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No tav, Esposito: "Pronto a lasciare politica. Una battaglia condotta da solo"

Intervista a Stefano Esposito, il senatore del Pd a favore della Tav. L'ennesimo attentato intimidatorio stamattina. "Contro un mondo culturale che ha difeso la violenza"

– Credits: Stefano Esposito durante la visita dei parlamentari di SEL e M5S al cantiere della linea ferroviaria Torino Lione a Chiomonte, Torino,23 marzo 2013 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Sono scomparsi tutti. “Caselli se n’è andato, Bersani in rianimazione, Chiamparino non tornerà”. E il messaggio è accanto a tre bottiglie molotov lasciate stamattina accanto alla porta di casa del senatore pd Stefano Esposito. “Ho passato 14 anni per far capire che la Tav si doveva fare. Ma adesso a che serve? Sì, lasciare la politica. Sono stanco ormai. Si sono generati meccanismi di tensione in famiglia. E non si può sempre sopportare quel campanello che suona”.

Ogni volta c’è stato quello che Esposito chiama “Il pensierino”. Il campanello è suonato trenta volte. “Ma erano messaggi, intimidazione, poi tre volte le bottiglie molotov”. Lascia la politica? “Sarebbe una vittoria per i no tav, ma per me la politica è stata una passione, ormai vengono cose più importanti, una compagna splendida, i figli…”. Dopo l'ex procuratore  Gian Carlo Caselli andato in pensione, adesso anche Esposito? “I nomi di Bersani, Chiamparino, Caselli… per tutta questa gente sono avversari che ritengono fuori gioco. Lo so, diranno che sarà una vittoria dei No tav, ma io adesso sono stanco”. Ma stanchi non lo sono tra le campagne di Chiomonte, Bussoleno, Venaus, lì dove il Piemonte è quasi Francia, que volti arcigni e duri, il giovane lì è già vecchio, il vecchio torna giovane e sogna la rivoluzione permanente. “All’inizio esisteva un movimento No tav legittimo, ma è da tanto tempo che quel movimento è scomparso, un movimento che esponeva le proprie opinioni civilmente. Ma questi oggi sono groppuscoli infiltrati, usano la Tav, ma potrebbero usare qualsiasi altra cosa, adesso è emulazione. Ho fatto nomi e cognomi, non mi sono limitato solo alla difesa. Fino a due giorni fa ho denunciato l’aggressione che hanno subito gli operai di Italferr”.

E sembra un pugile suonato dalla voce mentre si dirige a Roma, non più l’Esposito che usava le sue ragioni e i suoi numeri come guantoni. “E’ stata una battaglia condotta da solo e quando si è da soli è sempre più facile colpire”. Dice che la Tav adesso è agiografia e lo capisce ogni volta che entra in libreria: “Pensate a quel mondo intellettuale e culturale che scrive libri a difesa dei No Tav e che considera il treno veloce violenza di Stato. Basti pensare a Caselli e alla polemica contro il testo di Erri De Luca. Forse sarebbe stato diverso se questa battaglia fosse stata condotta senza ipocrisie”.

E il suo partito? “Mi ha chiamato stamattina Matteo Renzi, mi ha espresso la sua vicinanza. Non so che posizione abbia, so soltanto che l’ultima volta, interrogato sulla Tav, ha risposto dicendo che se dovesse decidere oggi non lo farebbe. Sa cosa dico: Forse neppure io. Ma non serve ragionare con le categorie del passato. Sul merito si può discutere, ma ho studiato bene e a fondo la questione. In tutta Europa ci sono treni come quelli della Tav. Oggi paradossalmente abbiamo perso un sacco di tempo, siamo indietro, in ritardo. Hanno fatto campagne per cercare visibilità, aggiunto benzina ai violenti”.

Per Esposito stare dalla parte dei No Tav è stato sempre di moda, come lo furono i capelli lunghi, l’eskimo: “A tutti quelli che dicono che non sia utile vorrei che conoscessero i numeri. Ma la Tav sa cosa è stata? Il modo per costruire carriere politiche”.

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