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Jane Harman candidata alla successione, dopo le dimissioni per l'affaire extra-coniugale tra David, Paula e Jill

Una donna a capo della CIA?

Petraeus, 2/a donna lavora a Dip.stato

Tre sono le donne protagoniste della spy-story politico-sentimentale più calda di Washington, che ha portato alle dimissioni del potentissimo capo della Cia ed eroe della guerra in Iraq, David Petraeus. E tre sono anche i nomi della rosa di papabili successori di Petraeus al vertice dell’Agenzia, tra cui una donna: Jane Harman, 67 anni, già membro del Congresso per i democratici, oggi presidente di un think-tank, il Woodrow Wilson Center.

Il generale “4 stelle”, dimissionario due giorni dopo il compimento dei 60 anni, indicato spesso come potenziale candidato alla presidenza o vice-presidenza degli USA, ha dovuto ammettere dopo 37 anni di matrimonio con la moglie Holly (sua coetanea) e con l’esercito degli Stati Uniti, una relazione extra-coniugale con la quarantenne Paula Browdell, autrice di un’encomiastica biografia dello stesso Petraeus e a lungo “embedded” in Afghanistan al fianco del generale.

L’inchiesta condotta dall’FBI è stata innescata dalla denuncia della 37enne Jill Kelley, terza donna dell’affaire. Il guaio lo ha combinato Paula, inviando e-mail di avvertimento a Jill che considerava una rivale in amore. Il punto è che la casella postale del capo della CIA risulta violata (l’FBI inizialmente pensava a un hacker), e nel computer della Browdell compaiono documenti top secret (che peraltro il generale nega di aver mai condiviso con lei).

Sullo sfondo c’è la tempesta che si è abbattuta sulla CIA durante la campagna presidenziale di Obama per l’assassinio dell’Ambasciatore USA in Libia e l’assalto al consolato americano a Bengasi, ma anche il mistero sulla tempistica dell’indagine se è vero che lo stesso Presidente Obama ha saputo dello scandalo un giorno prima di accettare le dimissioni del generale e che la vicenda è emersa in tutto il suo pubblico clamore solo dopo l’election-day che ha confermato Obama alla Casa Bianca.

Dianne Feinstein, presidente del Comitato Intelligence del Senato, parla di “fulmine a ciel sereno”. L’FBI sostiene di aver voluto rispettare la regola per cui l’informativa deve seguire la conclusione delle indagini. Si vedrà.

Intanto il n. 2 della Cia, Michael Morrell, 54 anni, si ritrova per la seconda volta a fare le funzioni di direttore dopo aver tenuto le redini dell’Agenzia già nell’estate 2011 per la nomina di Leon Panetta segretario di Stato alla Difesa. Morrell può vantare la profonda conoscenza dell’Asia per essersi dedicato soprattutto a quest’area nella sua carriera dentro la Cia. A-tout importante, considerando il peso della Cina nella politica internazionale e nei rapporti con gli USA. Morrell è anche l’uomo delle note quotidiane d’intelligence per il presidente George W. Bush e - osserva il Financial Times - l’amministrazione Obama ha espresso in passato perplessità circa la nomina di candidati interni, esposti alle critiche sui sistemi sbrigativi dell’epoca Bush (a cominciare dalle torture).

Jane Harman avrebbe il vantaggio di essere un’esterna di fede democratica (gradita a Obama) e al tempo stesso sostenitrice della guerra in Iraq e del Pentagono, da sempre schierata al fianco dei militari. Anche lei, però, nel 2006 sarebbe stata secondo la rivista Time sottoposta a indagini dell’FBI per un’intercettazione telefonica nella quale prometteva di fare lobbying per ridimensionare le accuse di spionaggio a due esponenti del Comitato di amicizia israelo-americano. Rivelazione poi smentita.

Il terzo candidato alla successione di Petraeus è il più vicino al presidente Obama come suo consigliere capo per l’anti-terrorismo: John Brennan, 57 anni, già scartato come capo della CIA per aver condiviso le tecniche d’interrogatorio e il trasferimento dei sospettati di terrorismo sotto l’amministrazione Bush. Brennan, tuttavia, è anche il più quotato avendo servito l’Agenzia per 25 anni, soprattutto in Medio Oriente. Parla arabo, è stato capostazione in Arabia Saudita e poi direttore del Centro nazionale anti-terrorismo. Una corsa a tre, come risultato del triangolo che imbarazza Washington e a rovinato l’“eroe” Petraeus.

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