Esteri

I laburisti sono in testa. Perciò vogliono un altro leader

Tutto preso dalle liti con i sindacati, Ed Miliband ha perso la leadership del suo partito

Il leader laburista Ed Miliband (Ansa)

Ed Miliband è l’uomo dei paradossi. Tre anni fa, grazie al voto dei sindacati, era riuscito a diventare leader di un partito che gli aveva preferito un altro candidato, suo fratello David. Ora, a soli 43 anni, rischia il posto. Proprio mentre i sondaggi danno i suoi laburisti in testa (se si votasse oggi avrebbero 60 seggi in più dei
conservatori).

Il motivo è, ancora una volta, paradossale. Il voto parlamentare che ha vietato l’intervento militare in Siria avrebbe dovuto danneggiare il primo ministro David Cameron, ma
ha finito per azzoppare Miliband. Spiazzato dall’esito del voto, il leader dell’opposizione non ha sfruttato l’occasione come i suoi avrebbero voluto. Ha fatto di peggio: ha dato l’impressione di considerare l’errore di Cameron come una seccatura, arrivata proprio mentre stava ultimando il discorso che avrebbe tenuto al congresso dei sindacati. Un comizio, peraltro, che sarebbe stato ritenuto da tutti un’occasione mancata.

Doveva essere la resa dei conti, dopo lo scandalo di Falkirk, in Scozia, dove il sindacato Unite aveva iscritto i suoi aderenti al Partito laburista a loro insaputa. Miliband voleva usare l’occasione per staccare i sindacati dal partito, anche a costo di rinunciare al loro contributo (circa 1 milione di sterline). Invece è finito contro un muro. «Non vedo perché attaccarci come se fossimo il nemico, mentre i conservatori si fregano le mani» gli ha risposto Dave Prentis, segretario generale del sindacato Unison.

Nel partito tira un’aria pessima. Un laburista ha detto al quotidiano Daily Telegraph: «I parlamentari vengono da me come si andava dal capitano del Titanic a
chiedere se ci fossero abbastanza scialuppe. Gli elettori hanno già preso una decisione su Ed Miliband e, quando lo fanno, raramente cambiano idea».

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