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Larghe intese anche in Germania: perché convengono alla Merkel

Cosa è la Große Koalition, quando c'è stata, perché potrebbe tornare e cosa vuole la cancelliera in vista del voto tedesco del 22 settembre

Due manifestanti con le maschere di Angela Merkel, 59 anni, e dello sfidante Peer Steinbrück, 66 anni (Credits: JOHN MACDOUGALL/AFP/Getty Images)

Se vi piacciono le infografiche interattive, potete divertirvi a costruire la vostra Große Koalition sul sito dell'Economist o del Wall Street Journal . Se invece volete capire cos'è la grande coalizione che, secondo molti, sarà il frutto del voto del 22 settembre in Germania, potete continuare a leggere qui sotto.

Non è una novità.

La prima volta che si è usato il termine Große Koalition erano gli anni Venti, durante la Repubblica di Weimar. Se ne è parlato di nuovo dal 1966 al 1969, per l'alleanza tra SPD e CDU/CSU, uniti in aula mentre fuori impazzava la contestazione studentesca. La Germania, comunque, ha vissuto per decenni con una sorta di grande coalizione sotterranea: tutte le grandi riforme sono state informalmente condivise da CDU e SPD.

L'ultima Große Koalition.

È stata quella che ha visto SPD e CDU/CSU sotto lo stesso tetto dal 2005 al 2009. È stata un'alleanza innaturale, imposta dall'aritmetica: nè i socialdemocratici (222 seggi vinti) né il partito di Angela Merkel (226 seggi) avevano i numeri per ottenere la maggioranza da soli (312 seggi necessari). È andata meglio del previsto: dopo un inizio fatto più che altro di promesse, la coalizione ha varato alcune riforme, ha consentito al paese di reggere nel mezzo della crisi ma si è ben guardata dall'affrontare le più divisive riforme strutturali.

La cancelliera Angela Merkel, che è riuscita a prendersi il merito dei provvedimenti più graditi e a scaricare sull'SPD gli insuccessi, avrebbe vinto le elezioni del 2009, finita la Große Koalition. Lo slogan di allora, “Keine Experimente” (niente esperimenti, vecchio motto della CDU), andrebbe bene anche per la campagna elettorale di questi giorni.

L’SPD, invece, ne è uscito con le ossa rotte: non ha sfruttato i risultati di quattro anni al governo, ha perso uomini (finiti spesso a sinistra, insieme a ex comunisti, nel nuovo partito Die Linke) ed è andata all'opposizione dopo 11 anni al governo. Quello del 2009, per i socialdemocratici, è stato il peggior risultato della sua storia (23 per cento dei voti).

Cosa succederà questa volta?

"A molti socialdemocratici non va di formare un'altra Große Koalition: è ancora viva la memoria della sconfitta del 2009, perciò non vogliono subire di nuovo la sorte infelice degli azionisti di minoranza", dice a Panorama.it Henning Meyer, docente alla London School of Economics and Political Science e membro della commissione che definisce i valori fondanti del programma dell’SPD. Però ci sono altri fattori da considerare: "Il comportamento di Merkel, che ha preso molte idee dell’SPD, renderebbe l'intesa più facile", nota Meyer, "e io spero proprio che vada così. La Große Koalition è la soluzione migliore per la Germania e per l’Europa: avere l’SPD nel governo faciliterebbe i rapporti con il Bundesrat, la camera dei sedici stati (Land) tedeschi, che è guidata da una maggioranza fatta da SPD, verdi e sinistra (Die Linke); a livello europeo, un governo di coalizione potrebbe dialogare sia con i paesi guidati dalla destra che con quelli guidati dalla sinistra". Per Meyer "Merkel è perfetta per una coalizione: governa più come una manager dello status quo che come una politica, non è vanitosa ed è tutto il contrario della coerenza. Come si è visto su più temi, ad esempio l'energia nucleare, la cancelliera, quando deve mantenere il governo, ha una concezione dei valori decisamente molto elastica".

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