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Anche l'ultimo dei Serenissimi chiede la libertà

Luigi Faccia è nel carcere di Vicenza dal 2 aprile. Arrestato per il «tanko» e per i progetti indipendentisti, è l'unico rimasto in cella (gli altri 24 sono stati tutti liberati dal tribunale): solo per orgoglio

Luigi Faccia (a destra), uno dei componenti del comando dei "Serenissimi", durante il processo d'appello a Venezia del 13/01/1997 per l'assalto al campanile di San Marco: a sinistra l'ideologo del gruppo indipendentista Giuseppe Segato, successivamente deceduto per cause naturali. ANSA/ANDREA MEROLA

Alla corte penale internazionale dell'Aja. All'Alto commissariato delle Nazioni unite per i diritti umani. Al Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa. A qualche altra istituzione, nazionale e internazionale: come il ministro della Giustizia italiano, la presidenza del Consiglio dei ministri, il governatore del Veneto, la Croce rossa... E ovviamente al Tribunale di Vicenza, a quello di Brescia (che finora ha indagato) e a quello di Rovigo.

A tutti hanno scritto Alessandro Zagonel e Andrea Arman, i due avvocati di Luigi Faccia, 59 anni, chiedendo la libertà per  l'indipendentista veneto che il 2 aprile scorso è stato arrestato con altre 23 persone su richiesta della Procura di Brescia. Faccia, con i suoi compagni, è accusato di associazione eversiva a fini di terrorismo. Secondo i pm bresciani, l'organizzazione dei 24, chiamata «Alleanza», avrebbe progettato in gran segreto una specie di colpo di Stato in miniatura, al fine di scatenare la secessione del Veneto dal resto d'Italia.

Profondamente ridimensionata nella portata e nei risultati dal Tribunale del riesame di Brescia, che nel tempo ha già liberato tutti gli altri presunti congiurati, l'inchiesta era partita da una serie di intercettazioni. Nelle telefonate e nelle riunioni conviviali tra i 24 presunti rivoluzionari veneti, gli inquirenti si erano concentrati soprattutto sulla faticosa trasformazione di un trattore in mezzo cingolato dotato di un piccolo cannone: il «tanko».

Nell'ultima pronuncia, che risale allo scorso 15 aprile, il Tribunale del riesame di di Brescia aveva stabilito il trasferimento ad altre procure l'inchiesta, per competenza territoriale. E aveva soprattutto ordinato il rilascio degli ultimi reclusi. Tutti, tranne Faccia, l'«irriducibile», che non si era mai voluto piegare a chiedere la propria liberazione. «Io sono prigioniero di guerra»: queste le sue uniche parole nell'interrogatorio subito dopo l'arresto.

Nella loro istanza, Zagonel e Arman sostengono che a Faccia sia stata sottratta la libertà in totale violazione del diritto di professare liberamente le sue idee. Negano che il gruppo volesse produrre qualche violenza. Sostengono, con qualche evidente fiancheggiamento culturale, che la storia del Veneto giustifichi l'ideologia secessionista.

Da oggi, con la richiesta presentata dai due penalisti, anche Faccia dovrebbe presto uscire dal carcere di Vicenza, dov'è recluso ormai da un mese e 15 giorni. Faccia, va detto, è un vero personaggio. Nel 1997 era stato tra i primi Serenissimi che dettero l'assalto a piazza San Marco, a Venezia: fu condannato a 4 anni e 9 mesi per l'occupazione del campanile, è stato l'ultimo a uscire di prigione. Anche in quell'occasione sembrò essere il più «duro» tra i suoi compagni.

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