Politica

I reduci del livore: i serenissimi di Micromega

L'appello di Micromega per la revoca dei servizi sociali a Berlusconi e lo stato del livore in Italia

– Credits: P.NAVONA; FLORES, GOVERNO VUOLE IMPUNITA' TOTALE. Il direttore di Micromega, Paolo Flores D'Arcais, durante il suo discorso questo pomeriggio in piazza Navona a Roma. ANSA/PERCOSSI-MONTANI/DRN

Ormai manca solo il bastone: «Berlusconi bastardo»; «In piazzale Loreto appeso per le palle»; «è il momento di zittire questo delinquente»; «melma fetida». E per Michele Nista Berlusconi è in fila «pedofilo, nazista, mafioso, mega lava cash, porco, corruttore, ladro, truffatore, pagliaccio, vergogna del nostro paese». Attenzione non è solo lo stato del livore in Italia, sul sito di Micromega che ha lanciato l'appello "La libertà di Berlusconi è un'indecenza. Firma anche tu per la revoca dei servizi sociali", ci sono già tutti quegli attrezzi che fecero inorridire il nostro Alessandro Manzoni: le tenaglie della caccia, il patibolo, gli scaracchi, la graticola e il suo cerimoniale.

Il testo di Paolo Flores d'Arcais, direttore di Micromega, è l'innesco che prepara l'insulto come la nitroglicerina prepara l'esplosivo: «E' un delinquente patentato». E tra le righe c'è la richiesta della camera di contenzione per Berlusconi: «Servono stringenti domiciliari che gli inibiscano la scena pubblica che invece continua impunemente a lordare». L'appello non è lanciato solo da D'Arcais, ma è condiviso dagli "ulema" tutti saio, bigodini e costituzione, i vari Don Aldo Antonelli, Roberta De Monticelli, Angelo D'Orsi, Giorgio Parisi e Aldo Prosperi, la cui vera vocazione è fare i secondini. Insomma, mai si era letto un appello per riempire le carceri piuttosto che svuotarle, mai si era visto un filosofo cominciare con Hannah Arendt e concludere la sua carriera con il "Totò a colori" che avvertiva: «In galera, in galera vi mando!».

E vale ricordare che questa sinistra irriducibile è stata espulsa perfino dalla chiesa di Repubblica il cui ruolo è quello di "temperare" l'antiberlusconismo. Allevata e finanziata dal Gruppo Espresso che la edita e che se ne serve nelle operazioni sul campo da cui il quotidiano viene esonerato, Micromega è la moschea di quel milieu manettaro che Matteo Renzi e le urne hanno smantellato. Dunque va detto: questi castigamatti sono i reduci che credono ancora nell'intifada come i serenissimi credono ancora nella secessione. La missione a distanza di vent'anni è rimasta sempre quella: appropriarsi dello scalpo dell’avversario. E se non fosse la bocciofila del rancore, quest'accolita di pensionati che gioca al Terrore meriterebbe la compassione che si deve ai samurai rimasti senza ingaggio dalla storia, la gavetta che si porge ai soldati tornati dal fronte. Ebbene, sono rimasti solo D'Arcais e questa congregazione, sempre più minoritaria, depauperata dall'ayatollah Antonio Ingroia rifugiato e protetto dal governatore siciliano Rosario Crocetta che gli ha affidato un incarico nelle campagne di Trapani, orfani pure del loro miglior prodotto quel Marco Travaglio che li sostiene ma con un sentito distacco.

Ormai la marginalizzazione è evidente a partire da Palermo dove il Pd ha scelto di candidare alle elezioni europee un campione di garantismo come il professore Giovanni Fiandaca primo e valente oppositore del giacobinismo mozzaorecchi. Trascurata da Beppe Grillo che si accinge a fare il suo ingresso nel Porta a Porta di Bruno Vespa, Micromega sgonfiandosi si gonfia di rancore. Alla stessa maniera di quelle cellule politiche che subiscono defezioni i D'Arcais stipulano la convenzione internazionale con il greco Alexis Tsipras (la cui responsabile italiana della comunicazione si fa fotografare in bikini sdoganando il fondoschiena) blandiscono Grillo, alzano il tiro per non scomparire. Il sito è il loro "tanko", ed è una sinfonia di sbarre e ceppi. Più che una rivista queste pagine sembrano la nuova colonna infame che ha in Grillo l'imbrattatore principe e in D'Arcais il procuratore generale. Ma a corroborare c'è pure il Manifesto di Livio Pepino – fondatore prima di Magistratura democratica, ex membro del Csm, oggi maître à penser dell'anarchismo sovversivo che da anni infesta la Val di Susa – che separa addirittura l'umanità in due categorie: «Si sta chiudendo per la giustizia una stagione (...) all'insegna del ripristino di due codici diversi: uno per i briganti e uno per i galantuomini». Qui le parole anticipano le azioni, il turpiloquio domina e si impossessa dei corpi degli internauti come Grillo si è impossessato della parolaccia di cui si proclama amministratore delegato.

Come un seduttore D'Arcais cerca Grillo per dare fuoco alla nostra lingua perché come spiega Giovanna Bonanno nel suo "Insulto dunque sono" l'insulto è come una palla di ping pong che rimbalza ammorbando tutti. E però, questo appello non è solamente il termometro dell’intolleranza, ma è soprattutto un torto che si fa a quel nobile strumento di scuola radicale e illuminista appunto l'appello che per Giorgio Manganelli in Italia è stato definitivamente ridotto a una pratica d'accattoni: ci si serve degli appelli come i mendicanti si servono dei cani. Chiunque dovrebbe sapere (tanto più D'Arcais che usa come nome di lotta il titolo del libro Micromega di Voltaire, quello stesso Voltaire che ci ha insegnato a diffidare dei processi) che gli appelli in realtà solleticano la libertà e non il supplizio. Gli appelli sono sempre un’obiezione dell'intelletto: erano contro l'intervento in Algeria quelli di Sartre, per la liberazione di Sacco e Vanzetti quelli di Joen Baez, John Dos Passos e nel diritto romano l'appello era l'estrema richiesta fatta dal senato al popolo per scongiurare la condanna a morte. Non è dunque un caso se non esiste l'associazione "Tutti tocchino Caino", o il contrario di "Amnesty International" se non per D'Arcais che sul suo sito ha finalmente fondato questo nuovo braccio: la "Captivity International" che ha per statuto l’ergastolo a prescindere, il bagno penale. E i seguaci si inseguono per conquistare i galloni dell'astio: a chi toccherà la sedia sotto la gogna? Su 21933 firme, tra quelle commentate, le parole più presenti sono "galera", "carcere", "delinquente", "lordare", "merda". E adesso notate: non è forse lo stesso disprezzo, non sono forse le medesime parole che si alzano dalle curve degli stadi? Non sono le molotov linguistiche che danzano insieme alle spranghe?

Carmelo Caruso

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