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Italia 2013, se i robot si ribellano ai loro progettisti

La politica italiana è un film. Un film di fantascienza. Monti, Bersani e Napolitano i protagonisti. Come un romanzo di Asimov

Monti

La politica italiana è un film. Un film di fantascienza. Monti, Bersani e Napolitano i protagonisti. Sceneggiatura già vista (letteralmente): è quella di “Io, robot”, film di Alex Proyas del 2004 ispirato ai romanzi del grande fantasista Isaac Asimov. Visionario ma non troppo.

Non ci credete? Eppure, le somiglianze sono impressionanti. È quasi lo stesso copione, in un contesto e con nomi cambiati. Ma le parti, il concetto di fondo, gli esiti, sono gli stessi. Il robot che si ribella agli umani. Un Grande Cervello, invece di un Grande Fratello, che mira a una benevola dittatura dei robot (dei tecnici).

Il tecnico che si ribella ai suoi progettisti. Una storia di scienza, potere e violenza. Fra tradimenti, difetti di fabbrica e malfunzionamenti.

La vicenda è quella di un robot di nuova generazione, Sonny, frutto della nuova linea di produzione dei futuristici “NeStor classe5” (gli “NS-5”), catturato con l’accusa di avere ucciso il suo padrone Alfred Lanning, uno scienziato fuoriclasse di robotica apparentemente suicida, in realtà vittima di omicidio. Il titolare della U.S. Robots, Lawrence Robertson, ordina a sua volta di far fuori Sonny, considerandolo difettoso. Ma non ci riesce.

Tutto chiaro come il sole. Sonny è Monti e Lanning Bersani. Indovinate chi è Robertson? (Napolitano).

Lanning, ingegnere degli “NS-5”, capo di una gioiosa macchina da guerra costruita per puntellare la sua brillante carriera nella società di Robertson, è anche l’autore delle famose Tre Leggi della robotica fondate sull’idea che i robot devono obbedire agli umani e non faranno mai del male ai loro inventori (né consentiranno che venga fatto). Lanning capisce in extremis che c’è qualcosa che non va nei nuovi prodotti, qualcosa che induce negli “NS-5” un comportamento ribelle e violento verso gli umani. Sembra così bonario e malleabile il professor Monti nelle vesti di premier tecnico (alias “NS-5”). Eppure, ecco, basta un’incertezza riguardo alla sua candidatura per insidiare la vita e il futuro dei suoi creatori e padroni, Lanning-Bersani e Robertson-Napolitano. Quest’ultimo scopre all’improvviso, con terrore, che la macchina-Monti prova emozioni, che mostra addirittura un senso di colpa dopo la morte di Lanning (scaraventato fuori da una finestra infrangibile del suo laboratorio). E cerca di correre ai ripari.

Gli “NS-5”, i robot di nuova generazione, i tecnici, impongono agli umani di rimanere chiusi in casa. Comandano loro, adesso. Lo stesso Robertson viene liquidato. Tutto nasce da un’evoluzione imprevista e difettosa del “cervello positronico” centrale della U.S. Robots, alias il Colle. Obiettivo generoso: proteggere gli uomini, sacrificando però la libertà, attraverso l’instaurazione di una “benevola” dittatura dei tecnici. Ops, dei robot. La soluzione del thriller viene proprio da Sonny, che è diverso dagli altri “NS-5”, si candida a diventare l’unico vero alleato degli umani. E riuscirà a distruggere, con l’aiuto di Spooner il detective e di Susan (la psicologa che Robertson-Napolitano aveva arruolato per disattivarlo), il cervello centrale della U.S. Robots, riportando gli altri tecnici all’obbedienza delle basilari Tre Leggi.

Tutto preciso, finora. Tranne il lieto fine.  

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