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Esteri

La Francia incerta, in bilico fra conservazione e avventure

Difficile però trarre conclusioni in vista delle presidenziali: un paese in declino che non sa a chi affidarsi. Come L'Europa

Il dato nudo e crudo delle amministrative francesi è che vince nettamente la destra, sia quella estrema di Marine Le Pen col suo Front National che si conferma secondo partito con quasi il 25 per cento (anche se sperava di sfondare il muro del 30), sia soprattutto quella neo-gollista dell’UMP del risorto Nicolas Sarkozy, presidente del partito, che sfiora il 30 per cento.

I socialisti al governo contano oggi per il 21 per cento, reso ancor più fragile dalle divisioni locali della sinistra tra Ps, Front de Gauche e Verdi (con la conseguenza che sfumeranno tanti seggi e presidenze di assemblee locali).

A ciò si aggiunga la prospettiva del secondo turno che impone da subito alcune scelte, in particolare a Sarkozy.

La base dell’UMP vorrebbe accordi col Front National, la sua dirigenza spinge per una dichiarazione a favore finanche dei socialisti contro il partito di Marine Le Pen.

Nell’incertezza, Sarkozy propone scheda bianca. E il premier Manuel Valls, socialista, gli rimprovera “l’errore morale”.

La barriera moralista vale a sinistra, ma non più a destra.
E il Front National, che ancora non viene percepito dalla gran parte di francesi come partito di governo nazionale, ha però smesso di far paura come ai tempi di Le Pen padre. Inoltre, il FN ha il vantaggio rispetto ai rivali di destra e sinistra di far “sognare” i francesi, di proporre cioè una rivoluzione della politica nazionale e europea della Francia, cambiamenti drastici fuori dal “politicamente corretto” che, ormai è chiaro, non ha più la presa di un tempo sull’elettorato transalpino.

Uno scenario, questo, che suggerisce di non trarre conseguenze decisive dal voto di ieri riguardo alle prossime presidenziali.

Quella per l’Eliseo è una partita aperta. Certo, si conferma il drammatico calo di consensi del presidente Hollande, che per i francesi è stato una cocente delusione e rispecchia oggi il declino dell’ex Grandeur.

La crisi epocale della Francia
La Francia e i francesi attraversano una crisi epocale, anche tra i più sciovinisti si fa strada il triste sospetto di una deriva inarrestabile non solo nella competizione globale ma nella stessa Europa. Non c’è più l’asse bilanciato Parigi-Berlino a reggere l’Unione come ai tempi di Mitterrand e Kohl. C’è, invece, un Paese che soffre la propria incapacità di adeguarsi ai tempi, che sul fronte delle riforme e del welfare è indietro anche rispetto a noi, e che non rinuncia a privilegi e prerogative pur toccando con mano la necessità di trasformarsi.

La disgregazione sociale nelle periferie
In più c’è tutto quanto sta dietro la vicenda di Charlie Hebdo: la progressiva e violenta disgregazione del tessuto sociale delle banlieu, l’intensificarsi dell’antisemitismo, la spinta al reclutamento nell’immenso bacino di cittadini francesi musulmani (6 milioni), molti di seconda generazione in grave crisi d’identità.

Sarkozy inadatto
Sarkozy, evidentemente, rappresenta oggi per i francesi il riferimento più affidabile, lo scoglio tra i marosi della deludente esperienza socialista di Hollande e l’ardita propulsione in avanti dell’eccessiva Marine Le Pen.

Purtroppo, però, Sarkozy ha dimostrato durante il mandato all’Eliseo di essere anche lui “unfit”, inadatto, a condurre il Paese fuori da quella che potremmo definire “la tumultuosa contemporaneità”.

La malattia francese, la malattia d'Europa
La malattia della Francia, del resto, è la malattia dell’Europa. E i francesi, come gli altri europei, sono divisi tra la ricerca di una stabilità moderata (Sarkozy) e lo slancio ardimentoso ma avventato in avanti, di destra come in Francia (l’avanzata di Marine Le Pen) o di sinistra come in Grecia (il successo di Tsipras).
La Francia, come l’Europa, un gigante ferito che si dibatte nelle proprie catene.

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