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Grillo e la sindrome del complotto pluto-demo-giudaico

Il comico rilascia un'intervista al più venduto quotidiano israeliano e tira fuori dal cilindro i vecchi cliché

BEPPE GRILLO

Se lo conosci, lo eviti. Beppe Grillo. Perché fino all’altro ieri le sue parole erano solo battute di un comico lanciate al vento, iperboli di un artista da piazza (piena), provocazioni ed esagerazioni che avevano la scusante di esser pronunciate col candore irriverente dell’invettiva ironica, per sua natura eccessiva. Ma adesso? Cioè, adesso che Grillo si candida, magari non lui personalmente ma il suo Movimento 5 Stelle, a governare l’Italia? Adesso che Lui dice: “Nelle elezioni politiche puntiamo al 100 per cento”? Insomma, adesso che gli italiani per la prima volta si trovano a valutare le Sue idee alla stregua di qualsiasi politico, scoprono che nelle parole di Grillo e in quelle che liberamente circolano nel suo blog ci sono toni che ricordano le teorie razziste del complottismo ebraico internazionale. La classica triade banche-massoni-ebrei. Del resto, la simpatia di Grillo per il leader iraniano Ahmadinejad non è una novità, sono almeno 6 anni che Lui lo difende evocando lobby giudaiche mondiali, da quando nel 2006 prese posizione sul caso Mel Gibson (l’attore e regista americano fermato per ubriachezza disse che “gli ebrei sono responsabili di tutte le guerre che ci sono nel mondo”). “Israele fa paura”, fece eco Grillo, e puntò l’indice sul connubio Israele-Stati Uniti (“Chi è la causa e chi l’effetto?”). E ancora intervenne, Grillo, quando il rifondatore comunista Ferrando si azzardò a giudicare Nassiriya un episodio di legittima resistenza (“Un estremista di buon senso”), infine si sperticò in lodi per Ahmadinejad, assicurando che il leader iraniano non ha mai negato la Shoah.

Un negazionismo alla doppia potenza, quello del comico genovese: Lui nega il negazionismo. E poco importa che nelle Sue convinzioni di politica internazionale sia influenzato da fattori familiari (la consorte è iraniana). Il punto è che a distanza di anni e in una prospettiva di governo, il guru del M5S intervistato da Menachem Gantz, corrispondente in Italia di Yedioth Ahronoth, cioè il quotidiano più diffuso in Israele, non accenna ad alcuna marcia indietro. L’antisionismo si sposa con l’anti-americanismo. Ecco allora che le impiccagioni in piazza a Teheran sono paragonabili alla sedia elettrica negli Stati Uniti. Non è vero che la donna sia discriminata in Iran. “Mia moglie è iraniana. La donna, in Iran, è al centro della famiglia”. A Teheran c’è o no la dittatura? Be’, certo “chi è scappato è un oppositore, ma chi è rimasto non la pensa allo stesso modo”. La presunte falsità sul regime iraniano sarebbero frutto (ecco il tarlo ricorrente del complottismo ebraico) di traduzioni pianificate sul web da società fondate da ex agenti dei servizi segreti israeliani, il Mossad.

Le idee di Ahmadinejad sulla necessità di spianare Israele? “Le cambierà. Non penso lo voglia davvero: lo dice e basta”. Come Grillo, appunto. La Norimberga per i partiti? Non la vuole davvero, Grillo, lo dice e basta. Ma le parole sono pietre. E possono diventare semi di violenza. Nel blog del M5S non è difficile imbattersi in cliché sugli israeliani paragonati a Attila, sul cancelliere tedesco come la “massone-ebrea Merkel”, e su Sarkozy e Papandreu anch’essi in qualche misura ebrei. Persino l’opposizione o la diffidenza verso l’Euro si colora di antisionismo vista la sovrapposizione delle “banche ebree” con l’Europa della moneta unica. Sì, c’è confusione sotto il sole del grillismo. Il comico non ha dubbi: “Noi italiani siamo sotto occupazione dell’America”. E dietro le decisioni dell’America c’è Israele. È giusto saperlo, Grillo non scherza. Possiamo dirlo? È Grillo, a pensarci bene, che fa paura. Per quello che dice, ma soprattutto per la cultura che si intravede dietro. Per quello che pensa.

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