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Tributi Italia: vi immaginate un Mr Saggese a Berlino?

L'Ad della concessionaria per la riscossione dei tributi in oltre 400 comuni, già arrestato due volte per reati simili, si sarebbe intascato in pochi anni una cifra attorno ai cento milioni di euro. Un scandalo che poteva succedere solo nel nostro Paese. A causa della strutturale inefficienza della burocrazia

Foto tratta da Il Secolo XIX

Assurdo, incomprensibile, tragicomico. Giuseppe Saggese, amministratore delegato della società Tributi Italia, incaricata da 400 Comuni di riscuotere una serie di imposte locali (Ici, Tosap, Tarsu…), è finito agli arresti con l’accusa d’aver sottratto illecitamente un centinaio di milioni di euro (la somma finora accertata sarebbe di 20). Per 4 persone la magistratura di Chiavari ha disposto l’obbligo di dimora, e altre quattro sono state denunciate dalla Guardia di Finanza di Genova. Tra le accuse: peculato e reati fiscali. Sequestrati beni per 9 milioni di euro. La sottrazione dei fondi avveniva attraverso una rete di imprese collegate alla Tributi Italia col pretesto di servizi vari: consulenze, piani di riorganizzazione aziendale, operazioni societarie di natura straordinaria come aumenti di capitale e costituzione di nuove società. In pratica, l’importo delle tasse restava nelle casse della Tributi Italia, per poi confluire su società tutte riconducibili a Saggese & Company. Nove le perquisizioni tra Genova, la zona del Tigullio, Roma e la provincia di Piacenza. Elementare la descrizione del meccanismo nelle carte dei finanzieri: “L’azienda, una volta introitate le somme provenienti dalla riscossione tributaria, anziché riversarle agli enti a cui spettavano, al netto dell’aggio di sua competenza, le tratteneva sui propri conti correnti, appropriandosene”.

Quel tesoretto è servito quindi non per gli stipendi dei dipendenti comunali, gli asili nido o i servizi sociali, ma per far acquistare a Saggese & Company automobili di lusso, yacht e aerei privati, vacanze da nababbi, organizzare feste e prelevare contanti fino a 10mila euro al giorno. Quando i Comuni hanno cominciato a batter cassa richiedendo gli importi versati, e la Tributi Italia si è lanciata in investimenti azzardati, i conti sono andati a picco e l’insolvenza ha portato alla dichiarazione di fallimento al Tribunale di Roma. Ma per quanto tempo l’amministrazione pubblica ha tenuto gli occhi chiusi?

E qui veniamo all’aspetto assolutamente paradossale e più inquietante di tutta la storia. Sembra che il meccanismo abbia funzionato alla perfezione tra il 2006 e il 2009, quindi il tutto è cominciato 6 anni fa. Anzi no, prima! Stando al Fatto Quotidiano, Saggese sarebbe stato già arrestato due volte, nel 2001 (undici anni fa!) e nel 2009, per reati analoghi a quelli per i quali è ora in manette: il 14 luglio 2001 i carabinieri gli hanno infatti notificato a Pomezia un mandato di custodia cautelare come responsabile di un’altra società impegnata nella riscossione di tributi, e con lui per quella vicenda sono andati sotto processo amministratori locali di Pomezia e Aprilia. Non fu un caso da niente. Ebbe l’onore o disonore delle cronache.

Dopo l’arresto del 2001, soltanto nel novembre 2009 il Pm ha chiesto le condanne (per Saggese a 3 anni e 8 mesi). Con 8 anni di scarto. Intanto, lo stesso Saggese, oggi 52enne, tarantino trapiantato a Rapallo, ligure di adozione, il 29 aprile di quell’anno era tornato ai domiciliari per un paio di settimane nell’ambito di un’inchiesta della magistratura di Velletri. Ici e tassa sui rifiuti riscossi dalla sua concessionaria nel Lazio con un aggio del 30 per cento non sarebbero mai stati riversati ai Comuni di spettanza.

Com’è possibile? Come si può accettare che la stessa persona, a partire dal 2001, abbia guai con la giustizia in diverse inchieste che hanno tutte per oggetto lo stesso tipo di reato connesso alla riscossione di tributi per conto delle amministrazioni pubbliche, e nessuno se ne accorga? È possibile solo grazie al “combinato disposto” dell’attività criminale con l’inefficienza di una burocrazia, amministrativa e giudiziaria, che non si accorge per tempo degli ammanchi, dell’affidabilità delle persone (già più volte arrestate) a cui affida un incarico delicato come la riscossione delle imposte, e che in 11 anni è “recidiva” nel consegnarsi a malfattori o impiega anni e anni per concludere un’inchiesta o un processo. Anche qui bisogna individuare le responsabilità. Sarebbe ipotizzabile un “Mr. Saggese” a Oslo, New York o Berlino?    

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