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Genny 'a carogna: sempre clementi con i violenti

Dai tragici fatti del G8 di Genova del 2001 a oggi c’è stata una deriva verso un’incomprensibile tolleranza nei confronti dei violenti

Finale Coppa Italia 9

Il capo-tifoso del Napoli inquadrato dalle telecamere mentre sfoggia la T-shirt nera che inneggia alla libertà di Speziale – Credits: ANSA/FERMO IMMAGINE RAIUNO

La figuraccia in mondovisione messa in scena allo stadio Olimpico di Roma era prevedibile e, dunque, si poteva evitare? Bisogna partire da questa domanda e solo dopo aver risposto, con coraggio e onestà, si può ricavare un giudizio sui fatti del 3 maggio. Prima di occuparci dello stadio, va sottolineato che in Italia esiste una enorme questione legata alla gestione dell’ordine pubblico. Pensate alle manifestazioni di piazza o ai cortei dei No Tav, giusto per citare indecenze note a tutti. E pensate alle scene di guerriglia urbana (con contorno di devastazioni) che si sono verificate negli anni.
Ed eccoci al primo, macroscopico interrogativo: perché i responsabili dell’ordine pubblico tollerano che nei cortei si possa sfilare con il volto coperto da caschi integrali o bardati con armature rudimentali nonostante «il travisamento in luogo pubblico» sia espressamente vietato e punito da una legge del 1975 addirittura con l’arresto in flagranza?
Secondo e più inquietante interrogativo: è normale permettere che i contestatori si presentino alle manifestazioni come fossero falangi dell’esercito romano nonostante ci siano svariate prescrizioni nel codice penale che proibiscono di andare a spasso con armi cosiddette «improprie»? Non parliamo di bombe carta, tric e trac e petardi vari che arrivano impunemente dentro le curve: è ridicolo, se pensate ai controlli in aeroporto e al fastidio di rimanere scalzi o praticamente in mutande (anziani compresi) se solo dimentichiamo uno spillo in tasca. In breve, gli strumenti per prevenire gli incidenti esistono. Basterebbe applicarli. Dai tragici fatti del G8 di Genova del 2001 a oggi, invece, c’è stata una progressiva deriva verso un’incomprensibile tolleranza nei confronti dei violenti. A tutti i livelli: istituzionale e giudiziario.
Al ministro dell’Interno che straparla di applicare il Daspo – cioè il divieto di andare allo stadio – a vita (l’«erdaspolo», copyright di Andrea Marcenaro) è sufficiente consigliare la lettura di svariati pronunciamenti degli onniscienti magistrati dei Tar – ebbene sì, sempre loro – che ridimensionano o annullano i singoli provvedimenti contro i tifosi violenti con motivazioni a dir poco bizzarre. Se la polizia è messa sul banco degli imputati e i rivoltosi sono coccolati e per giunta impuniti, il risultato è quello che abbiamo visto allo stadio Olimpico. Con Genny ’a Carogna impancato sulla curva che detta legge mentre chi dovrebbe farla applicare non va oltre un timido e impacciato balbettio. Uno spettacolo penoso, non c’è molto altro da dire.  

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