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Grillo, vuoto spinto alla conquista dell'Italia

Se questa classe politica fa piangere, quella che potrebbe prenderne il posto fa ridere.

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Beppe Grillo l’aveva detto: “Puntiamo al 100 per cento”. Una battuta? Per nulla. Al ritmo di crescita che suggeriscono i sondaggi, in tre mesi sarà in vetta. L’ultimo, confezionato dalla SWG per Agorà-Raitre, quota il M5S (Movimento 5 Stelle) al 21 per cento, in costante avvicinamento al Partito democratico, in testa con il 24 (leggermente in salita), mentre il PDL crolla al 15, l’UDC perde un punto percentuale e scende sotto la soglia del 6, e cala pure l’IDV di Di Pietro. Uno scenario sempre più “greco”, con Grillo paragonabile per impatto e ascesa al leader della sinistra radicale ellenica, Tsipras. Solo il PD, al momento, riesce a tenere botta, unico tra i partiti a conservare una struttura territoriale diffusa. Ma anche il risultato del PD è sotto le aspettative, perché dopo la caduta del governo Berlusconi avrebbe dovuto ben altrimenti avvantaggiarsi.

Stando così le cose, l’Italia si avvia con le prossime elezioni verso una fase tragica: un governo incerto, senza programma, consegnato agli umori di un comico e alla creatività di un linguaggio e un orizzonte ideale elementari, presi in prestito alla rapidità auto-divoratrice dei social network. Finora, l’unico punto di forza del programma che Grillo da anni porta in giro nelle piazze d’Italia, tra sketch e battute, è una politica di nazionalizzazioni che andrebbe in direzione opposta a una sana visione liberale, in preoccupante retromarcia rispetto al resto d’Europa e a quanto ci viene richiesto per tornare a crescere, e che finirebbe per favorire la sostituzione di un gruppo di potere con un altro, ritagliato sulla misura personale carismatica, comica e assertiva di Grillo.

Oggi, Giovanni Sartori sul Corriere della Sera sottolinea la vuotezza dei Cinquestelle. E i primi passi di Pizzarotti sindaco di Parma ci trasmettono l’idea di una simpatica compagnia dell’incompetenza, improvvisazione e ingenuità. Se siano o no onesti, i grillini, lo scopriremo dopo che avranno saggiato le tentazioni del potere amministrativo. Ma già ora possiamo dire che sono incapaci di formare in tempi rapidi una giunta di governo, che si affidano al messaggio “lasciateci imparare” (che non so quanto preferibile all’abusato “lasciateci lavorare”), e che risultano soggetti ai veti del vate e fondatore del M5S (Pizzarotti, ricorda Sartori, avrebbe voluto Valentino Tavolazzi direttore generale del Comune di Parma, ma ci ha rinunciato per via di “qualche blanda critica su Grillo” espressa in passato che Grillo, permaloso come tutti gli artisti, non è disposto a dimenticare).

Se l’attuale classe politica fa piangere, quella che potrebbe prenderne il posto fa ridere. E non so che cosa sia meglio o più pericoloso per tutti noi.

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