News

La vecchia e nuova ricetta di Berlusconi

Ritorno a Forza Italia, liberismo, riforma della giustizia. Tutto giusto; mancano gli uomini che realizzeranno il progetto - il videomessaggio - tutti i videomessaggi - le reazioni

Silvio Berlusconi nel suo messaggio sulla rinascita di Forza Italia del 18 settembre (Credits: TgCom24)

Per due volte Silvio Berlusconi si ripete e rilancia, alza la voce e si appella al potenziale elettore.

Lo fa quando proclama la propria innocenza (“Sono innocente, sono innocente, sono assolutamente innocente!”) e quando parla di Forza Italia (“Forza Italia, viva l’Italia, viva la libertà”!). Sono parole vere ma stanche, forse è anche stanco Berlusconi. Stanco di una battaglia che dura da vent’anni e che lo vede sconfitto ma non vinto.

Falchi e colombe del Pdl si sono subito adeguati al grido di battaglia del vecchio leone. Renato Schifani, il presidente dei senatori del Pdl, usa un titolo di film che appartiene al passato: “Ritorno al futuro”. E, certo, fa impressione a chi ha creduto nel manifesto di Forza Italia (e ancora in cuor suo ci crede) che le parole d’ordine siano le stesse, irrealizzate, vent’anni dopo la scesa in campo del Cavaliere. I due messaggi forse più eloquenti del video di Berlusconi sono due: anche decaduto, anche senza un seggio, io resto il leader. E l’altro: adesso scendete in campo voi.

Cioè: il leader e il legame permanente con il suo popolo, televisivo ma anche di piazza, perché non c’è stato un leader del centrodestra che avesse in ogni momento della sua marcia e carriera, della sua attività di governo e d’opposizione, un consenso popolare così ampio e costante. E altrettanta capacità di mobilitazione.

Eppure. Si rimane con un retrogusto amaro dopo aver ascoltato i sedici minuti di videomessaggio. Perché è il tentativo di rilancio di un progetto che era vincente vent’anni fa, che se realizzato allora avrebbe cambiato l’Italia in meglio, che resta un sogno in gran parte sulla carta, fatto del tessuto labile e onirico delle fantasie troppe volte confessate per apparire ormai realistiche. E poi, dove sono gli uomini per realizzare quelle idee, quei sogni, quelle promesse? Chi ha davvero creduto (e crede) nella ricetta liberale deve per forza condividere il senso e il cuore dell’appello, ma poi si guarda indietro e vede che l’accanimento politico-giudiziario alla fine della fiera l’ha spuntata, e il blocco d’interessi conservatore ha schiacciato come un macigno la leggerezza visionaria di Forza Italia.

Berlusconi ha ragione quando dice che la magistratura è un problema, anzi è “il” problema della democrazia italiana, oggi. Non tutta la magistratura, ovviamente, perché non c’è funzione più alta di quella svolta in silenzio da magistrati che interpretano il proprio ruolo nel modo semplice e alto di chi è chiamato a indagare e giudicare con imparzialità, buonsenso e rispetto. In questi vent’anni, la giustizia ha dato prova troppe volte di ben altri fini e atteggiamenti (non mi riferisco solo né tanto alla vicenda Berlusconi).

Anche in economia, la ricetta liberale era ed è la migliore. La riduzione delle tasse non è solo una bandiera populista elettorale, ma un obiettivo che si lega a una visione dello Stato che si ritrae, che lascia spazio alla libertà dei cittadini (libertà anche d’impresa), favorendola in tutti i modi possibili. Non è questa l’Italia in cui viviamo. Il ritorno al futuro, certo. Ma senza la forza rivoluzionaria dello storico videomessaggio del ’94, naufragato sugli scogli dell’intolleranza giudiziaria di parte, dell’intima infiltrazione conservatrice, e della scelta di uomini raramente all’altezza. Si profila una lunga campagna elettorale nella quale, alla fine, l’elettore si ritroverà ancora una volta di fronte all’eterno dilemma italiano: andare al voto senza alternative. Perché con tutte le tare della sconfitta, del sogno irrealizzato e della qualità umana dell’esercito in campo, a quel manifesto del ’94 non si contrappone un manifesto migliore, né uomini migliori, né idee più giuste.

© Riproduzione Riservata

Commenti