Esteri

A Damasco la gente ha paura

L'inviato di Panorama in Siria, Fausto Biloslavo, racconta la tensione nella capitale siriana in attesa dell'attacco Usa - Il diario di guerra

Rifugiati alawuiti a Damasco cacciati dai ribelli (Credits: Fausto Biloslavo)

Damasco vive con il fiato sospeso la settimana cruciale per l’attacco americano alla Siria.

Jaramana è un sobborgo a sud della capitale siriana soprannominato la “città dove piovono le bombe”. L’area è circondata da tre lati dalle zone controllate dai ribelli che lanciano razzi, granate e quando riescono ad infiltrarsi fanno scoppiare macchine minate. Gli ultimi quattro colpi di mortaio sono piombati su Jaramana giovedì scorso. L’esercito non entra nel sobborgo, che è presidiato da miliziani filo governativi della Difesa nazionale. Nessuno di loro vuole farsi fotografare. Gli abitanti sono quasi raddoppiati a causa dei profughi scappati dalle zone dei combattimenti. Vicino ad una casa ancora mezza sventrata e annerita da un’esplosione un vecchietto con la kafia insulta americani e sauditi e poi giura: “Non temiamo le bombe degli Usa, ma solo Allah”.

 

In molti vogliono parlare con i giornalisti a patto di non rivelare i loro nomi. Una signora di mezza età che spinge un passeggino con la figlia piccola scoppia a piangere raccontando quando i ribelli l’hanno sbattuta fuori di casa. Altri ammettono di essere sfiniti dalla guerra e di sperare solo che tutto finisca. Un anziano vestito all’araba sbotta ricordando che nessuno  è intervenuto per “liberare” la Palestina.

Dall’altra parte della capitale il quartiere povero di Mazze 86, abbarbicato su tre colline, è la roccaforte della minoranza alawuita, che sostiene a spada tratta il presidente siriano Bashar al Assad. Davanti alla telecamera ostentano tutti sicurezza, ma appena la spegni salta fuori che hanno già mandato le mogli, i figli e gli anziani sulla costa considerata più sicura. “Se ci bombardano arrivano i terroristi - è convinto Fadi, che lavora per il governo - e ci sgozzano tutti”.

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