Cronaca

Sangue infetto: "La Regione Toscana ha detto la verità?"

Le perplessità dell'Associazione Vittime Sangue Infetto sulle dichiarazioni dell'assessorato alla Sanità toscano sullo scandalo del sangue positivo all'epatite C. 

Sangue infetto:"La Regione Toscana mente?"

– Credits: Ansa

“Troppi dubbi, troppe dichiarazioni contrastanti e troppi interrogativi ai quali non si riesce a dare una risposta certa. La magistratura deve fare chiarezza sull’operato della Regione Toscana”. L’Associazione Vittime del Sangue Infetto non è soddisfatta delle reazioni della sanità toscana allo scandalo del sangue positivo all’epatite C, scoperto lo scorso agosto e destinato alla produzione di emoderivati.

A farne la scoperta a metà del mese scorso, la ditta produttrice con sede a Lucca, che prima di iniziare la lavorazione delle sacche ha riscontrato la positività all’Hcv, ovvero all’epatite C, di alcuni lotti. In totale sono state distrutte 15 mila sacche di sangue infetto.

I test, infatti, hanno rivelato la presenza del virus dell’epatite C in un lotto composto da 4.800 sacche e all’interno di un altro lotto da oltre 9.100 sacche di cui 3.300 provenienti da donatori residenti in Friuli Venezia Giulia. Secondo quanto sostiene la Regione Toscana, però, sarebbero al massimo due i donatori di sangue positivi all’epatite C e sfuggiti ai controlli e non ci sarebbero rischi per i malati.

Andrea Spinetti, fondatore dell’Associazione ITM Comitato Vittime Sangue Infetto, che cosa secondo voi non ha detto la Regione o comunque che cosa non vi convince di quanto dichiarato?  
“In Italia, vige il principio del doppio controllo determinazioni marcatori per l’epatite A, B e C oltre che per Hiv, sifilide e altri screening molecolari, per tutti i donatori di sangue. Dunque come può essere stato possibile “sfuggire” a tutti e due i controlli? Il primo controllo deve essere fatto per legge  nei centri trasfusionali dedicati alla raccolta. E' stato effettuato veramente? Ma la cosa più strana è la dichiarazione della Regione sullo scambio di attribuzione…”

Si spieghi meglio…
In sostanza, sarebbe stato “scambiato” il risultato di positività di un donatore, perfettamente sano e idoneo, con un altro invece malato. Ovvero, quando è stato mandato in laboratorio il campione di sangue per essere analizzato ai fini di escludere eventuali patologie del donatore, si sarebbe verificato un errore di attribuzione che avrebbe causato l’interruzione della donazione di sangue di un soggetto sano e la prosecuzione di quello affetto da epatite C. Ma se il sangue delle due sacche infette provenivano da due regioni differenti come è possibile che siano incappate nello stesso scambio di etichetta? 

Secondo l’associazione non ci sarebbe stata chiarezza, da parte della Regione, neppure sulle trasfusioni in aferesi. Che cosa non vi convince?
“L’aferesi è un processo attraverso il quale si separano i componenti del sangue, quindi se  le donazioni raccolte in Toscana tramite aferesi sono 4800 si dovrebbero avere lotti diversi da 4800 di plasma, plasma e piastrine, globuli rossi e piastrine, quindi ad essere infettati non sarebbero solo due pool, uno da 4800 e uno da 9100, ma 5 pool da 4800 e un pool da 9100…dunque molte più sacche di quanto dichiarato e soprattutto di quante ne sono state distrutte…”

Voi chiedete maggiori controlli anche per il sangue che arriva dall'estero...
“La ditta che produce e commercializza questi medicinali emoderivati ottenuti da plasma utilizza anche plasma estero raccolto in Germania, Austria e USA, dove la situazione epidemiologica e il sistema di raccolta sono diversi da quelli nostri e dove è prevista la donazione a fini di lucro. Tali emoderivati vengono utilizzati anche in Italia, dove non si è raggiunta ancora l'autosufficienza nazionale di raccolta di plasma per la produzione di emoderivati. Quindi crediamo debbano essere effettuati controlli molto più rigorosi. A 360 gradi. Per questo stiamo pensando a presentare, nelle prossime settimane, un esposto alla magistratura”

Riassumendo, su che cosa chiedete di indagare?
“Si chiede di eseguire delle indagini affinché si faccia luce su quanto emerso e soprattutto si possa capire come avere la tracciabilità delle persone a cui il sangue infetto potrebbe essere stato infuso. Poi: se il plasma, ovvero, la  parte liquida del sangue infetto è stato individuato e distrutto, che fine ha fatto la cosiddetta «parte corpuscolata» dello stesso sangue, per intendersi globuli rossi e piastrine che normalmente resta negli ospedali per essere utilizzata nelle trasfusioni d’urgenza?
E ancora: la Regione ha comunicato di aver insediato uno specifico gruppo di lavoro per la gestione dell’evento che sta lavorando per risalire alle cause dell’infezione. Ma, salvo prova contraria, si tratta di un’indagine «interna», costituita nell’ambito degli stessi soggetti preposti al controllo del regolare andamento della rete trasfusionale regionale. Ed ecco che cosa non va affatto giù al Comitato Vittime Sangue Infetto: il conflitto d’interesse, perché il controllore coincide ancora una volta con il controllato”.

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