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Hamas: una cultura della morte, tra massacri ed esecuzioni sommarie

Lancio di razzi dagli ospedali e "spie" giustiziate e trascinate per strada - Diplomazia in panne - Le immagini - La posizione degli Usa - Israele siamo noi - Le vittime innocenti

© Fadi Arouri/Xinhua/ZUMAPRESS.com

Basta leggere senza pregiudizi antisemiti e paraocchi politici i resoconti da Gaza sui media internazionali per capire come stanno realmente le cose nel conflitto israelo-palestinese. Per capire che la “politica” di Hamas è quella di provocare deliberatamente il maggior numero di vittime tra i civili, non solo israeliani ma palestinesi, e usare i (propri) morti nel braccio di ferro mediatico e diplomatico che accompagna le operazioni militari.

Di più. Foto e video di uno spietato corteo di motociclette con i miliziani palestinesi che trascinano sull’asfalto nella principale via Nasser il corpo di un uomo, dimostra come il potere nella striscia di Gaza sia esercitato col terrore e in nome della giustizia sommaria.

Prima scena: ospedale di Al Shifa, due del pomeriggio. I giornalisti sono tutti là, aspettano una delegazione di ministri degli Esteri della Lega Araba che dovrebbero tenere una conferenza stampa. La folla - racconterà il corrispondente del New York Times - ha un sussulto improvviso quando militanti vicini all’ospedale sparano un razzo, con molta probabilità quello poi atterrato nella zona di Gerusalemme: in un attimo si spargono paura e orrore, perché è evidente a tutti che Israele contrattaccherà, e infatti poco dopo comincia la tragica giostra di ambulanze, prima con i corpi decapitati di due militanti, poi con civili e bambini. A quel punto un portavoce di Hamas dichiara: “Ora è un vero massacro”. E la conferenza stampa viene cancellata. Traete voi le conseguenze.

Seconda scena: un minibus si ferma a un angolo di via Nasser, miliziani delle brigate al-Qassam, braccio armato di Hamas, fanno scendere sei uomini, gli sparano in testa e attaccano ai corpi la scritta “traditori”. Tra i passanti c’è chi scatta foto col telefonino, chi li prende a calci. Il corpo di uno dei sei viene agganciato a una motocicletta e trascinato per scempio ed esempio sull’asfalto. Un terrificante corteo funebre motorizzato.

Questa è la realtà. Israele colpisce obiettivi militari e contrattacca dopo il lancio di razzi che i miliziani di Hamas volutamente dislocano accanto a ospedali, scuole, case (una pioggia di 1.400 razzi sul sud di Israele, su Tel Aviv e su Gerusalemme negli ultimi giorni).

Intanto, il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, e il presidente egiziano Mohamed Morsi cercano di mediare una tregua. Il problema è che Hamas chiede la fine dell’embargo navale che Israele non è disposto a togliere perché necessario a impedire il traffico di armi. Nonostante l’embargo, attraverso la frontiera di terra tra Gaza e il Sinai egiziano sono passati in questi anni razzi e missili iraniani. E questo è appunto il problema degli israeliani. Che non possono accettare addirittura un passo indietro (lo sblocco navale) senza ulteriori garanzie. In gioco è la sopravvivenza stessa di Israele, che non persegue il massacro dei civili e rappresenta in Medio Oriente un baluardo (l’unico) di cultura democratica lontano anni luce dalla cultura della morte e delle esecuzioni sommarie.          

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