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Venti di guerra per le Falkland-Malvinas

Come nel 1982, quando a confrontarsi furono Thatcher e il dittatore argentino Galteri. Ma con una differenza: la capacità militare di Buenos Aires è ormai ai minimi termini

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Ci risiamo. Falkland o Malvinas? L’argentina di Cristina Kirchner incrocia le sciabole con la Gran Bretagna di David Cameron. Ancora per quello che Ronald Reagan definì “quel pezzo di terra ghiacciato laggiù”. Solo tremila abitanti (per il 70 per cento discendenti degli inglesi), e molte più pecore, chiamati nei prossimi mesi a esprimere con un referendum la loro evidente volontà di restare sudditi della Regina Elisabetta. Lo scorso 3 gennaio, nel centottesimo anniversario del memorabile scontro del 1833 tra argentini e britannici per il controllo di quelle isole sperdute nell’oceano all’indomani dell’indipendenza conquistata dall’Argentina nel 1816 (dalla Spagna), la Kirchner ha fatto pubblicare a pagamento su due quotidiani progressisti nel Regno Unito, il Guardian e l’Indipendent, una lettera aperta al premier Cameron per dire che Londra si comporta ancora, nelle Malvinas, come un paese coloniale del diciannovesimo secolo.

Cameron, per tutta risposta, ha ricordato che la Gran Bretagna vanta uno dei più consistenti budget del mondo per la difesa e che lui stesso riceve ogni giorno rapporti sulla capacità del dispositivo militare nelle Falkland, spiegando di essere al 100 per cento con gli abitanti delle isole e di essere pronto a “combattere” in caso di attacco. La “determinazione” degli inglesi è fuori discussione.

Una disputa verbale che rispetto alla guerra del 1982 che vide contrapporsi la dama di ferro Margaret Thatcher e il dittatore Leopoldo Galtieri offre ai commentatori soltanto un vero spunto di novità: nel 2011 nelle Falkland è stato scoperto il petrolio. Particolare importante, ma meno dell’opportunità politica per due leader in difficoltà (e in drammatico calo di consensi nei rispettivi paesi) di rinfocolare attraverso il nazionalismo e l’ostentazione muscolare quel sentimento di adesione popolare che la crisi economica, a Londra come a Buenos Aires, sta mettendo a dura prova. Cameron infatti soffre nei sondaggi e vede svanire la possibilità di confermarsi alla guida della Gran Bretagna nelle elezioni del 2015. La Kirchner da tempo si trova a dover rinvigorire la propria immagine appannata.

La realtà è che l’Argentina, in questo momento, ha una capacità offensiva che è proporzionalmente molto inferiore a quella messa in campo nell’82. Le forze armate argentine sono state indebolite per ragioni economiche ma anche politiche dagli ultimi governi, e un attacco come quello di trent’anni fa sarebbe assurdo. Ma i documenti segreti britannici sui retroscena della crisi delle Falkland dell’82 diventati pubblici lo scorso dicembre mostrano che anche allora un’offensiva di Buenos Aires era considerata impensabile. “È stata una cosa così stupida quella che è successa, e sarebbe stato anche stupido pensare che potesse succedere”, dichiarò in un’audizione segreta la Thatcher, che poi grazie alla determinazione mostrata in quell’occasione, e all’invio della task force a 8700 miglia di distanza dalla madrepatria riuscì, al prezzo di 255 militari britannici (e 3 civili isolani) contro 649 argentini, a mantenere la sovranità sulle Falkland e a vincere le elezioni l’anno dopo, il 1983. L’allora ambasciatore britannico Anthony Williams, che mai più ebbe assegnata un’ambasciata, in una lettera agli argentini scrisse che era stato sbagliato da parte inglese considerare un mero “atto di brigantaggio” l’assalto alle Falkland, e paragonò il conflitto a quello che aveva opposto il presidente egiziano Nasser, nel 1956, a Gran Bretagna e Francia per il controllo del Canale di Suez.

Il fatto è che da almeno un anno i turbinosi venti che battono le Falkland sono rinforzati da un ventoso chiacchierio di guerra, rendendo così il clima sulle isole ancora più cupo.        

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