Esteri

Armi chimiche: siamo sicuri che le abbia usate Assad?

I dossier dei russi proverebbero che sono stati i ribelli a usare armi chimiche per coinvolgere i soldati Usa. Ci sono video e racconti di testimoni oculari

Un ribelle siriano fabbrica dei mortai nella città di Raqqa (Credits: MEZAR MATAR/AFP/Getty Images)

Mentre si aspetta il 9 settembre per il dibattito al Congresso americano sull'intervento militare in Siria e a poche ore dall'approvazione della Commissione del Senato Usa di un piano di raid di 60 giorni più eventuali 30, sul tavolo della sciarada siriana resta un enigma finora insoluto: chi ha utilizzato le armi chimiche che il 21 agosto alla periferia di Damasco hanno fatto più di 300 morti (secondo Medici senza Frontiere 355, secondo l'Osservatorio siriano dei diritti umani più di 1.400)? La domanda non è banale, dal momento che i raid americani partiranno (è praticamente certo) per andare a "punire" il regime di Bashar al-Assad.

Sgomberiamo il campo da ogni dubbio: Bashar al-Assad è un dittatore, figlio di un dittatore. In questo caso l'erede di Assad padre ha superato il genitore, che si era limitato a mietere 30 mila vittime nella città di Homs. I morti del conflitto siriano iniziato più di due anni fa sono invece già più di 200 mila, almeno secondo le stime ufficiali. 6 milioni i profughi. Ma, mentre vi è certezza del regime autoritario e sanguinario degli Assad, la stessa cosa non si può dire sugli attacchi a mezzo gas sarin del 21 agosto.

Le prove raccolte dal team di esperti dell'Onu al momento sono in due laboratori in Svezia e Finlandia. In base a quanto raccolto sul campo si dovrà cercare di determinare chi ha ordinato i vergognosi attacchi chimici, con i ribelli che puntano il dito contro Assad e lui che sostiene di essere innocente e accusa i terroristi di aver compiuto la strage per riuscire a ottenere l'intervento militare degli Usa.

Al di là di posizioni ideologiche (la Russia crede ad Assad, mentre Usa, Francia e Gran Bretagna credono ai ribelli), ci si chiede perché Assad avrebbe dovuto usare armi chimiche proprio mentre gli ispettori delle Nazioni Unite si trovavano in Siria. Un gesto folle? Eppure, nonostante il suo alto tasso di crudeltà, il raìs di Damasco si è sempre comportato razionalmente, seguendo la sua inclinazione a una lucida ferocia. L'ordine è stato dato dal fratello piscotico di Bashar, Maher, che è a capo dell'intelligence siriana? Possibile, anche se è molto improbabile che un ordine così "importante" venga rispettato senza aver prima ricevuto il placet del presidente in carica, per il quale Maher Assad presta servizio.

Stati Uniti e Francia hanno pubblicato un dossier che - secondo le rispettive cancellerie - dimostrerebbe la colpevolezza del regime. Ma questa colpevolezza non trova conforto pieno, oltre ogni ragionevole dubbio, nei dati. Insomma, sembrano più dei sospetti, per quanto plausibili, che non delle prove. Dall'altra parte c'è Mosca, fedele alleata di Assad, che invece sostiene di avere le prove della colpevolezza dei ribelli.

Secondo un dossier di WND , diverse fonti mediorientali esprimono dubbi sulle accuse sottoscritte da parte dell'amministrazione Obama. Su YouTube circolano dei video (potete vederli qui ) che mostrano ribelli siriani intenti a caricare gas nervino su un razzo.

Un'immagine della televisione di Stato siriana mostra invece un agente chimico letale prodotto in "una fabbrica saudita". Un altro dossier diffuso da Russia Today (RT) dà notizia di arsenali dei ribelli che contengono agenti chimici prodotti in Arabia Saudita. E sappiamo che i sauditi vedono Assad come il fumo negli occhi, e non da oggi. 

In più, il rapporto russo cita un'intercettazione telefonica tra un terrorista che milita con i ribelli siriani del battaglione Shuada al-Bayada di Homs e il suo riferimento saudita, identificato come Abulbasit. Dalla telefonata si evince che un gruppo di terroristi affiliati ai ribelli siriani avrebbe lanciato un attacco chimico a Deir Balba, nella provincia di Homs.

Il terrorista intercettato dice al suo interlocutore che il suo gruppo, che comprende 200 miliziani fuggiti da al-Bayadah ad al-Daar al-Kabera attraverso un tunnel, ha bisogno di comprare armi per attaccare Homs. Il finanziatore saudita chiede poi al terrorista siriano ulteriori dettagli sul suo gruppo e sulle modalità di finanziamento, dichiarando esplicitamente di sostenere con ingenti somme medesimi gruppi terroristici nell'area di Daraa e poco fuori Damasco.

Infine, c'è l'intervista rilasciata a The Voice of Russia da Yara Saleh, una giornalista dell'agenzia siriana Al-Ihbariya, nella quale la donna racconta di avere assistito alla scoperta di un arsenale di armi in mano ai ribelli nei pressi di Damasco e che questo magazzino era allo stesso tempo utilizzato come un laboratorio per produrre armi chimiche.

Insomma, i russi sembrano essere certi delle prove nelle loro mani. Così come dall'altra parte americani e francesi sostengono di avere certezze "inconfutabili". E il New York Times si pone il "dilemma" della ferocia delle truppe dei ribelli , raccontando di terribili rappresaglie ed esecuzioni sommarie ai danni dei soldati di Assad catturati durante un'imboscata. Nel mentre, i complottisti di tutto il mondo esultano e nel mezzo c'è la Siria, dove si continua a combattere e a morire nonostante il congelamento momentaneo del raid americano.

Impossibile al momento dire dove sia la verità. Tutto quello che la comunità internazionale può fare è attendere i risultati definitivi degli ispettori dell'Onu. Ma saranno concreti e inappellabili anche quelli? L'unica cosa certa finora è che dopo due anni e mezzo la crisi siriana appare sempre più come il regno delle sabbie mobili. 

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