News

Matteo Renzi il "pigliatutto" contro tutti

Il sindaco di Firenze vuole il Pd e Palazzo Chigi ed è pronto all'assalto contro Letta, Napolitano ed il centrodestra

Matteo Renzi, da ieri ufficalmente candidato alla segreteria del Pd (Credits: ANSA/ GUIDO MONTANI)

Che cosa voglia fare da grande Matteo Renzi lo sappiamo, il presidente del Consiglio. Il capo del governo. E siccome la sua è una visione bipolarista e democratica liberale, non vetero-comunista, prima di candidarsi a Palazzo Chigi vuole conquistare il Pd e diventarne ufficialmente “il Candidato”, all’americana. Possibilmente alla guida di una vasta coalizione in grado di parlare a un bacino elettorale che coincida con la “maggioranza + 1” degli italiani.

Il discorso di ieri, l’avvio della campagna per le primarie, significa questo: la libertà di presentare una proposta di governo vincente. La sua impazienza, la continuità della sua pressione, del pungolo su Enrico Letta e soprattutto su Giorgio Napolitano, sono segnalati dai due messaggi che ha lanciato: legge elettorale e no all’amnistia e indulto.

Promuovere una nuova legge elettorale significa creare le condizioni per tornare al voto. O, meglio, togliere un alibi al mancato scioglimento delle Camere.

Dire “no” ad amnistia e indulto significa contestare apertamente un suggerimento rivolto al Parlamento dal presidente della Repubblica per liberare posto nelle carceri (l’Europa ci ha condannato per il sovraffollamento che di fatto è una condizione di tortura, sovraffollamento che dipende in parte anche dalle lungaggini della giustizia italiana e dal carcere preventivo). Renzi contro Letta. Renzi contro Napolitano. Renzi contro Berlusconi (o chi per lui).
Renzi affronta un braccio di ferro su tre tavoli.

Il primo con Enrico Letta per il controllo del partito. Letta non ha la forza di una tradizione personale e familiare comunista, ha invece la forza della posizione: presidente del Consiglio. Come capo del governo, il suo futuro si gioca sulla concretezza dei provvedimenti che l’esecutivo sarà in grado di varare. Ma possiamo prevedere fin d’ora che gli italiani non saranno contenti del suo operato. Troppi sacrifici la coperta corta prodotta dalla adesione alla UE costringerà il governo a imporci. Del resto, un esecutivo di larghe intese non pienamente politico ma “del presidente” (Napolitano), ha di per sé limiti pesanti nella sua capacità d’azione. Renzi ha sferrato un’offensiva “morbida” con abili strizzatine d’occhio a sinistra. Siamo al confronto democristiano-democristiano. Se alla fine conquisterà il partito, lo dovrà alla sua capacità di attrarre consenso a sinistra, ma per vincere la corsa del governo dovrà nuovamente strizzare l’occhio a destra. Renzi è un leader, ha carisma. Ci riuscirà.

Il secondo braccio di ferro è proprio con Napolitano, che non ha alcuna intenzione di favorirlo nell’ascesa alla presidenza del Consiglio. Interviene qui un fattore generazionale non confessato. Renzi appare come nuovo, Letta (e Alfano) no. Napolitano privilegia una stabilità di Palazzo rispetto al salto nel buio di nuove elezioni, adesso. Alla fine, Napolitano dovrà cedere.

Il terzo braccio di ferro è tra Renzi e un fantasma. Il fantasma del nuovo leader del centrodestra, il successore di Berlusconi. L’unico che potrebbe contendere oggi la guida del governo al sindaco di Firenze è proprio il Cavaliere, a dispetto dell’età, dei guai giudiziari e del tempo trascorso al governo o all’opposizione (vent’anni che pesano). Non si vede ancora un leader moderato di destra con il carisma suo (e di Renzi).
Il discorso di Renzi di ieri, al di là delle parole, dice molto. La scenografia più povera, meno spettacolare, la giacca e cravatta (non il gessato) invece delle maniche di camicia, mostrano un Renzi determinato a lanciare la sua sfida sui contenuti. Il conto alla rovescia verso la caduta del governo Letta è cominciato.     

© Riproduzione Riservata

Commenti