Marò: il silenzio assordante di Matteo Renzi

Se il capo del governo c’è, batta un colpo. Ne va della credibilità dell’Italia

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I marò italiani Salvatore Girone e Massimiliano Latorre – Credits: ANSA/MAURIZIO SALVI

Matteo Renzi desaparecido sui marò. Se il capo del governo c’è, batta un colpo. Ne va della credibilità dell’Italia. La nostra credibilità è forse cosa di poco conto, da non meritare neanche una slide?

L’India ci prende in giro, ci umilia, continua a far pesare su Salvatore Girone e Massimiliano Latorre la spada di Damocle di un processo mai iniziato. Anzi, di un’accusa mai formalizzata in quasi tre anni (quella di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati il 15 febbraio 2012). La spada pende sulla testa di Girone, costretto ogni settimana a mettere una firma in un commissariato indiano, ma incombe anche su Latorre, che si sta curando in Puglia dopo l’ictus che lo ha colpito a New Delhi e dovrebbe tornare in India il 13 gennaio come promesso dal nostro ambasciatore.

È tutto chiaro ma nessuno lo ha detto con chiarezza: il governo Renzi non solo non ha fatto un solo passo avanti, ma ne ha fatti indietro. E ha perso tempo.

Non ha avviato l’arbitrato internazionale preparato nei mesi di inutile gestione degli Esteri di Federica Mogherini (promossa Madame Pesc), non ha avuto in cambio alcuna garanzia sui tempi del processo e sul suo svolgimento (se non sul suo esito) e il “no” del più alto organo della giustizia indiana alle elementari richieste di Girone (un permesso natalizio) e Latorre (la proroga delle cure in Italia) è paradossalmente la decisione più ostile finora assunta dalle autorità indiane nei confronti dei due militari italiani.

PER APPROFONDIRE: MARO', LA VERGOGNA DELL'ITALIA


È opportuno ricordare che l’Italia ha contestato la giurisdizione indiana, visto che i fucilieri operavano in nome e per conto dell’Italia ed erano quindi coperti dalla cosiddetta immunità funzionale, ma al tempo stesso ha continuato a presentarsi nelle aule di giustizia indiane, di fatto accettandone la competenza. Una follia.

Nulla è cambiato davvero nella gestione del caso sotto i tre governi che si sono succeduti nel frattempo: Monti, Letta e Renzi. Il primo a usare un linguaggio leggermente diverso è il neo-arrivato ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Che ha accusato il colpo senza averne colpa. L’equivoco è uno solo: pensare che la via diplomatica escluda passi forti, quando la forza o lo debolezza sono entrambe opzioni diplomatiche.

Diplomazia non significa usare parole morbide e paludare i problemi senza risolverli, per incapacità o, in questo caso, anche vigliaccheria. Diplomazia significa impiegare gli strumenti “diplomatici” migliori per ottenere il risultato che coincide con l’interesse nazionale. Bettino Craxi dimostrò di essere uno statista il giorno di Sigonella (giusta o sbagliata che fosse la sua decisione di sbarrare il passo ai marines). Silvio Berlusconi ha dimostrato di essere uno statista nel momento in cui si è schierato con gli Stati Uniti e con Israele negli snodi cruciali della politica mediorientale.
E Monti? E Letta? Non pervenuti.

È assordante il silenzio del presidente del Consiglio Matteo Renzi sulla vicenda dei marò. Vicenda che ha la sua cabina di regia a Palazzo Chigi (e non potrebbe essere diversamente), che coinvolge la responsabilità del capo dell’esecutivo che è ancora, per poco, il presidente di turno dell’Unione Europea. Ma evidentemente le due cariche non contano, o non conta Renzi.

Poche parole da Renzi, blande, quando si è saputo a caldo che le richieste dei nostri due fucilieri erano state respinte dalla Corte Suprema indiana. Del tipo: il governo parteciperà alla riunione delle Commissioni Esteri e Difesa del Parlamento. Ma il lavoro sporco di dichiarare sulla beffa (e il danno) di quella doppia decisione indiana è stato lasciato ai ministri della Difesa e degli Esteri, Roberta Pinotti e Gentiloni.

Perfino il presidente Napolitano cha detto qualcosa di più, esprimendo “forte contrarietà”. Renzi, se c’è, batta un colpo. Ma che non sia l’ennesima, insulsa, dichiarazione in diplomatichese.

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