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Salute

Vaccinazioni e (in)civiltà: una storia vera

Un caso di morbillo contratto in Italia e diagnosticato negli Usa mette a luce il nostro scarso senso di appartenenza a una comunità nazionale

Mia figlia si è ammalata di morbillo negli Stati Uniti, nel Maine, in mezzo alle montagne e foreste del Nord America. In un luogo sperduto ma servito comunque dal suo bell’ospedale che l’ha assistita nel migliore dei modi.

Nel Maine non si vedeva un caso di morbillo da vent’anni, esattamente dal 1997. Grazie a una lunga campagna di vaccinazioni a tappeto. Mia figlia perciò è diventata un caso di salute pubblica.

La sua storia (senza nome e cognome per rispettare la sua privacy) è finita su giornali e telegiornali, con tanto di elenco dei luoghi dov’era stata. Le autorità hanno telefonato una per una alle persone con cui era entrata in contatto.

Lei stessa è stata messa in quarantena, con telefonate a casa per verificare che non uscisse. In ospedale portava una mascherina che le davano all’ingresso, prima di entrare. E durante le visite altri medici dell’ospedale si avvicendavano per vedere come si presentasse il morbillo, questa malattia sconosciuta, perché molti di loro non lo avevano mai incrociato.

Le autorità hanno chiesto che su mia figlia fossero effettuate analisi ulteriori, per aggiornare il file che avevano aperto. E quelle analisi non le sono state addebitate. Lei aveva contratto il morbillo in Italia (solo tra i miei conoscenti, so di almeno altri quattro casi recenti).

Fatta la legge...

Sui vaccini e sulla campagna per la vaccinazione obbligatoria da malattie come il morbillo si è scatenata l’Italia peggiore. Attraverso i social, gruppi di genitori si starebbero organizzando per far contagiare i figli: meglio farli ammalare, pensano, immunizzandoli per sempre, che vaccinarli.

Un’altra scappatoia è l’autocertificazione. Il genitore certifica di avere vaccinato il figlio, o che lo vaccinerà. Dovrebbe allegare il modulo di prenotazione. Ma siccome in Italia la legge è fatta per essere aggirata, l’espediente della autocertificazione è stato introdotto più per far sbollire i no-vax (i gruppi anti-vaccini) che per snellire le pratiche e rendere meno duro l’impatto del programma di vaccinazione obbligatoria sull’avvio delle scuole.

Insomma, chi ha introdotto la possibilità dell’autocertificazione sapeva benissimo di minare in questo modo l’applicabilità effettiva della legge. Tanto che sui social compaiono moduli con piccole ma decisive modifiche (l’aggettivo “eventuale” accanto all’indicazione della profilassi…) che probabilmente passeranno inosservate nelle oberate segreterie scolastiche

Poi si aggiunge all’ignoranza il caos dell’approvvigionamento delle dosi, la burocrazia, la lunghezza dei tempi di prenotazione quando in un paese come la Gran Bretagna basta andare su Internet per fissare un appuntamento il giorno stesso (provare per credere) in un centro di vaccinazione.

Il punto è che in Italia manca purtroppo il senso di appartenenza a una comunità nazionale. I singoli o i gruppi che pretendono di non vaccinare i figli lo fanno a danno degli altri.

I bambini non vaccinati rischiano così di ammalarsi, ma il rischio è ridotto perché i loro coetanei invece lo sono. Io, non vaccinato, corro un rischio calcolato, grazie a te che sei vaccinato. Ci si vaccina infatti non solo per sé stessi, ma per la comunità. E se non lo faccio, deliberatamente costituisco un pericolo per gli altri, una minaccia alla salute pubblica, dimostro arroganza ed egoismo.

Una questione di legge e di civiltà

In Italia c’è chi pensa che sia meglio ammalarsi di morbillo “come una volta”, quando i genitori speravano che i figli “facessero la malattia” per non contrarla più nella vita. Un magistrato è arrivato a dire che obbligare i piccoli a vaccinarsi per andare a scuola va contro la Costituzione perché “la scuola è di tutti”.

Peccato che lo preveda una legge dello Stato e che misure come l’obbligo di vaccinarsi siano studiate per garantire ai cittadini un altro diritto costituzionale, il diritto alla salute. Ma, soprattutto, chi rifiuta i vaccini li sabota, li rende inutili: sotto la soglia del 90 per cento di popolazione vaccinata la protezione non è sufficiente. E il morbillo è una malattia molto contagiosa, che in certe condizioni può provocare la morte.

Chi non indossa la cintura di sicurezza in automobile mette a rischio solo se stesso, chi non si vaccina è un pericolo anche per gli altri. La differenza tra vaccinarsi e no è la stessa che passa tra un Paese civile e uno incivile. Tra il Maine e l’Italia.


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