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Rischio Grecia per l'Italia?

Adesso l’Europa s’interroga sul futuro dell’Italia. Il problema non è il dopo-Monti, il problema è Monti in quanto premier non eletto dal popolo.

Monti

È in pericolo la democrazia in Italia? L’Italia non sarà la Grecia, che in passato ha avuto i suoi Colonnelli e adesso pare incamminata nonostante la crisi su binari di piena legittimità democratica, ma il percorso dell’Italia “montiana” in Europa ricalca a distanza di un anno quello compiuto dalla Grecia. I fondamentali della nostra economia, è vero, sono ben diversi da quelli greci (il rapporto è 1 a 6). E manca il formale assoggettamento di Roma al programma della Troika, la perdita di sovranità nella politica economica. Il resto però è uguale.

Ricordate quando i Paesi nordici dissero che la Grecia non andava aiutata? Finlandia e Olanda hanno fatto lo stesso con l’Italia, tentando di bloccare lo scudo anti-spread. Ricordate quando il problema non fu più “quale” politica economica dovesse fare l’esecutivo guidato da Lucas Papademos, il “Monti greco”, ma come si potesse garantire che una volta tornata a un governo politico, Atene onorasse gli impegni assunti da Papademos? Ecco, siamo arrivati pure noi a questo punto. L’Europa, soprattutto quella del Nord, si chiede se l’Italia proseguirà nella direzione (stentata, controversa, insufficiente, ma giusta) intrapresa da Monti. E nelle pieghe dei retroscena sull’ultima riunione dei ministri dell’Economia UE, emerge che Monti si è impegnato a firmare un memorandum col quale l’Italia s’impegna, al pari di altri Paesi, a sottoporsi a un rigido controllo europeo nel momento in cui dovesse accedere (o avesse avuto accesso) allo Scudo, pena la decadenza del diritto a utilizzarlo. E la postilla decisiva è che questo accordo vale anche per i futuri governi. La stessa cosa era avvenuta per la Grecia.

La differenza è che in Grecia il tecnico Papademos, uomo di prestigio e valore, laureato in fisica e professore di economia, già capo-economista e governatore della Banca di Grecia e vicepresidente della Banca centrale europea, guidava una squadra di politici e non ha mai e poi mai insinuato o fatto trapelare una sua personale aspirazione a restare in carica. Lui aveva ben chiari i limiti e il senso (altissimo) del suo ruolo. Il suo “spirito di servizio” consisteva nel compiere un lavoro e ritirarsi, non nel proporsi come successore di se stesso. Doveva salvare la Grecia e preparare il terreno al ritorno di una piena e stabile legittimità democratica. Guai se avesse oltrepassato quel limite, avrebbe tradito se stesso.

Adesso l’Europa s’interroga sul futuro dell’Italia e sulle sue prospettive di stabilità. Il problema non è il dopo-Monti, il problema è Monti stesso. Non in quanto persona, evidentemente, ma in quanto premier tecnico non eletto dal popolo e quindi “dimezzato”. Invece di garantire davanti all’Europa e al mondo che l’Italia è un grande paese e avrà presto un esecutivo politico nel pieno dei suoi poteri attraverso elezioni democratiche, Monti accredita lo scenario (quello sì esiziale per i rendimenti dei titoli di Stato italiani, alias lo spread) della instabilità e inaffidabilità dei prossimi esecutivi.

Pier Luigi Bersani, leader del Partito democratico, bene ha fatto a sbarrare la strada all’ipotesi di una grande coalizione con Monti premier tecnico. Le parole di Bersani, anche se dettate da un (legittimo) interesse di partito e personale, vista la probabile vittoria nelle elezioni di primavera, sono una oggettiva ventata di democrazia e fiducia. Meglio ancora avrebbe fatto ad accettare l’ipotesi di elezioni anticipate assumendosi la responsabilità delle necessarie misure “lacrime e sangue”, delegate invece a Monti. Ottimismo e fiducia nel ritorno alla normalità sono tutto il contrario dello scetticismo egocentrico del professor Monti, che è sembrato volersi imporre anche nel dopo-Monti come la soluzione tecnico-politica ideale per l’Italia. Anche se ieri ha smentito di voler rimanere al suo posto oltre il 2013, i retroscenisti che riportano (non smentiti) le sue parole allo staff, ne confermano l’idea di non scendere dal trono. E guarda caso, spunta pure una “Lista Monti” depositata lo scorso maggio.

A qualcuno verrà mai in mente che forse anche gli italiani vorrebbero dire la loro su quanto sta succedendo? E che forse non saranno meno maturi e meno capaci dei loro governanti, tecnici o politici che siano, nel decidere il loro destino?  

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