Cronaca

Robledo vs Bruti Liberati: le tappe della guerra

Giorno per giorno, frase per frase, tutte le puntate della guerra interna a Palazzo di Giustizia di Milano

Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati e il procuratore aggiunto Alfredo Robledo nella conferenza stampa congiunta sull'inchiesta Infrastrutture Lombarde – Credits: ANSA / FRANCESCA BRUNATI

Da una parte Alfredo Robledo, classe 1950, procuratore aggiunto di Milano, massimo esperto di inchieste su politica e corruzione e legato a Magistratura indipendente (corrente di centrodestra). Dall’altra, Edmondo Bruti Liberati, classe 1944, Procuratore capo del tribunale di Milano vicino a Magistratura Democratica (corrente di centrosinistra). Al centro il Tribunale di Milano e le sue inchieste. ecco, passo dopo passo, le tappe della vicenda e della guerra tra i due:

- venerdì 14 marzo  2014

Robledo invia una lettera (11 pagine) al vicepresidente del Csm, Vietti. al presidente del Consiglio distrettuale milanese, Giovanni Canzio e al Capo della Procura generale di Milano, Manlio Minale, nella quale accusa il procuratore capo del Tribunale di Milano di  aver turbato“la regolarità e la normale conduzione dell’ufficio”nella gestione delle inchieste più scottanti. Robledo va giù pesante contro il suo capo ritenendolo responsabile di “violazione dei criteri di organizzazione vigenti nell’ufficio sulla competenza interna” e lo definisce “garante di una serie di equilibri politici” favorendo i colleghi Ilda Boccassini e Francesco Greco.

- mercoledì 19 marzo 2014

Viene alla luce una lettera del protocollo riservato nella quale Bruti Liberati ammette che un fascicolo del 2011 sull’inchiesta che vedeva Vito Gamberale accusato di turbativa d’asta, era rimasto in un cassetto“per sua deplorevole dimenticanza”. Non solo, l’inchiesta, invece di finire per competenza sulla scrivania di Robledo, viene assegnata al capo del pool dei reati finanziari, Francesco Greco che lo gira al pm Fusco e che, a sua volta, fa notare a Bruti Liberati che sarebbe stato meglio assegnarlo a Robledo.

- giovedì 20 marzo 2014

Robledo apre il coperchio alla nuova Tangentopoli milanese legata all’Expo. A finire in manette sono Antonio Giulio Rognoni, direttore generale di Infrastrutture Lombarde, e molto vicino al Roberto Formigoni, e altre sette persone. Era questa una delle inchieste a cui faceva riferimento Robledo nella lettera con la quale accusava Bruti Liberati. Lo scontro tra i due magistrati sembra passare in secondo piano vista l’importanza della vicenda o addirittura rientrare e per qualche giorno i due si ignorano.

- venerdì 28 marzo 2014

La procura di Brescia decide di aprire un fascicolo per calunnia ipotizzando una manovra “orchestrata” per screditare Robledo.

- martedì 15 aprile 2014

I due magistrati vengono ascoltati al Palazzo dei Marescialli a Roma. Le due audizioni sono un susseguirsi di accuse e contro accuse senza esclusione di colpi. Robledo: “Non ho nessun motivo personale nei suoi confronti, ma siamo arrivati a un punto limite, oltre il quale non è più possibile andare”. Bruti Liberati: “Sia ben chiaro che io lezioni sull'obbligatorietà dell'azione penale non le prendo”.

Nel corso dell’audizione davanti al Csm emerge che anche l’assegnazione dell’inchiesta di Ruby non doveva essere affidata alla Boccassini e a sostenerlo è il presidente del Tribunale di Milano, Manlio Minale: “Il procuratore aggiunto del pool antimafia cosa c'entra? Non aveva titolarità”.

- mercoledì 7 maggio 2014

Robledo non si presenta alla conferenza stampa, nonostante un suo magistrato abbia seguito le indagini. Bruti Liberati dichiara: “l'indagine non è firmata anche da lui in quanto non ha condiviso l'impostazione: per questa ragione non è qui con noi”. Robledo risponde che Bruti Liberati non lo ha messo nella condizione di fare una valutazione sulla posizione di un indagato: “Ogni volta che bisogna prendere un'iniziativa di indagine bisogna avvertirlo prima e lui deve dare il consenso di tutto, anche di stralci e così via”.

- lunedì 12 maggio 2014

Bruti Liberati invia un esposto al Csm accusando Robledo di aver “determinato un reiterato intralcio alle indagini sull’Expo”. Al centro dell’accusa c’è un doppio pedinamento nei confronti di un indagato: “Robledo pur essendo costantemente informato del fatto che era in corso un'attività di pedinamento e controllo su uno degli indagati svolta da personale della polizia giudiziaria, ha disposto, analogo servizio delegando ad altra struttura della stessa Guardia di Finanza”.

- mercoledì 14 maggio 2014

Robledo che controattacca rispondendo al Csm: “Bruti Liberati dice il falso, ne ho le prove”. In effetti la Guardia di Finanza con un rapporto ufficiale conferma la tesi di Robledo spiegando che "non si sono registrati episodi di sovrapposizione operativa con altro personale di Polizia Giudiziaria presso la Procura di Milano"

© Riproduzione Riservata

Commenti