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L'equilibrio d'amore tra papà Silvio e Angelino Alfano

Berlusconi è affezionato al figlio-delfino. Ma gli avversari incoronano il segretario del PDL come il nuovo anti-Cav

Alfano,Berlusconi si ricandider

Che Silvio Berlusconi sia ancora vivo e “lotti con noi” lo si evince dal modo in cui i suoi avversari hanno repentinamente sposato la presunta battaglia anti-Cav di Angelino Alfano. È bastata infatti l’indiscrezione su una diversità d’opinioni espressa ieri in modo anche diretto nell’ufficio di presidenza del PDL, per incoronare l’ex Guardasigilli nonché (ex?) delfino del Cavaliere campione di una nuova stagione del centrodestra e autentico rottamatore del fondatore di Forza Italia.

“Alfano ha tirato fuori il quid”, titola il quotidiano del partito di Bersani, l’Unità. E Gianfranco Fini, presidente della Camera ma soprattutto leader di Futuro e Libertà (FLI), dice che con Alfano è finalmente possibile “una nuova pagina per i moderati italiani”. Diventano “alfaniani”, quindi, i post-comunisti e il “traditore Fini”. Ma lo stesso segretario del PDL respinge la contrapposizione con papà Silvio, evocando la natura familiare del partito e l’assenza di qualsiasi contrasto personale con l’uomo che lo ha voluto al timone della sua creatura. Si discute nel PDL - è il senso della nota fatta diffondere oggi da Alfano - come in tutte le famiglie. L’ex Guardasigilli appare agli occhi degli anti-berlusconiani come l’ultima reincarnazione dell’anti-Cav. Le precedenti incarnazioni sono state Giulio Tremonti, già ministro dell’Economia, e prima ancora lo stesso Fini. Prima di Fini, Pier Ferdinando Casini. Prima di Casini, Marco Follini. Prima di Follini, Beppe Pisanu. E via elencando attraverso 18 anni di “vita pericolosa” del Cav, sempre sulla cresta dell’onda. Nel bene e/o nel male.

Alfano, però, è diverso dagli altri. Perché è davvero un figlio, una creatura, di Berlusconi. Suo assistente personale. Frequentatore della sua casa. Un “bravo ragazzo” cresciuto alla sua ombra. A cui Berlusconi ha affidato la casella per lui strategica del ministero della Giustizia e, poi, segretario del PDL. Quando si legge che il Cavaliere vuol bene ad Angelino come a un figlio, è vero, è proprio così. Berlusconi non potrebbe mai credere a un suo accoltellamento alle spalle. L’ha sempre difeso. Lo ha sostenuto a dispetto delle ambizioni di tanti che avrebbero fatto carte false per essere loro i delfini di Silvio. E anche se Alfano non ha il carisma del “padre” e non è riuscito a recuperare alla causa del centro-destra il leader dell’UDC, Casini (forse pure per l’intramontabilità di Berlusconi), gode tuttora dell’affetto, prima che della fiducia, di Berlusconi. Qualcuno ha paragonato il rapporto fra i due a quello tra un padre ingombrante e un figlio un po’ ribelle, che pian piano prende confidenza col ruolo che l’età e l’illustre genitore gli hanno attribuito. Un figlio che incredibilmente prende coraggio quando realizza che è in gioco la sua stessa sopravvivenza (come farebbe Alfano senza le primarie che lo legittimino nel ruolo di leader?). Un padre che da un lato non smette di dare consigli, anche in modo autoritario, ma che poi s’intenerisce e conferma l’amor paterno.

Una dialettica alla quale continueremo ad assistere, ma sulla quale pende il gigantesco punto interrogativo su che cosa veramente Berlusconi intenda fare: accompagnare il PDL come padre nobile nella sua marcia alla ricerca d’una via d’uscita onorevole dalla Seconda Repubblica, oppure sganciarsi per dare vita a qualcosa di nuovo. Risorgendo dalle proprie ceneri come l’araba fenice. Liberi finalmente, lui e il figlio Angelino, di fare ciascuno la propria strada.

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