Politica

Guerra nella procura a Milano: si dimette il consigliere Albertoni

Il membro non togato del Csm abbandona in polemica col presidente Casella per aver archiviato in fretta e furia l'istruttoria sul dissidio che ha opposto Bruti Liberati e Robledo

Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati (al centro) e il procuratore aggiunto Alfredo Robledo (secondo da sinistra) durante la conferenza stampa sull'inchiesta Infrastrutture Lombarde, Milano, 20 marzo 2014. ANSA / FRANCESCA BRUNATI

 

Colpo di scena al Csm mentre si discute dello scontro alla procura di Milano. Il consigliere non togato Ettore Adalberto Albertoni si dimette dalla settima commissione in aperta polemica con la presidente Giuseppina Casella. E lo fa consegnando una raccomandata a mano dai toni duri al vicepresidente Michele Vietti e agli altri altri componenti della commissione impegnata a valutare il caso Robledo.

Il consigliere Albertoni, leghista, non ha digerito che il 15 maggio scorso la settima commissione fosse convocata in fretta e furia per decidere se chiudere l’istruttoria o ammettere l’audizione di altri magistrati sul dissidio in atto a Milano. «La presidente» scrive Albertoni «ha convocato sul momento una seduta e mi ha personalmente precisato che sarebbe durata mezz’ora. Ho partecipato sino alle 12 alla riunione nella quale erano presenti tutti i consiglieri con la sola assenza di Racanelli (impegnato in prima commissione per lo stesso caso, ndr). Lasciando la riunione alle 12 ho ribadito e confermato la mia posizione sulla necessità di ulteriori accertamenti e comunque il rinvio per qualsiasi decisione formale a oggi 20 maggio». E invece, quel giorno la settima commissione ha respinto l’istanza del procuratore aggiunto Alfredo Robledo di essere nuovamente ascoltato in merito alla replica fatta dal procuratore capo Edmondo Bruti Liberati al suo esposto.

Da qui la reazione del consigliere, che ha appreso la decisione della «sua» commissione dalle agenzie: «La notizia stravolge la situazione e mi induce a non partecipare a qualsiasi altra seduta della commissione e a dimettermi dalla commissione stessa perché è venuto meno il leale e doveroso rispetto che deve essere garantito a tutti i consiglieri in qualsiasi sede del Csm». E ancora: «Aggiungo che avendo sentito informalmente molte autorevoli personalità di Milano, dove ho esercitato per 30 anni la mia professione di avvocato, ho riscontrato un enorme disagio per questa intera situazione».

Bertoni, così come Magistratura indipendente (rappresentata in prima commissione e in settima commissione da Racanelli) sarebbe stato favorevole ad approfondire le ragioni dello scontro tra il procuratore capo e l’aggiunto. Risentendo non solo Robledo, autore dell’esposto in cui denunciava anomalie nell’assegnazione dei fascicoli da parte del capo e dissidi riguardo alla gestione di alcune importanti inchieste (i casi Formigoni, Podestà e, ultimo, Expò), ma anche altri magistrati della procura di Milano che avrebbero potuto aiutare a chiarire la denuncia di Robledo. Ma sia la prima che la settima commissione sembrano ormai orientate a chiudere la questione.

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