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Ritorno? No. Il Cav. non se n'è mai andato

Il passo indietro gli ha giovato. E ora è pronto a riprendersi la scena

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano

Qualcuno ha mai davvero pensato che un leader indiscusso per quanto controverso come Silvio Berlusconi, che ha attraversato da protagonista 18 anni di storia politica italiana che si aggiungono a quelli da imprenditore rivoluzionario delle televisioni in Italia e proprietario del Milan, si sarebbe mai arreso a una lenta deriva verso l’anonimato? Qualcuno ha mai davvero creduto che il capo di governo che ha presieduto tre G8 (unico a vantare questo primato, rispetto a Kohl e Mitterrand che ne hanno presieduti due) avrebbe facilmente rinunciato a ritentare la strada del governo rientrando nel “club” dei potenti al tavolo dei vertici? Qualcuno ha mai ritenuto possibile che il fondatore e padre padrone di Forza Italia, poi Casa della Libertà, poi PDL, avrebbe tollerato che la sua creatura si estinguesse in mano a Colonnelli privi di carisma (indipendentemente dalle qualità o dai difetti, umani e politici, di ciascuno)?

Dietro le quinte, tenendo duro dopo le dimissioni da presidente del Consiglio determinate da una durissima campagna mediatico-giudiziaria, dalla pressione speculativa internazionale, dalle divisioni interne alla coalizione e dalle mancate promesse di riforma e rinnovamento dell’Italia, Berlusconi è sempre stato là, a Palazzo Grazioli. più o meno in silenzio, a sviluppare una politica di equilibrato seppur dolente sostegno al governo Monti, e di ristrutturazione e rilancio del centrodestra.

Berlusconi ha fallito, finora, perché a suo modo di vedere non ha mai avuto la possibilità di governare sul serio, di realizzare in concreto la sua visione dell’Italia. Ha riconosciuto persino di avere in parte deluso i suoi elettori, deludendo se stesso nel momento in cui non riusciva a domare gli avversari, interni ed esterni. Ma, probabilmente, non vuole darsi per vinto.

Oggi che in modo sempre più evidente, come conferma lo stesso segretario del PDL, Angelino Alfano, Berlusconi morde il freno e si appresta al gran rientro, c’è da credere che il suo obiettivo in campagna elettorale sarà più ambizioso che mai: conquistare il 51 per cento dei seggi in Parlamento, e utilizzare il consenso per fare le riforme (soprattutto istituzionali e della giustizia). Certo, oggi come oggi Berlusconi non è accreditato di quel 51 per cento e, anzi, la delusione degli elettori di centro-destra è stata così cocente da aver indirizzato molti di loro verso l’astensione o il voto al ribellismo fine a se stesso di Beppe Grillo. Però le risorse dell’uomo, di Berlusconi, si sono sempre rivelate superiori alle aspettative, perché gli osservatori politici hanno sempre sottovalutato il potenziale di carisma e presa (fascino?) personale che ha sugli italiani. Resta il politico che la gente sente più vicino, nel bene o nel male. Amandolo o odiandolo.

Il passo indietro, la quarantena, la lontananza della scena politica, gli hanno sicuramente giovato. Come non gli hanno certamente nuociuto le piccole somme che in parecchi avranno tirato. Il 2 + 2 che a molti fa rimpiangere il governo Berlusconi, quando le tasse non aumentavano e la finanza creativa riusciva a tamponare le falle. Quando lo spread si alzava, ma almeno non era una colpa che Berlusconi attribuisse al presidente di Confindustria, ai sindacati o ai partner europei. Gli errori sono stati troppi, eccessivo il tempo perso, inaccettabili le scelte di personaggi che hanno screditato la classe dirigente “moderata”. Si vedrà ora, questo è il punto, se Berlusconi riuscirà a dare un’immagine di autentica novità, che gli ha sempre permesso di ottenere buoni risultati (se non la vittoria). È forse la sfida più difficile della sua vita politica. Ma se poi, mancando il risultato del 51 per cento, risultasse comunque abbastanza forte da poter contribuire a una grande coalizione di salvezza nazionale, o a condurre una seria opposizione, non potrà comunque rimproverarsi di non aver tentato. Di aver tradito la propria natura di combattente.  

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