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Prof pendolare per non abbandonare l'allievo in difficoltà: "Non lo potevo tradire"

La storia, rivelata dal Secolo XIX, di Marco, insegnante di sostegno a Savona, che rinuncia alla cattedra fissa per responsabilità verso Walter, 16 anni, disabile

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È difficile persino trovare le parole per raccontare, finalmente, una storia positiva. Abbiamo pronti i toni e le frasi giuste, di maniera, che scorrono facili quando si tratta di intingere nell’inchiostro la penna della disgrazia, della crisi, della corruzione, della criminalità, della guerra... Ci manca l’abitudine alle storie edificanti. Come quella, riportata in prima pagina dal “Secolo XIX”, di quell’insegnante di sostegno, Marco Poli, 39 anni, che ha scelto di continuare a fare il pendolare per non tradire Walter, 16, l’allievo disabile che ha fiducia soltanto in lui. Poli, che nelle foto ha esattamente il volto che t’immagini, un faccione largo e segnato che trasmette un’idea di forza serena, e uno sguardo solare accompagnato a un sorriso morbido, aveva “vinto” una cattedra completa di 18 ore nella scuola sotto casa, nella sua Savona, invece ha firmato la rinuncia formale.

Continuerà a insegnare nell’Istituto Alberghiero “Migliorini” di Finale Ligure, 30 chilometri di strada e traffico ogni mattina, 60 tra andata e ritorno, con relativo spreco di tempo e denaro. Tutto per non abbandonare Walter, il ragazzo disabile che dopo anni di disagio e integrazione difficile aveva trovato il professore ideale, quello che gli aveva fatto tornare la gioia dei suoi 16 anni e dello stare con gli altri, i compagni, i professori, e scambiare parole, esperienze, emozioni. La madre, Elisabetta, quando ha saputo che quel provvidenziale punto di riferimento stava per andarsene, ha fatto il diavolo a cento, si è rivolta anche al ministro, ma la decisione spettava solo all’insegnante.

Il professor Poli sognava quel trasferimento per vivere meglio, per una maggiore stabilità. Quella cattedra nelle scuole Guidobono significava un’altra vita, non dover più inseguire supplenze sparse per la provincia di Savona. Lo sappiamo che cosa non si fa per queste graduatorie, che cosa non si tenta di fare. A volte, come si briga e ci si raccomanda. Nessuno, poi, rinuncia mai a nulla. Specie nella scuola, dove si è inamovibili. Parlo per esperienza personale, avendo due figlie adolescenti. Ci sono insegnanti bravissimi/e e ci sono insegnanti fantasma, che hanno il diritto (assurdo) di mettersi in aspettativa per anni, per esempio per seguire i coniugi trasferiti all’estero, e mantenere non solo il ruolo, ma esattamente quella cattedra in quella scuola nella quale non andranno mai più, condannando gli studenti a cambiare supplente ogni anno. La scuola italiana sembra fatta per dare un posto fisso a una marea di insegnanti soprattutto donne, soprattutto madri, che possono dedicare metà giornata ai figli e sparire per tre mesi l’anno. All’estero, c’è il tempo pieno. Mattina e pomeriggio. La scuola è un ciclo continuo.  Le cattedre sono ben distribuite tra uomini e donne.

C’è una cultura diversa, che mette al centro lo studente, non la necessità di garantire un lavoro a madri di famiglia. Certo, ci sono anche molti insegnanti che non si danno malati e amano il loro lavoro, vivono per i loro studenti. Che si sacrificano. Insegnanti eccezionali, di quelli il cui ricordo accompagna per tutta una vita e il cui esempio continua a emanare un influsso positivo. Quasi una formazione permanente. Ma sono davvero pochi quelli come Marco Poli, che per un allievo rinunciano a cambiare vita. “Non lo potevo tradire”, ha detto semplicemente. “Quando scegli in modo cosciente questo lavoro, lo fai perché ci credi, per passione”. Grazie, professore.  

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