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Expo 2015: Tangenti, ritardi e voglia di farcela

"Non possiamo perdere nemmeno un minuto, altrimenti rischiamo di fare una pessima figura davanti a tutto il mondo". Così Elisabetta Soglio del Corriere della Sera

Roma. Un poliziotto accanto a un manifesto che promuove l'Expo 2015 a Milano – Credits: ANSA/Claudio Peri

Non vorremmo proprio essere nei panni di Giuseppe Sala, il commissario unico per l'Expo 2015 di Milano, epicentro di un terremoto giudiziario che riecheggia le cronache di tangentopoli. Una "cupola" di malaffare, che gestiva gli appalti a suon di mazzette e che ha portato ad arresti eccellenti, facendo vacillare l'intera struttura preposta alla realizzazione dell'Esposizione internazionale. E tutto questo accade proprio nel momento in cui Sala ha appena annunciato che siamo entrati nell'ultimo miglio, in quel tunnel lungo un anno che ci porterà all'apertura dei battenti dell'Expo il 1 maggio del 2015.

L'Expo non è ancora cominciata ed è già entrata nei record. L'esposizione universale che si terrà a Milano dal 1 maggio al 31 ottobre del prossimo anno può contare su un sito espositivo che si sviluppa su una superficie di un milione di metri quadrati e, secondo le previsioni, ospiterà circa 20 milioni di visitatori. In sei mesi in Italia arriveranno più di 100 capi di Stato e di governo e più di 500 ministri da ogni parte del mondo. Finora sono 147 i Paesi che hanno aderito (all'incirca il 93% della popolazione mondiale) e ci saranno 60 padiglioni, laddove a Shangai nel 2000 i cinesi si erano fermati a 42. 

Un simile gioiello, che può ridare lustro a un'Italia che all'estero ha un'immagine a dir poco appannata, rischia di essere compromesso dalla tempesta che si è abbattuta sopra Milano. Riusciremo a farcela o faremo una pessima figura a livello internazionale? Panorama.it ne ha parlato con Elisabetta Soglio, giornalista del Corriere della Sera che si occupa dell'Expo 2015 dal 2007.

Facciamo un passo indietro, a prima degli arresti. C'erano già problemi per l'Expo o tutto procedeva secondo i tempi?

I lavori dell'Expo sin dall'inizio procedono con affanno, in perenne corsa. I tempi sono strettissimi e ancora di più oggi, quando manca meno di un anno all'inaugurazione. Sono stati persi due anni solo per definire la governance e i cantieri, di conseguenza, sono partiti in ritardo, ma per quanto riguarda il sito espositivo siamo nei tempi. E' una grande fatica, e lo sa bene Giuseppe Sala, sempre pronto a strigliare i suoi uomini per non perdere nemmeno un minuto.

I recenti arresti che vanno a colpire un ramificato sistema di corruzione rischiano di compromettere i lavori? 

Indubbiamente il momento in cui sono capitati è quello più caldo. Adesso cominciano ad arrivare i vari Paesi per allestire i padiglioni ed è necessario coordinare tutta una serie di operazioni, che vanno dai controlli di base alla gestione dei camion che scaricano il materiale. Per questo il commissario Sala qualche giorno fa ha detto che "siamo entrati nel tunnel". Il tempo stringe ed è stato deciso di aumentare la flessibilità dei controlli protocollari. Per far sì che i lavori da adesso in poi procedano in modo più spedito.

Che cosa significa, che d'ora in poi ci saranno dei controlli annacquati?

Il Prefetto ha assicurato di no. E sia il sindaco Pisapia che il presidente della Regione Maroni hanno fatto notare che è proprio la rigidità dei protocolli che ha fatto emergere il sistema di corruzione. I controlli ci sono e ci saranno, ma Sala ha più volte ribadito che non si possono effettuare decine di controlli diversi prima di mettere una vite, perché così si rischia la paralisi.

L'arresto del direttore Angelo Paris che genere di problemi comporta?

Il primo grande problema adesso è capire chi firma. Il direttore si occupa di siglare ogni singola carta che autorizza i lavori, ma venendo a mancare la figura di Paris ora bisognerà immediatamente trovarne un'altra, per riformare l'intera struttura in modo tale che sia operativa ed efficiente a stretto giro. Il secondo problema riguarda in particolar modo il commissario Sala, che inevitabilmente dopo le ultime vicende è stato preso dallo sconforto e chiede un forte atto di fiducia e una forte risposta da parte del governo.

Il governo ha risposto immediatamente e Matteo Renzi sarà a Milano martedì 13 maggio con i ministri Martina e Lupi. Cosa succederà dopo?

Il presidente del Consiglio arriverà a Milano con una task force che, assicurano loro, sarà operativa in tempi rapidissimi. Sono tutti tecnici, funzionari di vari ministeri o di società come l'Anas, che si occupano di infrastrutture. Ma c'è anche un buco di milioni di euro ancora da colmare.

Di che si tratta?

Per il bilancio 2014 mancano ancora 120 milioni di euro, 60 della Provincia, che ha già fatto sapere che non li darà, e altri 60 dalla Camera di Commercio, che per statuto non può stanziare fondi in conto capitale. Il governo ha appena stanziato 141 milioni di euro, ma mancano ancora all'appello dei fondi.

Ce la faremo ad evitare la figuraccia internazionale, nonostante tutte queste criticità?

Credo che alla luce di questo terremoto che ha colpito Expo 2015 il progetto iniziale verrà rivisto in un tono minore, nel senso che verranno cancellati tutti gli eccessi nell'ottica della sobrietà, il che permetterà la realizzazione dei lavori nei tempi previsti. Meno alta quota e più concretezza, insomma. Solo così saremo pronti all'inaugurazione del 1 maggio del prossimo anno. Per il resto, l'Expo già adesso sulla carta piace molto. Il tema di "Nutrire il pianeta" ha riscosso un grande successo in tutti i Paesi del mondo. Parlo da cittadina, abbiamo una grande opportunità e se riusciamo a non sprecare tempo e a lavorare senza tirare il respiro fino al prossimo anno avremo il successo che meritiamo. Ma, ripeto, adesso non possiamo permetterci di perdere nemmeno un minuto.

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