Esteri

Matteo Renzi, Narendra Modi e i marò

Modi è più pagmatico che nazionalista, e per salvare i nostri Fucilieri Renzi dovrebbe confrontarsi con lui in maniera più diretta

– Credits: AFP/GettyImages

Tutti parlano di Narendra Modi. Islamabad lo invita in Pakistan per "ridefinire le relazioni tra i due paesi", e Tokyo gli chiede di considerare il Giappone per la sua prima visita ufficiale all'estero. Cosa succede? L'India ha improvvisamente ricominciato ad essere un paese che conta? Forse sì, visto che, in fin dei conti, le potenzialità per trasformarsi in una grande potenza le ha sempre avute. Non ce l'ha mai fatta per mancanza di capacità, determinazione e, soprattutto, una maggioranza politica in grado di procedere in maniera spedita. Tutti ostacoli che, nell'era Modi che si è appena aperta, potrebbero essere facilmente superati.

Basta trascorrere anche solo qualche giorno in India, e non necessariamente nel Gujarat, vale a dire uno degli stati che hanno deciso di sostenere il leader nazionalista del Bharatiya Janata Party (Bjp) all'unanimità, per capire che Modi ha letteralmente conquistato il paese con il suo carisma e le sue promesse, e che persino gli stranieri, dopo averlo tenuto lontano per più di dieci anni, si aspettano moltissimo da lui.

Un burocrate indiano molto vicino a Modi e allo stesso tempo con legami indiretti relativamente forti con l'Italia ha raccontato a Panorama.it che la sua nomina a Primo Ministro potrebbe stravolgere il destino dell'India sotto molti punti di vista, e che il desiderio di Modi di passare alla storia come il terzo grande leader nazionale, dopo il Mahatma Gandhi e Jawaharlal Nehru, aumentano le probabilità che ciò possa davvero succedere.

Per l'Italia tutto questo cosa significa? Che un leader estremamente nazionalista e per nulla interessato ad alimentare un'immagine di se stesso debole e incline al compromesso tenterà di resistere alla riapertura del caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone?

Guardando questo video , in cui Modi si scaglia contro il "trattamento di favore" concesso ai marò accusati dell'omicidio di "due pescatori che lavoravano per guadagnare il pane", sembrerebbe di sì, ma questa fonte molto vicina al neo-Premier ritiene che i toni e gli argomenti della campagna elettorale siano già stati abbandonati. Perché la retorica di cui si è servito il leader del Bjp per conquistare il paese non è utile per governarlo.

Cosa vuol dire? Essenzialmente che dal giorno in cui verrà sciolta la riserva sui ministri dell'esecutivo di Modi quest'ultimo potrà finalmente sostituire all'ideologia il pragmatismo, iniziando a fare le scelte giuste per l'India. Questo naturalmente non significa che tra le priorità di New Delhi ci sia quella di rimandare a casa i nostri militari, ma che ci siano i presupposti per aprire una nuova fase in questo infinito negoziato sì.

Se Modi vuole davvero rilanciare crescita, sviluppo e occupazione nel paese di certo non può farlo da solo. Questo significa che il leader del Bjp dovrà trovare un modo per ricostruire le sue relazioni internazionali con tantissime nazioni. L'impossibilità di fare a meno della comunità internazionale, sommata all'urgenza di scrollarsi di dosso quel che è rimasto delle umiliazioni post 2002, quando dopo le violenze religiose verificatesi in Gujarat una serie di nazioni, Stati Uniti e Inghilterra incluse, ritenendo Modi direttamente responsabile di quanto avvenuto, lo inclusero nella loro lista di personalità non grate e evitarono di intrattenere qualsiasi rapporto con lui, e alla temporanea uscita di scena degli "italiani" del Partito del Congresso, offrono all'Italia alcune nuove opportunità per quel che riguarda la gestione del caso dei Fucilieri di Marina. 

Il fatto che l'interlocutore del governo non sia più Sonia Gandhi permette all'Italia di confrontarsi con l'India in maniera nuova. Ancora, il fatto che entrambi i paesi siano governati oggi da un Primo Ministro diverso da quello in carica nel momento in cui è avvenuto l'incidente potrebbe aiutarli a riportare il negoziato a un livello zero e ripartire da lì.

"Ciò che molti sottovalutano", ha spiegato la nostra fonte, "è che Modi è più pragmatico che nazionalista, e si trova a guidare un paese che sta attraversando una fase talmente difficile da rendere necessario chiedere alla popolazione di fare grossi sacrifici per uscirne. Questo vuol dire che se l'Italia sarà in grado di offrire 'qualcosa' per la liberazione del marò Modi potrebbe anche interessarsi ala vicenda". ll vero rischio di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è infatti che il nuovo governo indiano si dimentichi di loro, e che le pressioni dell'opinione pubblica italiana costringano Modi a evitare di affrontare direttamente un problema così delicato. Lasciando quindi che siano i burocrati di Bruxelles o New York ad occuparsene, con i loro lunghissimi tempi.

"Modi tenderà certamente a centralizzare le decisioni", conclude la fonte, "quindi se è lui che deve decidere o anche solo dare l'input per farlo, Matteo Renzi e i suoi ministri farebbero bene ad approcciarlo direttamente, cercando di organizzare quei faccia a faccia di alto livello che con la famiglia Gandhi non sono serviti, ma che con Modi andrebbero intensificati". Per riuscirci, però, occorre che gli italiani diano un benvenuto "cortese, positivo ed entusiasta" al nuovo esecutivo di New Delhi, anche se i fedelissimi di Modi credono che sarà proprio questo il primo errore che rischiamo di commettere, nella convinzione (nemmeno così infondata) che per il rientro dei due Fucilieri il nostro paese abbia già aspettato troppo. 

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