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Grecia, Nea Dimokratia avanti su Syriza. E l'Europa può tirare il suo sospiro di sollievo

Stando alle prime rilevazioni il partito conservatore supererebbe di poco la sinistra radicale. Più sicura ora la permanenza nell'euro

Elezioni Grecia

La bandiera greca sventola accanto a quella dell'Unione Europea (Credits: ANSA)

I greci hanno votato per restare in Europa. Stando alle ultime proiezioni ufficiali, vincono i conservatori di Nea Dimokratia con il 29,5 per cento contro la Coalizione della sinistra radicale Syriza, al 27. Ma il leader di ND, Antonis Samaras, non potrà governare da solo.

Dovrà allearsi con i socialisti del Pasok (12,5), il partito che aveva guidato l’ultimo governo politico e che pur se ridotto ai minimi termini in questa decisiva tornata elettorale, sarà l’ago della bilancia nella formazione del nuovo esecutivo. Nea Dimokratia potrà contare sul premio di 50 seggi in Parlamento, ma se resterà ferma alla percentuale del 30 raggiungerà quota 130 seggi sui 151 necessari per dare alla Grecia una guida politica, e gli altri seggi dovranno darli i partiti minori.

La soluzione piacerà ugualmente ai mercati e ai partner europei, perché sarà scongiurato lo scenario peggiore: la vittoria di Alexis Tsipras, il 37enne leader di Syriza, che voleva sì mantenere l’Euro (in sintonia col 70 per cento dei greci), ma minacciava di rimettere in discussione il memorandum firmato meno di un mese fa da Atene con la Troika (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale) per la prosecuzione del “programma” di salvataggio. In gioco ci sono aiuti per 130 miliardi di euro, in cambio di risanamento e riforme.

Il futuro politico della Grecia resta incerto. Il governo che esce dalle urne, sempre se saranno confermate le proiezioni, sarà comunque debole e non sarà di rinnovamento. Di fronte al dilemma tra il voto ai “vecchi” partiti (ND e Pasok) che avevano trascinato la Grecia nel baratro e quello al “nuovo” Syriza, che offriva però una soluzione troppo rischiosa (la rinegoziazione degli accordi con la Troika), i greci hanno fatto la scelta più prudente. In generale, hanno concentrato i voti sui partiti considerati utili (ND e Syriza), alimentando il testa a testa e penalizzando gli altri.

Se anche Samaras riuscirà insieme al leader del Pasok, Evangelos Venizelos, a dar vita a una coalizione di governo, la politica che insieme dovranno sviluppare i due leader fino a ieri avversari sarà soggetta alla costante opposizione di Syriza e del suo capo carismatico, Tsipras, e il dialogo con la Troika e coi partner europei non sarà semplice. Il dato positivo, per il momento, è che i mercati possono tornare a respirare.

Si gioca in dieci giorni, tra il voto greco e le decisioni che prenderanno in settimana i ministri dell’Economia dei 17 paesi dell’Eurozona, il futuro non solo di Atene, ma di tutta l’Europa. Nella tornata elettorale del 6 maggio nessun partito in Grecia era riuscito a vincere con un margine tale da garantire la formazione di un governo. La tornata di recupero aggiusta un po’ la situazione, ma conferma il boom di Syriza e l’ingresso dei neo-nazisti di Alba Dorata in Parlamento.

Gli altri partiti che completano il frammentato quadro parlamentare sono la sinistra democratica, gli indipendentisti greci e i comunisti. All’indomani del 6 maggio si era diffuso lo spavento, ad Atene e nelle capitali europee. Nulla era più dato per scontato. Lo stesso Tsipras aveva modificato il suo linguaggio e se da un lato confermava di voler mantenere l’euro, dall’altro nei comizi continuava ad annunciare misure che avrebbero reso proibitiva la permanenza della Grecia nell’Eurozona. Soprattutto, ribadiva la netta opposizione agli accordi con la Commissione Europea.

La Troika in questi giorni ha continuato a lavorare studiando i possibili scenari, con l’obiettivo di fornire all’Eurogruppo gli strumenti tecnici per evitare lo sganciamento della Grecia dall’Europa, con tutte le devastanti e prevedibili conseguenze sui mercati e sulla UE (l’Italia era, ed è, tra i paesi maggiormente esposti alle ripercussioni della crisi ellenica). Il 40 per cento degli elettori greci aveva manifestato l’intenzione di scegliere un partito diverso da quello votato il 6 maggio.

Molti hanno poi optato per il “meno peggio”. C’è chi ha votato Nea Dimokratia turandosi il naso, per evitare il trionfo della sinistra radicale. La Grecia si trovava a un bivio. Così come l’Europa.

Da oggi, c’è qualche speranza in più  nelle cancellerie europee, anche se il percorso per uscire dal tunnel è ancora lungo e angoscioso. E ci vorranno anni per restituire all’Europa, ai Paesi dell’Euro e naturalmente alla Grecia un assetto competitivo.  

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