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Ritorno alle origini: Berlusconi può ancora conquistare un italiano su tre

La ridiscesa in campo. L'intervista al popolare Bild. E in sondaggio pubblicato da Repubblica che segnala un consenso potenziale del 33%. Contrariamente alle previsioni, l'ex premier ha ancora molte carte da giocare

BERLUSCONI

Ritorno alle origini. Allo spirito del 1994. Al discorso della discesa in campo, quello dell’Italia “Paese che amo”. Silvio Berlusconi intervistato dalla Bild, il più diffuso quotidiano d’Europa e il maggiore tabloid del mondo con 3 milioni di copie tirate e 12 milioni di lettori, attribuisce al Cavaliere la decisione/intenzione di liquidare il nome del “Popolo della Libertà” ma non il partito, e tornare alla vecchia dicitura “Forza Italia”.

Un segnale preciso, netto. Di ripresa dei temi liberali propri dell’esordio trionfale di 18 anni fa. Anche se 18 anni non passano invano e la sfida di oggi è forse la più complessa e controversa dell’intera carriera politica di Berlusconi. Ma quante possibilità ha il Cavaliere di recuperare il consenso (in parte) perduto? Quante chance di convincere gli elettori delusi? Nelle stesse ore in cui le agenzie di stampa “battevano” la notizia dell’intervista alla Bild, il quotidiano di De Benedetti, “Repubblica”, mandava in stampa la consueta analisi socio-demoscopica del lunedì a firma Ilvo Diamanti, uno dei più perspicaci osservatori della politica italiana, e nella titolazione ne forzava gli elementi anti-berlusconiani. Titolo: “Peggio di Berlusconi nessuno mai”. E ancora: “Un italiano su due boccia il ritorno. E ora il cavaliere è costretto a inseguire le novità della politica”.

Miracoli della “cucina” dei quotidiani schierati, e miracoli della lettura dei sondaggi che ovviamente si possono sempre leggere in bianco o in nero, da destra o da sinistra. Perché se è vero che un italiano su due “boccia il ritorno”, ce n’è un altro su due che “non” lo boccia. E infatti, scorrendo le rilevazioni Demos-Coop su cui si basa Diamanti scopriamo le singolari contraddizioni a cui l’amore-odio degli italiani (e dei media italiani) per Berlusconi ci ha abituati, la buffa schizofrenia a cui la spaccatura dei pro e contro il Cavaliere induce da sempre anche gli analisti più seri. Scopriamo, per esempio, che il 33 per cento degli italiani inserisce “la fine del governo Berlusconi” tra gli avvenimenti che hanno cambiato in negativo l’Italia negli ultimi trent’anni. Scopriamo che tra i personaggi che hanno cambiato l’Italia (sempre negli ultimi trent’anni) Berlusconi è in testa alla classifica con il 13 per cento, addirittura un punto percentuale sopra Napolitano con il 12. A seguire Mario Monti (8), Papa Giovanni Paolo II (7), Antonio Di Pietro (6), Sandro Pertini e Beppe Grillo (5).

Scopriamo che la discesa in campo di Berlusconi, nella classifica degli eventi che hanno trasformato il Paese, è terza dopo la crisi economica e l’introduzione dell’euro, e viene prima del governo tecnico di Monti. Scopriamo quindi che la sua popolarità (in positivo o in negativo) resta ai massimi livelli, e che il giudizio positivo sul suo impegno in politica spazia fino al 33 per cento, che dovrebbe corrispondere più o meno al consenso potenziale oggi. Ancora non sappiamo quale audience potrà avere la sua effettiva ri-discesa in campo. Finora ci sono stati solo vaghi annunci, spesso indiretti, qualche battuta e un’intervista. Ma nessuna pubblica apparizione. Nessun evento che segni l’inizio di un’esperienza nuova. Nessun predellino 2 o 3. Nessuna offensiva mediatica. Il ritorno di Silvio Berlusconi sta avvenendo in un modo quasi soft, per prudenza visto il periodo delicato e l’insidia dei mercati. Per rispetto al governo Monti che il PdL appoggia, seppure a volte criticandolo, in Parlamento.

Il sospetto è che ancora una volta il Cavaliere possa sorprendere tutti, a cominciare dagli analisti, e attingere nella frustrazione degli italiani oppressi e tartassati dal governo tecnico e disorientati dalla litigiosità e frammentazione del centrosinistra, oltre che pescare nel bacino sempre vivo della maggioranza silenziosa tradizionalmente preponderante in Italia. Sempre che Berlusconi riesca a farsi perdonare alcune mancate riforme e la lungamente attesa e mai completata rivoluzione liberale che nel ’94, come leader di Forza Italia, aveva promesso.  

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