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Monti e Grillo, fratelli gemelli

Apparentemente così diversi, il comico e il premier sono accomunati da un'idea antidemocratica del sistema politico

Mario Monti e Beppe Grillo, due facce della stessa medaglia. Due volti dell’anti-politica (con tratti fascisti). In fondo è lo stesso presidente del Consiglio ad ammetterlo, nell’ultima intervista al Corriere della Sera. “Noi e Grillo - dice - siamo due espressioni differenti dell’insofferenza popolare. Iconografia della rabbia la sua, gestuale, vivace ma temo inconcludente. Seria, composta, con tante persone capaci, e ormai con esperienze di governo, in Italia e in Europa, la nostra”. Monti è la tecnica elevata (salita) in politica. Culturalmente e politicamente, è significativo che il Professore non sia candidato ma presenti un cartello ribattezzato col suo nome, seppure dietro il paravento di una “lista civica” che fa pensare a una cittadinanza reale (è piuttosto un’adunata di burocrati, intellettuali d’area, movimentisti e amici degli amici). Monti parla di “una formazione che include esponenti di valore del volontariato, dei mondi dei lavoratori dipendenti, delle professioni, dell’associazionismo, dell’imprenditoria, della scienza, gente capace, persone che hanno scelto di rischiare”. Piero Ostellino sul Corriere della Sera osserva che non è la prima volta, “è già successo con la costituzione della Camera (dei fasci) e delle corporazioni”. E cita a sostegno di un accostamento a prima vista paradossale le parole stesse del Professore. Una carattere antipolitico e neocorporativo, quello di Monti, che ricalcherebbe l’organicismo sociale (la sovrapposizione dello Stato sulla società civile) teorizzato dal filosofo del fascismo, Giovanni Gentile.

Da un lato quindi c’è Grillo, con la sua carica travolgente e istrionesca, furbescamente alimentata attraverso i tour di piazza e l’agorà virtuale, il web. Dall’altro il culto della personalità tecnica, con una pretesa anti-politica di supplenza della democrazia in cui il “governo dei migliori” diventa programma elettorale. Solo la reciproca patente di “incapacità a governare” di Grillo e Monti distinguerebbero il comico dal professore. Il problema è che a incoronarsi come “il Migliore” sono sia l’uno che l’altro, Grillo a dispetto della sua “inconcludenza”, e Monti del fatto che tutti gli indicatori economici sono drammaticamente peggiorati nell’ultimo anno di governo.

Monti e Grillo in realtà non sono anti-politici, come non lo era Mussolini. Grillo è un rivoluzionario. E Monti anche, ma avendo arruolato partitini guidati da vecchi volponi della Prima Repubblica come Casini e Fini. Il loro merito? Essersi schierati con lui senza se e senza ma, poco importa che l’abbiano fatto per sopravvivere.

Monti, inoltre, si vanta dell’incoraggiamento di “molti leader europei e internazionali, da Obama a Hollande”. Il che non depone a suo favore. Perché infatti i leader stranieri, in uno scenario di concorrenza globale in cui ciascuno fa i propri interessi, avrebbero interesse a volere Monti alla guida dell’Italia? Infine, il Professore è blindato da poteri fortissimi, dal Vaticano all’alta finanza, dalle banche alla grande imprenditoria (non la piccola e media).

Monti reclama il potere in quanto “tecnico”, e questa è la sua piattaforma. Come i filosofi-governanti in Platone. “Ebbene - dice Socrate a Glaucone nella ‘Repubblica’ -, “a queste persone rese perfette dall’educazione e dall’età non affideresti tu, a esse solo, lo Stato?” Anche Monti si è auto-investito di una missione che lo costringe ad affrontare, direbbe Platone, “le noie della vita politica”. Per Platone i filosofi (i tecnici) raggiungono la maturità solo dopo aver fatto dai trenta ai cinquant’anni i burocrati. Dopo quell’età, potranno governare e il resto del tempo lo dedicheranno alla filosofia. Tra le iniziative auspicabili, quella di mandare i cittadini in campagna e sottrarre loro i figli per educarli secondo rigorosi principi morali. C’è bisogno di aggiungere che Platone aveva il massimo disprezzo per la democrazia, considerata appena un gradino sopra la tirannia?

Monti e Grillo hanno più di cinquant’anni e ci propinano la loro filosofia: entrambi vogliono mandare a casa gli “incapaci”. Entrambi, il comico e il professore, distribuiscono bollini di qualità e si considerano “i migliori”. Entrambi hanno tratti fascisti, entrambi esercitano un fascino indiscutibile per quanto perverso. Entrambi rischiano di rendere ingovernabile l’Italia.

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