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Il Financial Times boccia Monti

La luna di miele di Monti con gli italiani è finita. Ma è finita anche quella con la grande stampa internazionale

Il presidente del Consiglio Mario Monti

Il grillo parlante e il grillo urlante. Mario Monti e Beppe Grillo. I grandi fogli finanziari internazionali sembrano aver voltato le spalle al campione della City, dell’Europa e delle banche, mentre cominciano a considerare con stupore l’ascesa del comico e mattatore del web, leader del movimento 5 stelle. Segnali di delusione verso il Professore c’erano già nelle ultime settimane negli articoli da Roma del corrispondente del Financial Times, Guy Dinmore, mai prima generoso nei suoi giudizi su Silvio Berlusconi.

Il Financial Times aveva salutato con entusiasmo l’arrivo di un economista e tecnocrate alla presidenza del Consiglio. Ora, però, quel credito è finito. Monti se lo è giocato con un immobilismo, una sequela di errori di politica economica imperdonabili dal punto di vista “liberale” non solo del FT, ma anche del Wall Street Journal, che oggi titola sulla perdita di consensi del “Monti’s Team”. Dinmore è convinto che il sentimento più diffuso tra gli economisti della City verso il Professore sia “la delusione”. Una delusione che nasce dai fatti.

L’Europa ha bisogno di crescita, “e aumentare le tasse non è un buon metodo per stimolarla”. Le buone aspettative che c’erano “sono state disattese”. Il corrispondente del foglio londinese rimprovera a Monti di “non aver fatto niente sulle privatizzazioni, né sulla vendita degli immobili dello Stato”. Inoltre, per gli anglosassoni è urgente e necessaria la riforma della giustizia civile, “praticamente ferma, eppure gli investitori non vengono in Italia anche perché la giustizia civile ha tempi infiniti, tre anni in media per un processo”. Ancor di più colpisce che fonti di governo vicine al Professore ammettano con FT che Monti è impegnato sulla scena europea più che in Italia, per il “crescente ruolo di coordinatore, all’interno della UE e del G7, delle politiche di contrasto alla crisi del debito”. Come dire che Monti, in realtà, più che guardare a Roma guarda a Bruxelles, e coltiva ambizioni da futuro presidente della Commissione Europea o del Consiglio Europeo. La stessa fonte di governo contesta quei “ministri che hanno delle ambizioni politiche, e questo non aiuta Monti”. Il riferimento è al titolare dello Sviluppo economico, Passera.

L’immagine è quella di uno sfaldamento dovuto a litigiosità interne, a incapacità di tradurre in concreto le buone intenzioni dell’inizio, a perdita di consenso da parte degli italiani. Ricorda il Wall Street Journal, citando sondaggi SWG, che la fiducia nel Professore è crollata dal 71 per cento iniziale al 34. In pratica, la strategia che poteva valere nei primi mesi del suo governo, fondata sull’aumento delle tasse e su programmi di austerità, “non funziona più”. I rendimenti dei titoli italiani sono aumentati di nuovo. “L’economia italiana si contrae più di quanto anticipato dal governo, con incremento della disoccupazione al record del 10.2 per cento in aprile, mese in cui anche  la produzione industriale è caduta dell’1.9 per cento, quattro volte più del calo previsto”.
La luna di miele di Monti con gli italiani è finita. È finita anche quella del Professore con una parte dei poteri forti. Adesso pure la grande stampa finanziaria internazionale si accorge che ha fallito. E scoloriscono le foto del Professore, premier economista portato dalla provvidenza, durante la prima conferenza stampa tra Sarkozy e la Merkel. Sic transit gloria mundi. Il declino del Professore avvicina le elezioni anticipate. Ma stavolta sarà più difficile per i media internazionali indicare o sostenere un candidato.

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