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Marò, i retroscena dell'arbitrato, bluff o ennesimo fallimento annunciato?

La strada dell'arbitrato è lunga e poco credibile, e Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono in India da più di due anni. Chi li ha abbandonati?

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre – Credits: VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images

Il 19 febbraio del 2012 i due Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vengono arrestati in Kerala perché sospettati di aver ucciso due pescatori indiani imbarcati su un piccolo peschereccio, scambiandoli per pirati. Alla fine di aprile 2014, quindi più di due anni dopo l'incidente diplomatico che ormai è destinato a passare alla storia come il più grosso pasticcio italiano del decennio, i Ministri Pinotti e Mogherini (titolari, rispettivamente, della Difesa e degli Esteri) annunciano "l'apertura di una nuova fase nel caso marò", che mira a internazionalizzare il più possibile la vicenda e a risolverla con un arbitrato o, qualora quest'ultimo si rivelasse impraticabile, "con altri strumenti preposti alla risoluzione delle controversie internazionali".

Ora, non ha senso tornare sulla famosa telefonata che indusse il Comandante dell'Enrica Lexie, la petroliera su cui erano imbarcati i marò, a "collaborare con la giustizia indiana a fare luce sull'incidente avvenuto in alto mare"; all'incapacità di chi ha supervisionato le indagini in India di evitare che prove utilissime come il peschereccio su cui erano imbarcate le vittime o i proiettili sparissero misteriosamente nel nulla. Lasciamo perdere le dichiarazioni con cui tanti politici e funzionari di primissimo livello hanno cercato di spiegare che "prima delle elezioni, regionali e nazionali che fossero, sarebbe stato difficile raggiungere un compromesso con le autorità indiane" (forse tutte queste persone non erano state informare, a febbraio 2012, che la macchina elettorale indiana avrebbe finalmente prodotto una nuova maggioranza solo a maggio 2014, quindi più di due anni dopo, e che le probabilità di vittoria per il leader iper-nazionalista Narendra Modi erano già parecchie?). Ma facciamo finta anche di non aver avuto gli assist dei congedi premio che New Delhi ha concesso ai due Fanti. Vediamo quale è la situazione oggi: il governo Renzi ha annunciato di voler procedere lungo la strada dell'arbitrato internazionale. Benissimo. Cosa vuol dire? Che verranno coinvolte Nazioni Unite, Unione Europea e Nato nella vicenda, nella speranza che i membri di queste Organizzazioni Internazionali si convincano di quanto possa essere pericoloso lasciare campo libero all'India, perché qualora capitasse loro un problema simile potrebbe essere utile contare su un precedente "positivo"? Ma quale altra nazione rischia davvero di ripetere uno dopo l'altro tutti gli errori commessi dall'Italia ritrovandosi, ripetiamolo, a due anni e due mesi e mezzo dall'arresto a dover ricorrere a un arbitrato o, in caso di fallimento, ad altri strumenti per risolvere le controversie internazionali ammettendo, più o meno direttamente, che i poveri marò rischiano di rimanere nel Subcontinente per un periodo equivalente se non addirittura più lungo rispetto a quello che vi hanno già trascorso?

Attenzione, la scelta dell'arbitrato è certamente saggia, tant'è che il Ministero degli Esteri l'aveva già proposta, sostenuta e preparata moltissimi mesi fa, quando, effettivamente, l'internazionalizzazione della vicenda poteva avere un senso e sembrava avere le potenzialità per arrivare in maniera più rapida a un compromesso condiviso sulla vicenda. Ovvero prima della conclusione delle elezioni generali previste per aprile 2014. Purtroppo, però, a un certo punto le carte dell'arbitrato sono finite in fondo ad un cassetto perché una serie di politici, di rango o tecnici non importa, convinti di avere le capacità di gestire un negoziato così complicato hanno deciso di offrirsi come paladini della libertà e della diplomazia facendo però precipitare la situazione in un baratro da cui difficilmente riuscirà a uscire, e paradossalmente l'annuncio del'arbitrato lo confema.

Cosa può essere successo? La vecchia guardia politica (Staffan De Mistura incluso), quella che ha gestito fin dal primo momento la vicande marò, è stata definitivamente esautorata da ogni incarico. La nuova, invece, vuole riparire da zero. Tuttavia, con due anni e due mesi di reclusione già scontati e senza prove ripartire da zero è impossibile. Non solo, se la comunità internazional avesse davvero voluto fare qualcosa lo avrebbe già fatto. Infine, alle elezioni indiane ci siamo finalmente arrivati, possibile che ora la strada del compromesso bilaterale non sia più percorribile?

La speranza che l'opzione dell'arbitrato internazionale sia stata annunciata per ridurre il livello di polemiche e tensioni legato a questa vicenda e permettere quindi alle autorità politiche e diplomatiche che da qualche settimana sono state chiamate a gestire questo caso così spinoso di farlo con maggiore serenità rispetto al passato esiste. Ma se davvero il governo ritiene che l'arbitrato sia ormai il solo strumento nelle sue mani per "salvare" i marò, sarebbe forse ora che chi ha messo i due Fanti e il resto dell'Italia con loro in questo pasticcio ammettese quanto meno i suoi errori. Perché peggio di così questa triste e umiliante vicenda non poteva essere gestita. 

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