quali sono sottoposti i militari che, in quanto tali, non potrebbero essere detenuti da alcuno Stato estero, se non in condizioni di "prigionieri di guerra". Un'ipotesi assurda, nel caso in questione.

A loro è andato comunque il sostegno, in questa vicenda delicata, del comandante di Girone e Latorre. L'Ammiraglio Pasquale Guerra, Comandante della Forza da Sbarco di cui fa parte il Reggimento San Marco, ha ammirato "l'orgoglio e la dignità dei due marò", ammettendo, però, in una intervista che "questa sentenza (che deve emettere la Suprema Corte indiana, NdR) farà storia nel campo delle relazioni del diritto internazionale. E' comprensibile che i giudici la affrontino con estrema attenzione. I tempi lunghi sono legati a questo".

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