Esteri

Bangkok, il golpe è ufficiale e ora governano i militari

Le camicie rosse, fedeli all'ex premier miliardario Shinawatra, annunciano rappresaglie contro il governo delle truppe del generale Prayuth - Testimonianza - Foto

Bangkok. Militari di guardia all'ingresso del ministero della Difesa thailandese – Credits:  CHRISTOPHE ARCHAMBAULT/AFP/Getty Images

Ci sono volute 48 ore per far dire al Generale Prayuth Chan-ocha quello che a Bangkok tutti già sapevano: in Thailandia i militari hanno preso il potere e adesso governano. In poche parole: è il diciannovesimo colpo di Stato che il Paese vive dalla fine della monarchia assoluta nel 1932.

Dopo aver proclamato la legge marziale, il capo delle forze armate è apparso sulla rete nazionale (uno dei pochi canali non ancora oscurati), annunciando che, vista l'impossibilità di mettere d'accordo le fazioni opposte che da sei mesi rendono la politica thailandese un campo minato, l'esercito ha preso il controllo del governo del Paese, con l'intento di ristabilire la pace.

Intento che però è stato immediatamente rispedito al mittente dalle camicie rosse. Il movimento di piazza filo governativo ha annunciato "rappresaglie" contro il colpo di Stato del generale Prayuth. "Ora sì che è un golpe", hanno dichiarato i leader della protesta, che restano fedeli all'ex premier Thaksin Shinawatra, il tycoon esiliato proprio a seguito dell'ultimo golpe vissuto dal paese nel 2006.

Secondo testimoni oculari, i soldati del Generale hanno prelevato l'ex premier Suthep Thaugsuban e i suoi collaboratori più stretti, con i quali durante gli ultimi sei mesi ha guidato le manifestazioni di piazza anti-governative che hanno lasciato sul terreno 28 vittime e più di 700 feriti.

E lo stesso trattamento è stato riservato ai leader delle camicie rosse, avversari politici di Suthep e sostenitori del clan Shinawatra al potere del Paese (dall'esiliato Taksin a sua sorella, la destituita Yingluck). E' poi arrivato il turno dei delegati di partito, sia quelli al potere che quelli all'opposizione. Insomma, un'incarcerazione di massa, che ha di fatto svuotato fisicamente i palazzi del governo thailandese.

E ora cosa succederà? Il golpe thailandese è il più "interattivo" mai visto nel Paese. Mai come oggi i militari si prestano ad apparizioni su televisioni e radio, mentre per le strade finora tutto sembra essere tranquillo: nessuno sparo, nessuno scontro fisico. L'impressione è che i thailandesi siano abituati alla modalità colpo di Stato e reagiscano cercando di condurre una vita "normale". 

E il principale quotidiano nazionale in lingua inglese, il Bangkok Post, addirittura si complimenta con il generale Prayuth. "Ben fatto, Generale", è il titolo di un editoriale nel quale si legge che "E' necessario realizzare che questa è l'unica soluzione realistica all'impasse politico che sta vivendo il Paese".

Intanto, però, le ong per i diritti umani e civili lanciano l'allarme sulla censura e la chiusura della maggior parte dei canali radio e tv. Va bene che il golpe del Generalissimo è mediatico, ma a tutto c'è un limite e i militari sono pur sempre i militari.

E' probabile, però, che questo ennesimo colpo di Stato non aiuterà la Thailandia sulla strada della ricerca della stabilità e della pacificazione, ma - anzi - inasprirà maggiormente il confronto di piazza, che già ha fatto dei morti.

E in tanti si chiedono se la mossa del generale Prayuth non sia in realtà un regalo all'esiliato Shinawatra, che per ora non ha rilasciato alcun commento dalla sua residenza di Londra, ma che molto probabilmente sta aspettando in silenzio che qualcosa cominci a passare lungo il fiume.  

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti