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Imu, Europa, Renzi: a cosa punta Berlusconi

L'ex premier non ha ancora rivelato se vuole candidarsi. Ma nell'intervista a Sallusti sfodera già toni da campagna elettorale. Vota il sondaggio

Un fermo immagine da TGCOM24 di Berlusconi intervistato dal direttore di Il Giornale Alessandro Sallusti sulla nave di MSC - ANSA

Allora ci siamo. Berlusconi non svela se si candiderà o meno, forse non l’ha ancora deciso . Dipende, dice, dalla situazione che si verrà a creare, dagli sviluppi del dibattito sulla legge elettorale. E dipende, anche se non lo dice, dall’assestamento del campo avversario con la scelta del popolo del PD tra la vecchia nomenklatura capitanata da Bersani e l’arrembaggio nel segno dell’urgenza (Adesso!) dell’avanguardia socialdemocratica di Matteo Renzi , il sindaco di Firenze. Ma intanto è chiaro a tutti, e lo dice esplicitamente il Cavaliere, che lui non è mai uscito dal campo, che in politica è sceso nel 1994 e da allora non ha smesso di lavorare “h24” per cambiare l’Italia. Non ci è riuscito, a cambiarla, ma la direzione – ne è convinto - era quella giusta. Si tratta di capire se vi siano ancora i margini per realizzare quel sogno.

In attesa del “la”, Berlusconi usa già i toni della campagna elettorale. Il voto è dietro l’angolo, ormai, e nell’intervista al “Giornale di Sallusti sulla nave Msc Divina, il leader del PDL ha gettato sul tavolo i capisaldi della proposta di governo del centro-destra.

Al primo punto mette l’abolizione dell’IMU. Siamo, naturalmente, solo all’enunciazione dei titoli di un programma che dev’essere ancora definito e articolato. Perché da sola questa promessa non basta a fare una proposta di governo. Anzi, può ancora una volta creare difficoltà a Berlusconi in sede internazionale. Il gettito dell’IMU è necessario, nel contesto attuale, perché i conti del Paese quadrino. Ma Berlusconi intende, evidentemente, che il contesto sarà (sarebbe) diverso con un nuovo governo di centro-destra. Dichiarare che in caso di vittoria cancellerebbe l’IMU è un bel rischio che si prende anche in termini di credibilità, non compensata dal prevedibile consenso che potrebbe ricavarne nell’immediato. Il senso della proposta è per adesso più simbolico che altro. Berlusconi vuol dire che il PDL non accetterà ulteriori aumenti della pressione fiscale, la direzione che dovrà prendere il prossimo governo sarà quella della crescita, degli incentivi alla produttività e ai consumi, insomma una politica espansionista e non recessiva. Questo il connotato di fondo, al di là di singole promesse elettoralistiche, della scelta di campo berlusconiana: no all’austerità come ricetta esclusiva per venir fuori dalla crisi. Sì alle misure per la crescita, alle riforme strutturali, al taglio degli sprechi, a un piano concreto di dismissioni di asset pubblici.

Non dovranno più essere gli italiani a spremere sangue, si è già arrivati a una soglia profondamente ingiusta di sacrificio di individui e famiglie e c’è un limite fisiologico oltre il quale il gettito fiscale non può aumentare (la gente non pagherà più le tasse perché non avrà soldi, oppure smetterà di consumare e ne pagherà comunque di meno). E poi perché gli italiani sono contribuenti ma anche consumatori e per dirla con Paul Krugman, premio Nobel per l’Economia, “il mio reddito è la tua spesa, la tua spesa è il mio reddito”. Se gli italiani non spendono (cioè non consumano), gli italiani non guadagnano. E il PIL diminuisce e aumenta il debito. È semplice.

Poi c’è il tema dell’Europa. Berlusconi può rivendicare a ragione di avere sostenuto da sempre una posizione contraria alla politica dell’austerità e a favore invece di una concezione “normale” di un’Europa davvero unita, una posizione europeista che coincide con la richiesta di un nuovo ruolo della Banca centrale europea, di prestatore d’istanza come tutte le banche centrali degne di questo nome. Nel criticare il Fiscal compact, che impone all’Italia finanziarie da 30-40 miliardi l’anno per il consolidamento fiscale, Berlusconi ricorda di aver combattuto nei Consigli europei per modificarlo in modo sostanziale, si è trovato isolato e di fronte alla scelta: pro o contro la UE. Ma l’Europa, questo è il punto, deve prendere atto per valutare il benessere di un’economia anche di elementi come il risparmio privato, la solidità delle banche, il PIL sommerso.

E c’è, sul fronte interno, il tema del rapporto con la sinistra. Non può fare scandalo che Berlusconi auspichi la vittoria di Renzi alle primarie del PD. Paradossalmente, a lui converrebbe augurarsi Bersani come concorrente, perché Bersani avrebbe meno chance di Renzi di pescare nel complessivo bacino elettorale, cioè anche a destra. Ma Berlusconi è convinto, e lo dice, che sarebbe un bene per l’Italia e per la maturità della democrazia in Italia, che il PD si affrancasse, anche attraverso il ricambio generazionale, dalla zavorra ideologica di una sinistra che ha radici anagrafiche e culturali nel vecchio PCI. Scaturirebbe allora quasi naturalmente, in caso di risultato elettorale incerto, una “grande coalizione” sinceramente unita sull’ABC per il bene del Paese.

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