Politica

La stravittoria di Renzi sui quotidiani italiani

Da Il Giornale a Il Fatto tutti i fondi dei giornali concordano: se Renzi ha sfondato, il vero grande sconfitto è Grillo. È stata premiata la voglia di stabilità dell'elettorato. Lo speciale . I risultati

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi con la moglie Agnese prima di votare nella sezione 3 della scuola elementare De Amicis di Pontassieve, 25 maggio 2014 ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

Il Corriere, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale, Repubblica. Il messaggio, all'indomani del trionfo di Renzi alle europee, è chiarissimo: quando i numeri sono così netti, e la vittoria del Pd a tal punto schiacciante da doppiare il suo sfidante e lasciare a una distanza siderale il terzo incomodo, non c'è sensibilità politico-editoriale diversa che tenga. Lo sconfitto è Grillo, che oggi si consola citando Rudyard Kipling , il vero vincitore è Matteo Renzi che ha saputo raccogliere anche i voti moderati in libera uscita, percepito dagli italiani come unico antidoto possibile all'ondata neopopulista che travolto gran parte dei Paesi europei. Ecco che cosa scrivono gli editorialisti dei quotidiani italiani.
 

DALLE URNE UNA SPINTA AL GOVERNO
  L'avanzata del Pd a «trazione Renzi» appare sostanzialmente omogenea da Nord a Sud. L’appello alla speranza e all’ottimismo, più una certa frenesia e velocità – che in certi momenti hanno ricordato il Berlusconi delle origini – hanno fatto presa nelle pieghe di un Paese provato ma evidentemente ancora fiducioso nella possibilità di un riscatto. Ed è stata forse questa – più ancora che gli 80 euro e le misure-simbolo sul tetto agli stipendi di manager e magistrati, o la vendita delle auto blu – la chiave della silenziosa ma trionfale marcia del più giovane premier della storia italiana. (....) Ora, è vero che quelle appena concluse erano elezioni europee: ma considerato il tipo di campagna svoltasi (tutta incentrata su temi interni e sul futuro del Paese) è difficile non considerare il voto espresso una legittimazione ed un via libera ad andare avanti al governo in carica.  

 

Federico Geremicca, su La Stampa

UNO TSUNAMI CHIAMATO PD
L'affermazione del Pd al Nord dimostra che il partito della sinistra riformista è finalmente in grado di rimpere i confini della dorsale rossa ex comunista (che minacciavano di ridurlo a una sorta di Lega degli Appennini) e di tornare a parlare anche al resto della società italiana. Dimostra che vasti settori della borghesia produttiva, del ceto medio imprenditoriale e del lavoro autonomo si stanno riconciliando con una sinistra ancora informe e in cammino, ma comunque moderna perché già post-ideologica e post-fordista

Massimo Giannini su La Repubblica

VOGLIA DI STABILITA'  
 Sono state vissute come le elezioni di Beppe Grillo. Ma in realtà il Movimento 5 Stelle è stato superato, persino surclassato dal Pd di Matteo Renzi: a conferma che il grillismo è una gigantografia della crisi del sistema, non la sua soluzione. La realtà è che l’Italia preferisce la promessa di stabilità e di cambiamento di Renzi, per quanto ancora indefinita. E le dà fiducia, mentre una porzione di opinione pubblica oltre il 40 per cento si astiene, in attesa di un’offerta politica nuova (...). Renzi affidava al voto europeo la legittimazione popolare che ancora gli manca per stare a Palazzo Chigi. Ebbene, seppure indirettamente, l’ha ricevuta. L’impressione è che il Pd sia stato premiato per una sorta di credito personale accordato al suo leader; e grazie anche alla paura di ceti moderati pronti a «turarsi il naso» e votare a sinistra per scongiurare il caos grillino. Il risultato garantisce la sopravvivenza al governo: un epilogo non scontato, perché il premier sa che il suo partito è disposto ad assecondarlo solo se si mostra vincente.

 Massimo Franco su Il Corriere

IL CAV SOPRAVVIVE
La Le Pen in Francia, Tsipras in Grecia, ma anche in Gran Bretagna, Austria, Irlanda, Danimarca, Olanda. L'Europa dell'euro e degli eurocrati crolla sotto i colpi dei partiti di protesta. Solo in Italia i partiti parlamentari reggono l'assalto dei nuovi sfascisti. Renzi mette le ali e arriva al 40 per cento, Grillo paga le sue buffonate e arretra. Forza Italia paga pegno ma non crolla e senza la sciagurata scissione di Alfano (un disastro se si tiene conto che era alleato con l'Udc di Casini) l'ex Pdl avvicina i risultati delle politiche (...) Berlusconi, limitato nelle parole e nei movimenti, è riuscito ancora una volta nel miracolo di tenere in vita il mondo dei liberali.

 Alessandro Sallusti su Il Giornale

LA DEBACLE DEL M5S
Renzi ha solo legittimamente da festeggiare. Il risultato incassato è tale da mettere per molto tempo in riga i suoi perdenti alleati di governo. Se domani gli alfaniani e gli ex montiani non lo seguiranno lui potrà davvero andare a elezioni politiche anticipate. E in ogni caso sarà ben difficile dire di no a un premier che quasi da solo ha raccolto oltre il 41 per cento dei consensi. Pure per questo appare particolarmente duro il futuro immediato del Movimento 5 stelle. L’analisi dei flussi di voto ci darà cosa è accaduto. Per ora è immaginabile che parte del suo elettorato sia tornato al Pd e che un’altra si sia rifugiata nel non voto.  Del resto hanno certamente indignato molti cittadini le modalità sbrigative e tutt’altro che democratiche con cui sono stati espulsi i cosiddetti dissidenti. È stato poi un grave errore il rifiuto di andare a vedere il gioco di Renzi quando l’ex sindaco si era detto disposto a rinunciare al finanziamento pubblico se il M5s avesse discusso con lui le riforme. Ed è infine stato sbagliato continuare a alzare i toni, quando era possibile rappresentare un’opposizione intransigente senza per forza ricorrere al dileggio o all’insulto dell’avversario. Apparire autorevoli e seri in una nazione popolata da una classe dirigente improbabile è un valore al quale non è più il caso di rinunciare.

Peter Gomez su Il Fatto 

 
 

 
 

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