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Quelle strane nomine Rai

Tarantola e Gubitosi senza competenza e trasparenza (ma amici di Monti)

Il neo Presidente della Rai, Anna Maria Tarantola (Credits: Roberto Monaldo / LaPresse)

Nomine Rai.

Che pena questa corsa all’adulazione dei nuovi potenti che nominano, e dei loro neo-nominati. Che orrore questa fretta d’inchinarsi alle designazioni in apparenza indipendenti, competenti e trasparenti, ma che in realtà sono l’esatto opposto: un passo indietro anche rispetto alla lottizzazione dei partiti.

Succede che il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha imposto Anna Maria Tarantola, già vicedirettore generale della Banca d’Italia, alla presidenza della Rai, e Luigi Gubitosi, già uomo Fiat poi in Wind e ultimamente in Bank of America, alla direzione generale della Tv pubblica.

Pensavamo che indipendenza significasse “essere nella condizione di non dipendere da altri”. Adesso invece apprendiamo che “indipendenza” significa dipendere dal capo del governo che ti ha scelto (il politico più potente, rispetto al quale una libera azienda dell’informazione dovrebbe avere la massima libertà di giudizio) e in più significa avere il gradimento dei partiti che non può comunque mancare.

Il paradosso, che suona come un insulto alla nostra intelligenza, è che lo stesso presidente Monti dà atto a se stesso in pubblico di aver nominato figure indipendenti che ovviamente, da oggi sino alla fine del mandato, dovranno gratitudine al capo dell’esecutivo e non potranno negarsi a qualsiasi sua telefonata.

Quanto poi alla competenza, pensavamo che nell’etimologia della parola vi fosse la radice della “competizione”, del gareggiare e concorrere con altri in settori nei quali si avessero conoscenza ed esperienza specifiche. Scopriamo invece che la “competenza”, nell’Italia dei professori, significa capacità di far pesare un curriculum, fuori da qualsiasi vera competizione, zavorrandolo con l’appoggio e l’amicizia dei potenti di turno e con legami coi poteri forti. Ma, soprattutto, apprendiamo che per essere riconosciuti competenti in un settore bisogna non essersene mai occupati.

Infine, ci era piuttosto chiaro che cosa fosse la “trasparenza” (e quanto ne avessimo bisogno): la pubblicità e chiarezza dei meccanismi attraverso i quali si assume una decisione e si fa una nomina. Invece, prendiamo atto che la trasparenza, per i professori, coincide con l’annuncio a sorpresa di una decisione assunta in segreto, tra poche persone, nel chiuso delle stanze dei bottoni. Senza spiegare criteri e percorsi, senza giustificare l’esclusione di altri candidati. Non sappiamo chi abbia indicato chi e perché. E perché non altri.

Fin qui non siamo entrati nel merito dei due prescelti e della loro storia. Ci mancherebbe. Non ne abbiamo i titoli. Ci colpisce però che siano entrambe personalità che vengono dal mondo delle banche, che mai hanno gestito aziende giornalistiche o di produzione televisiva.

Michele Santoro, uno che - piaccia o no - la tv la conosce, ha detto, non a torto: “Con quei nomi il governo ha dimostrato di avere una banca al posto del cervello”. Mentre un altro indiscusso conoscitore della Tv, Pippo Baudo, saggiamente e con un certo coraggio ha ammonito: “Per giudicare una minestra bisogna prima assaggiarla”.

Nessuno ha mai visto all’opera in una tv, neppure in una di quelle piccole ma dinamiche baracchette locali, la Tarantola o Gubitosi. Quel che si dice della prima è piuttosto che sia vicina a una grande impresa spirituale, non televisiva: l’Opus Dei. E di Gubitosi, che è stato per quasi vent’anni in Fiat (potere non debolissimo) e che da Torino, legittimamente mosso dall’ambizione, si è messo in movimento verso il cuore del potere politico.

Del resto, che la Tarantola fosse persona vicina a Monti era già emerso nei giorni in cui si stava formando il governo, quando veniva data come papabile viceministro dell’Economia. E c’è chi timidamente osserva come la nomina di Gubitosi alla direzione generale sia una forzatura delle regole da parte di Monti, perché la proposta spetta per legge al Consiglio d’amministrazione, d’intesa col Tesoro.

Trasparenza e rispetto delle regole non vanno più a braccetto? Sarà perché in Italia la democrazia è sospesa e dobbiamo tutti esser felici di pagare più tasse e accettare qualsiasi nomina? Fra l’altro, Monti concentra un potere immenso. Quand’è che il presidente professor Monti avrà la magnanimità di scegliere finalmente un ministro dell’Economia, invece di attribuirsene le funzioni con un interim senza precedenti nella storia della Repubblica? Forse perché non c’è nessuno più indipendente e competente di lui?

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