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I due pasticci di Monti a Kiev

Dal silenzio sull'inno di Mameli, al bluff sull'incontro con la Tymoshenko

Il palco autorità ieri a Kiev con il Presidente del Consiglio, Mario Monti (Credits: EPA/ANDREAS GEBERT)

Tutta l’Italia lo ha visto. La carrellata sui volti dei calciatori in campo prima del fischio d’inizio. Cantano l’inno parola per parola, alcuni a squarciagola. I microfoni riportano anche le stonature di commozione, la buona volontà patriottica. La commozione di Buffon che addirittura lo intona a occhi chiusi, concentrato. “L’Italia s’è desta”. I nazionali lo cantano tenendosi abbracciati. Coralmente. Poi, la telecamera si sposta sulla tribuna d’onore per riprendere il presidente del Consiglio, Mario Monti, e tutti noi ci aspettiamo che intoni l’inno pure lui. È il minimo. Tutti ricordiamo (chi ne ha l’età) la passione patriottica, il sanguigno fervore, l’entusiasmo contagioso di Sandro Pertini ai mondiali dell’82.

E invece no, Monti sta zitto. Una statua. Abbozza un sorrisetto, guarda il campo e gli spalti con occhi sbarrati. Qualcuno (“Il Messaggero”) scriverà correttamente che sembrava quasi sorpreso dall’inno, distratto dai colori dello stadio ai quali evidentemente non era abituato (i suoi presunti ricordi da tifoso affondano nella notte dei tempi e del Milan di Liedholm), e che l’inno lo ha “ripetuto” muovendo appena appena le labbra. E se “Libero” e il “Giornale” infieriranno sottolineando non solo che Monti ha messo il silenziatore sull’inno, ma ha “portato sfiga” visto che la sua partecipazione ha coinciso con un doppio infortunio e 4 gol a zero entrati (ahinoi) nella storia, gli inviati di “Repubblica” e “Corriere della Sera” devono aver chiuso gli occhi per non vedere che sull’inno c’era un problema, da parte del premier. Che forse si era dimenticato le parole, era assente col pensiero o voleva rimarcare la coerenza con quanto dichiarato appena un mese fa, che le partite di calcio in Italia vanno abolite per due-tre anni, il calcio italiano è marcio.

Precisi al millesimo nella descrizione dei posti assegnati in tribuna d’onore, “Repubblica” e “Il Corriere della Sera” sorvoleranno bellamente su che cosa è successo e tutta l’Italia ha visto. Il primo scriverà: “Da Monti un applauso divertito ma composto all’ingresso delle squadre, un sorriso e una stretta di mano alla fine”. Stop. Il “Corsera” supererà sé stesso: “Seduto in tribuna d’onore, Mario Monti ha sofferto in nome del popolo italiano. Stoicamente compassato, cravatta allusivamente azzurra, a qualche spanna dal principe Felipe e dal capo di governo spagnolo, Mariano Rajoy, ha sofferto soprattutto dopo, dinnanzi agli occhi umidi dei suoi atleti”. Fantastico: il “Corriere” è riuscito addirittura a vedere dentro l’anima dolente del premier, ma si è fatto sfuggire l’assordante silenzio col quale ha salutato l’inno nazionale.

Paginate intere, invece, sull’iniziativa diplomatica di Spagna e Italia per caldeggiare la causa dell’ex premier ucraina Tymoshenko, in carcere. Peccato che pure qui il governo abbia pasticciato, prima facendo trapelare e poi (dopo una precisazione della Moncloa, la presidenza del governo spagnola) smentendo che fossero i primi ministri italiano e spagnolo a voler incontrare di persona la Tymoshenko (ma sui giornali la confusione rimane). La lettera al governo ucraino sarà consegnata al ministero degli Esteri e la richiesta riguarda i rispettivi ambasciatori.

Un bluff dopo l’altro, dal tifo alla politica estera. Ieri, con tutta chiarezza, in diretta su Raiuno il presidente Monti non riusciva neppure a pronunciare la compromettente espressione: “Diritti umani”.

Allora due domande: sarà che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, assente ieri a Kiev, abbia dimostrato ancora una volta una lucidità politica e un’astuzia diplomatica superiori a quelle del Professore? E, seconda, se fosse stato Berlusconi a restare muto e imbambolato davanti all’inno nazionale, gli inviati dei grandi quotidiani se ne sarebbero accorti?

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