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Perché il ritorno del Cavaliere può rendere più stabile il sistema politico

Due coalizioni, che si contendono la guida del Paese. Con le ali estreme marginalizzate e il centro a far da ago della bilancia. La ridiscesa in campo di Berlusconi sta comunque facendo chiarezza sugli scenari futuri

berlusconi

Sul futuro politico dell’Italia, e quindi sulla stabilità di governo dopo le prossime elezioni, si può anche essere ottimisti. Perché no. È vero che Moody’s ha appena tagliato di due gradini il rating dei titoli italiani, ma spesso le analisi di questo tipo sono basate sulla lettura dei giornali e su eventi già ampiamente consumati e metabolizzati nelle settimane che precedono la pubblicità delle correzioni di rating.

In realtà, in Italia si sta facendo un po’ di chiarezza sui possibili scenari che usciranno dal voto della prossima primavera, anche a dispetto delle preoccupazioni degli ambienti internazionali sulla stabilità politica e le stesse dichiarazioni del premier Monti che si è fatto portavoce e megafono di queste perplessità (del tipo: dopo di me il diluvio).

Il centrodestra c’è. Sia Berlusconi, sia Alfano, siano altri a trainare la macchina dei moderati del vecchio PDL che comunque subirà un re-styling, il centrodestra in ogni caso sarà presente alle elezioni con la sua forza di fuoco proporzionata alla sconfitta dell’ultimo esecutivo a guida Berlusconi e alla delusione dei tradizionali elettori del Cavaliere e del PDL. Ma c’è. E c’è la Lega, che dovrà decidere come porsi rispetto agli ex alleati di governo. Comunque, esiste un fronte moderato di destra che giocherà le sue carte.

Il centrosinistra anche, c’è. Pier Luigi Bersani ha detto chiaro e tondo che non vuole grandi coalizioni, gioca la sua partita per vincere e per assumere il governo del paese. Mostra di preferire l’alleanza con il centro, ossia con l’UDC e le altre piccole formazioni del Terzo Polo, e forse con Vendola e Sinistra, ecologia e libertà, ma certo non con Antonio Di Pietro e non con il Movimento 5 Stelle di Grillo.

Il Terzo Polo (in particolare il leader dell’UDC, Pier Ferdinando Casini) dovrà rassegnarsi a fare l’ago della bilancia, posizione nella quale in passato leader come Bettino Craxi o Giovanni Spadolini sono riusciti a ottenere il massimo potere col minimo dei voti.

Resta il variegato movimento della protesta che finora ha preso la strada dell’astensionismo oppure del voto a formazioni come quella tutta sul web e tutta locale di Beppe Grillo. Nessuno può prevedere che peso avranno i grillini nel futuro Parlamento: l’effetto sorpresa di una protesta spesso fine a se stessa e tarata sui piccoli centri non si travaserà automaticamente in un trionfo nazionale nel momento dell’emergenza e della necessaria massima responsabilità.

Centrosinistra al governo, o grande coalizione, restano le ipotesi più probabili di un futuro prossimo venturo. E in entrambi i casi, si tratterebbe di scenari stabili. Ben più stabili, politicamente, e rassicuranti per il nostro rating, di un governo reso fragile dalla mancanza di una piena legittimazione popolare.

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