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Per il bene della democrazia, auguriamoci tutto fuorché un Monti-bis

Il premier pregusta la vacanza, ma Prodi, la Merkel e i banchieri lo rivogliono a Palazzo Chigi

Panna e fragola per Monti

La Merkel e in nostro Premier Mario Monti durante l’incontro tenutosi il 4 luglio a Villa Madama a Roma (Creits: AP Photo/Domenico Stinellis)

Siamo alle tragicomiche. Non bastava il ricorso a un professore come presidente del Consiglio (l’Italia è l’unico paese dell’Occidente con un premier calato dall’alto e non scelto dai cittadini). Adesso i poteri forti, alcuni (piccoli) leader di partito e alte cariche istituzionali tifano per la conferma di Mario Monti a Palazzo Chigi.

Addirittura su la Repubblica si evidenzia che la Germania e gli Stati Uniti vorrebbero il Monti-bis (e noi italiani dovremmo obbedire). Al presidente Giorgio Napolitano, che ha posto la corona di premier sul capo di Monti, si attribuisce il desiderio di non riporla nel cassetto, ma di riporgliela sulla testa, dopo e forse anche a dispetto del voto.

Capiamoci: a qualcuno la dittatura piace, se prima del voto, della ritrovata libertà di scelta degli italiani e del ripristino dell’Abc delle regole democratiche e liberali, un "combinato disposto" di banchieri da Cernobbio, e di politici che partono sconfitti in vista della prossima campagna elettorale, tifano per la reinvestitura di un non-eletto (e non-candidato).

Romano Prodi lo dichiara apertamente: Monti non si presenterà al voto, ma se dalle urne uscisse un Paese ingovernabile, ben venga il Monti-bis.

Lui, Monti, il “premier per caso”, ovviamente si schermisce. Dice che non si pone la questione. Che tra poco finalmente andrà in vacanza. Ma non esclude nulla e opportunamente (per lui) cambia registro e linguaggio.

All’improvviso sembra essersi dissolto l’incubo del default che lo aveva portato al potere e sostenuto finora giustificando l’aumento delle tasse e la sanguinosa politica di austerità, e aver lasciato il posto all’annuncio della crescita, dell’uscita dalla crisi che sarebbe in atto, dell’“ora possiamo stare più tranquilli”. Parole che cadono nel silenzio quasi generale di una stampa elogiativa e adulatrice che ignora come lo spread sia calato per effetto non del miglioramento dei fondamentali dell’economica (disoccupazione, PIL, consumi, prezzi, investimenti, debito pubblico restano quelli di prima, se non peggiorano), ma della decisione della Banca centrale europea guidata da Mario Draghi (non Mario Monti) di acquistare titoli a breve dei Paesi in difficoltà, e della possibilità per l’Italia di accedere ai fondi salva-Stati.

Ma possiamo davvero rallegrarci se abbiamo ottenuto un possibile prestito in più ma non abbiamo diminuito spese e prezzi, né aumentato produttività e consumi mentre galoppa la disoccupazione, soprattutto giovanile?

Troppo facile ignorare che stando ai moniti di Angela Merkel e al significato vero della cosiddetta “condizionalità”, l’Italia per attingere agli aiuti dovrebbe sottoporsi a quello che in termini crudi andrebbe chiamato “programma”, progettato imposto e monitorato dai banchieri “senz’anima” della Bce e del Fondo monetario internazionale. Se le stesse cose le avesse dette Berlusconi, sarebbe stato (giustamente) svillaneggiato e crocifisso.

Chiunque oggi parli di Monti-bis anche se Monti non si presenterà alle elezioni in prima persona, dimostra una totale sfiducia nella democrazia italiana e nell’uscita dal tunnel non solo della crisi, ma della mancanza di trasparenza e libertà.

Parliamo, ancora una volta, di coloro che da sempre pensano di poter gestire la res pubblica come “cosa loro”, le oligarchie che non sono state toccate dalla lotta (a parole) all’evasione o dall’aumento delle imposte che ha colpito la classe media.

Le oligarchie che non hanno abolito i privilegi né tagliato gli sprechi o limitato le doppie pensioni e gli assegni d’oro. A cominciare da questo governo composto da professori e grand commis, che cumulando vitalizi da nababbi e indennità non hanno rinunciato a (quasi) nulla. Il Monti-bis sarebbe una garanzia, ma per loro. Coinciderebbe però con il definitivo collasso repubblicano.

Dovrebbe essere proprio questo governo a promuovere il cambiamento e favorire la ripresa del gioco democratico, avendo tutti gli strumenti per farlo. Invece, sembra non sentirci da quest’orecchio, sembra non capirlo. Per dirla con Upton Sinclair, lo scrittore che fu candidato democratico a governatore della California, è difficile indurre qualcuno a capire una determinata cosa quando il suo salario dipende dal fatto di non capirla.

Insomma, per il bene della democrazia dovremmo augurarci tutto, fuorché un Monti-bis.

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