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La marcia su Roma di Grillo inizia dalla Val Susa di Perino

L'ipotesi che il MoVimento 5 Stelle candidi il leader della Val Susa come premier non trova conferma. Ma per Grillo...

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Già. Se è vero che Beppe Grillo non si sogna neppure di presentarsi alle prossime elezioni come candidato premier, ci vorrà pure un nome nel quale tutto il Movimento 5 Stelle si possa riconoscere, che saluti come la propria bandiera, come l’incarnazione della propria laica crociata contro “i partiti” e in particolare contro il PDL e il PD (ribattezzato “pidimenoelle”). E allora, una sua logica forse perversa, forse sbagliata, ma comunque una logica, ce l’ha l’indiscrezione del sito spiffero.com , ripresa dal “Giornale”, che vuole come papabile candidato dei Cinquestelle alla guida del governo un personaggio di rottura: il leader dei No-Tav, Alberto Perino. A prima vista non sembrerebbe una grande scelta.

Perino è identificabile con una frangia di estremisti ecologisti anti-militaristi e (saltuariamente) violenti, le cui pubbliche dichiarazioni suonano sempre eccessive, sempre iperboliche. Tutt’altro che l’eroe borghese della resistenza al vecchio sistema che ha devastato e mortificato la borghesia e soprattutto i suoi figli. Il bacino di consenso del “grillismo” si sta espandendo, a mano a mano che cresce il Movimento nelle urne, che si affaccia nelle sale consiliari, le occupa, si cimenta nel governo locale. Grillo ha già detto che il M5S si presenterà alle politiche nazionali (“Siamo costretti dalla gente a farlo”), entrerà in Parlamento, in questi giorni sta raccogliendo le candidature attraverso un meccanismo di reclutamento in rete fondato su fedina penale, curriculum e sbarramento spontaneo attraverso la delazione del web che espelle quelli chiacchierati o che non superano l’esame collettivo dei blogger e degli utenti. L’estensione del bacino ha ridisegnato la mappa dei consensi che Grillo raccoglie: non più solo nella sinistra radicale ed ecologista (strano, ma questa è letteralmente la “ragione sociale” anche del movimento di Alexis Tsipras in Grecia, che per poco non conquistava la vittoria nelle ultime elezioni), ma anche nel centrodestra, tra i delusi della Lega e del PDL. E, ovviamente, tra gli indignati del “pidimenoelle”.

Perino sarebbe una scelta coraggiosa, da parte di Grillo, fondata anzitutto sulla stima personale del comico (o ex comico?) verso il capo dei militanti contro l’alta velocità ferroviaria in Val di Susa. Nel suo blog, Grillo lo ha indicato come uomo dell’anno 2011: “È stato denunciato, minacciato, diffamato, isolato. È odiato dai partiti e da sempre nel mirino della magistratura. Un montanaro, rude, con la barba e l’accento piemunteis. È un eroe civile. Un italiano che dedica la vita alla sua comunità. Che sfida il Potere, quello con la P maiuscola. Quanti possono dire lo stesso?”. Anche nell’intervista a Marco Travaglio per il  Fatto Quotidiano, Grillo ha detto di sognare un Parlamento pieno di No Tav, che presumibilmente nei banchi dell’opposizione se la dovranno vedere coi commessi della Camera abituati a risse, insulti e striscioni (e per nulla teneri nel mantenere l’ordine in aula). Perino for Presidente, quindi. Perino a Montecitorio. E, chissà, Perino a Palazzo Chigi. La rivoluzione che conquista la Camera, “aula sorda e grigia” per usare le parole di qualcuno che il Financial Times ha indicato come predecessore di Grillo. Qualcuno, cioè Mussolini. La marcia su Roma, stavolta, potrebbe partire dalla Val di Susa, e svellere i binari uno dopo l’altro prima di approdare alla stazione centrale del nuovo potere rivoluzionario.

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